Dalpalù: «Il Sait non può più essere un carrozzone» 

Il presidente del Consorzio risponde alle critiche della politica: «Ricollocazione, ci pensi anche la Provincia. Se devo competere, non posso farmi carico del sociale»


di Ubaldo Cordellini


TRENTO. Il Sait non molla. Lo dice chiaro il presidente Renato Dalpalù: la trattativa sui 116 esuberi dichiarati ripartirà all’Ufficio Lavoro della Provincia, ma l’azienda vuol ripartire dai criteri legati alla produttività.

Allora presidente, adesso la trattativa ripartirà, ma su quali basi?

Siamo disponibili a ridurre il numero degli esuberi, ma questa riduzione non è praticabile se si mantengono inalterati i criteri standard di legge, ovvero anzianità di servizio e carico familiare. Se invece, riusciamo a introdurre in maniera concordata un terzo criterio legato alle esigenze organizzative legate alla produttività, allora si potrà ritoccare al ribasso il numero degli esuberi.

Ma di quanto?

E lei pensa che lo direi? Neanche sotto tortura. Ma questo è legato ai parametri individuati. Più diamo peso alle esigenze dell’azienda, più il numero calerà. Però, attenzione, non è che si può ridurre alla metà perché sennò staremmo qua a dire cose poco serie.

Ma neanche tre unità...

Ma no, ma no. Ovviamente tutto dipende dai criteri. Prima definiamo quelli. Poi definiamo l’indennizzo per le persone che escono e poi il numero degli esuberi. E’ evidente che si viene con qualcosa di significativo.

A proposito dei parametri, quelli del magazzino sono abbastanza oggettivi, ma su quelli per i lavoratori degli uffici c’è il dubbio che possano portare a una certa arbitrarietà e al licenziamento di chi è antipatico.

Né io né il direttore Picciarelli abbiamo persone che ci stanno antipatiche per principio. A parte questo, è evidente che anche negli uffici c’è la percezione di chi lavora e chi no. Magari la produttività non si misura in maniera così precisa, ma si può vedere. E allora qual è la volontà: licenziare la persona che non lavora o quella che lavora? Naturalmente noi propendiamo per la prima ipotesi. Chi lavora deve essere premiato e sostenuto. E comunque si tratterebbe di un accordo col sindacato. Non ci potranno essere scelte arbitrarie di Picciarelli .

Quindi non taglierete teste?

No. Lui ha un mandato chiaro: recuperare produttività e risorse. Ci ha lavorato sette o otto mesi e ha messo a punto un piano e... purtroppo noi non siamo l’ente pubblico, alla fine dobbiamo render conto al mercato.

Al termine di questa vicenda, però, lei dovrà firmare dei licenziamenti, vedremo quanti, come si sente all’idea?

Ovviamente non è una cosa leggera. Lo sapevo fin dall’inizio di questo percorso, però sono anche pesanti le tantissime critiche che riceviamo.

È anche vero che il Sait era considerato un posto sicuro, parapubblico.

Devo dire che a me la politica non ha mai chiesto niente. Al massimo mi avranno fatto dieci segnalazioni di casi particolari. Hanno sempre definito il Sait un carrozzone. Nel momento in cui proviamo a non farlo più essere un carrozzone, arriva una valanga di critiche.

Anche la politica vi ha attaccato in maniera forte chiedendo anche alla Cooperazione di riassorbire molti licenziati. Cosa risponde?

Ma all’estero l’aspetto del placement chi lo cura? Il pubblico o il privato? Lo fa il pubblico. La politica affronti questa questione. Poi, noi quello che potremo fare, sono certo che lo faremo. È un impegno morale, ma non è che torniamo al principio del carrozzone. Se devo competere, non posso farmi carico anche dell’aspetto sociale.

E l’accordo con la Fercam?

Noi a febbraio ai nostri autotrasportatori avevamo proposto una scelta tra fare una gara o ridurre i compensi del 10%. Loro hanno scelto il taglio del 10% senza gara.

Ma si occuperanno anche di logistica?

Ma no. Fercam ora ci ha chiesto, con nostri operatori, anche di mettere mano dietro la bocca di presa e non solo al trasporto e, vista la loro grande esperienza nella logistica, ci è parsa una buona idea. Se poi ci fanno la tariffa migliore, noi il risultato l’abbiamo raggiunto.













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