Malga Cambroncoi, fra ritrovamenti preistorici e natura incontaminata
Sopra il pittoresco valico del Rèdebus, fra la valle dei Mocheni e l'altopiano di Piné, sorge la storica struttura cullata dai prati, da molte leggende e dalla panoramica cima del dosso di Costalta, che sul versante opposto sovrasta Baselga e il suo lago
Al rifugio Fabio Filzi un panorama a 360 gradi
Iron, borgo fra leggende e paesaggi senza tempo
Il dosso di Costalta (metri 1.955) nonostante il nome è una vera e propria montagna, un vero e proprio balcone panoramico a 360° sulle alpi trentine, e s'innalza a scavalco tra la valle dei Mocheni e l'altopiano di Pinè.
È una montagna assai conosciuta dagli escursionisti sia durante l'estate che d'inverno, frequentata fin dalla preistoria dai cacciatori mesolitici, dai minatori, dai carbonai – la località Carbonara Alta ne ricorda l'utilizzo – e non ultimi i pastori che qui portavano le loro greggi di pecore e capre.
La si conosceva per le sue ricche sorgenti di acqua ferruginosa-arsenicale – di cui beneficiano ancor oggi le sottostanti Terme di Sant'Orsola –, e, soprattutto, per le miniere che s'inoltravano nelle sue viscere e da cui si ricavava il piombo argentifero prima, l'oro rosso (il porfido) poi.
Si narra che vi sia stato trovato anche l'oro e che un vecchio di Miola di Pinè andasse a vendere la sabbia d'oro fino a Venezia.
Il versante occidentale, quello pinetano, è ricco di foreste ma scosceso e impervio.
Il versante orientale, quello che digrada sulla valle dei Mocheni, presenta diverse plaghe quasi pianeggianti, fattore questo che ha permesso, nei secoli, di poter condurvi il bestiame a pascolare l'estate. Malga Boller, malga Pez e malga Cambroncoi sono la testimonianza di un secolare lavoro condotto da malgari, boci e pastori.
Che sia anche una montagna magica lo dimostrano le numerose leggende che vi aleggiano e i toponimi che, segnando il territorio, ci trasmettono antiche storie che hanno umanizzato il Dosso di Costalta terrorizzando però grandi e piccini.
Pensiamo soltanto al Bus del Termen, che incontriamo nei pressi di malga Cambroncoi: una grotta che svolgeva il ruolo di confine tra le genti pinetane e quelle mochene, un termine "inamovibile", protetto dalle anime perse che vi abitano.
Più in là, verso la Regnana, le notti sono disturbate dalle famose cacce selvagge e dalle anime inquiete. Poi c'è il Salvanel o l'uomo delle selve (il mocheno Schratl), lo stesso che aiutò gli uomini, nella notte dei tempi, a lavorare il latte trasformandolo in formaggio, la Salvanella, le inquietanti Vivane – diventate streghe con il cristianesimo –, i tremendi Cavezai, i fantasmi dei minatori di Acqua Fredda.
Il sito archeologico di Acqua Fredda, al passo del Redebus (il mocheno Sontbisn), presenta una delle più importanti fonderie preistoriche della tarda età del Bronzo, e lì in estate vengono organizzati numerosi laboratori a cura del Muse (Museo di Scienze Naturali di Trento).
Subito dopo malga Pez, (variante del nome locale Pec), proprio al limitar della strada, troviamo il Sas de Sant'Orsola, a ricordarci la leggenda secondo cui la santa, vissuta probabilmente nel IV secolo e martirizzata assieme ad undicimila vergini dalle orde di Attila nel suo viaggio ipotetico da Roma a Colonia, si sia fermata in questo luogo e su questo sasso abbia riposato le stanche membra. Il nome del paese sottostante riporta l'eco delle gesta di questa santa donna, sovrapponendosi all'antico nome tedesco di Eichberg, monte delle querce.
Tra la malga e il paese, in una conca torbosa, si usava un tempo accendere i grandi fuochi delle feste di Sant'Orsola.
Oggi le strade forestali hanno sostituito gli antichi sentieri che salivano alle malghe dal fondovalle. Erano famosi perché selciati e separati dai prati da staccionate di legno, chiamate localmente der Zào.
Malga Pez, nonostante sia stata restaurata, non è più cargata e i suoi pascoli vengono utilizzati da malga Cambroncoi, mentre i locali sono impiegati per scopi ricreativi dagli abitanti di Viarago.
Malga Cambroncoi invece mantiene alta la sua funzione di unire intelligentemente la monticatura di bestie con un turismo dal volto umano, attento alla qualità dell'allevamento e della produzione casearia.
ITINERARIO
Accesso stradale
Il Passo Redebus (m 1453) è raggiungibile dalla valle dei Mocheni – valle che s'imbocca a Pergine Valsugana, nell'omonima valle – deviando sulla sinistra poco prima del paese di Palù/Palai. Oppure risalendo l'altopiano di Pinè fino a Centrale, quindi a destra si sale al Passo Redebus transitando per la località Regnana.
Punto di partenza/arrivo
Passo Redebus (m 1453).
Percorso
Dal Passo Redebus si segue la strada forestale – diverse le tabelle esplicative indicanti Malga Cambroncoi – toccando inizialmente la panoramica e accogliente Malga Pez (m 1582) e quindi, proseguendo attraverso la foresta, si arriva alla malga Cambroncoi (m 1709).
Rientro: dalla malga si diparte il segnavia n. 404 che, per bosco, transita per il leggendario Sass de S. Orsola soprastante la malga Pez per poi, ripidamente, scendere al Passo Redebus.
Tempi
Ore 1 l'andata, altrettanto il ritorno.
Dislivello
m 256.