Guerra: ancora bombardamenti e minacce di escation ulteriore nel Golfo

La guerra continua violentemente nel Golfo. Il potente presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha avvertito che Teheran "abbandonerà ogni moderazione" se gli Stati Uniti e Israele attaccheranno una qualsiasi delle sue isole nel Golfo. Il movimento armato filo-iraniano Hezbollah è entrato in una nuova fase: "Siamo pronti a una lunga guerra", nella notte lanciat  "150 missili" verso Israele.

Il ministro della Difesa Israel Katz, durante una valutazione con i generali dell'Idf, avverte: "Ho avvisato il presidente del Libano Aoun, se non fermano Hezbollah prenderemo il territorio".

Una forte esplosione è avvenuta nell'impianto nucleare iraniano di Fordow,  viene riferita dalla tv pubblica israeliana Kan che cita un report saudita. Arriva la precisazione: contro la base militare italiana colpita ieri a Erbil sarebbe finito un drone e non un missile. Forse la base non era l'obiettivo dello shahed che ha perso quota finendo contro un mezzo militare. Il contingente italiano è rimasto incolume.

"Il personale - spiega il comandante della base nel Kurdistan iracheno, Stefano Pizzotti - sta bene, era protetto all'interno del bunker quando è avvenuta l'esplosione. L'allarme è scattato alle 20.30 quindi, seguendo procedure già rodate, ci siamo recati in sicurezza nei bunker assegnati. Poco prima dell'una, ora locale, c'è stata una minaccia aerea. Al momento è finito l'allarme ma gli artificieri della Coalizione stanno mettendo in sicurezza l'area".

I continui attacchi iraniani hanno innescato una serie di incendi nella regione del Golfo, riporta la Bbc.

Fino a 3,2 milioni di persone sono sfollate in Iran da quando è scoppiata la guerra quasi due settimane fa, ha dichiarato l'Unhcr, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. "Secondo le valutazioni preliminari, tra 600.000 e un milione di famiglie iraniane sono ora temporaneamente sfollate in Iran a causa del conflitto in corso, il che rappresenta fino a 3,2 milioni di persone", ha dichiarato Ayaki Ito, a capo del team di supporto alle emergenze dell'Unhcr e coordinatore della risposta ai rifugiati per l'emergenza in Medio Oriente. "È probabile che questa cifra continui ad aumentare con il perdurare delle ostilità". (





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