«Siamo gente di montagna, rialziamoci insieme»: l'appello dei sindaci marchigiani, a dieci anni dal terremoto
A dieci anni dal sisma del Centro Italia, i Comuni delle aree montane nell'Ascolano chiedono al governo di non essere lasciati soli. Da Arquata del Tronto, il sindaco Michele Franchi invoca risorse e strumenti per non rallentare la ricostruzione e restituire un futuro alle comunità dell'Appennino:
"Basta tagli ai Comuni". È l'appello rivolto al governo da Michele Franchi, sindaco di Arquata del Tronto (Ascoli Piceno), sulla ricostruzione post sisma. Per i sindaci del cratere la ripartenza è finalmente entrata nel vivo e proprio ora servono risorse e strumenti per evitare rallentamenti. Se ne è parlato stamani ad Arquata in un confronto istituzionale promosso dalle quattro Anci regionali coinvolte a dieci anni dal sisma.
"La ricostruzione finalmente la stiamo toccando con mano, i risultati cominciano a vedersi e non possiamo permetterci di fermarci proprio adesso", ha sottolineato Franchi, chiedendo alle istituzioni di mantenere alta l'attenzione sulle aree colpite dal terremoto, soprattutto sui piccoli Comuni e sulle aree interne. Il sindaco di Arquata che ha pagato un prezzo carissimo in termini di vite umane, ha rivendicato il ruolo delle amministrazioni locali come "presidio dello Stato": la richiesta non è di privilegi, ma di strumenti adeguati per amministrare, ricostruire e garantire un futuro alle comunità.
"Siamo gente di montagna, siamo gente tosta, siamo caduti, ci stiamo rialzando. Rialziamoci insieme", ha detto, indicando nell'apertura di un centro per l'infanzia ad Arquata "un segnale per favorire il ritorno alla vita nei territori colpiti dal sisma". Sulla stessa linea Marco Fioravanti, presidente di Anci Marche, che ha evidenziato la necessità di valorizzare il capitale umano per il ritorno dei giovani nelle aree interne. "C'è una grande voglia di ritorno", ha osservato, invitando ad accelerare il percorso. Fioravanti ha ringraziato i sindaci per il lavoro quotidiano, sottolineando che "la cosa più difficile è lavorare nel silenzio e far parlare i fatti più che le parole"