«Roy Ski Day, che nostalgia»
Le riflessioni di Piccolroaz, ex direttore dell'azienda
ROVERETO. Fabio Piccolroaz, ex direttore di produzione nonché direttore tecnico della ditta Roy Ski produttrice degli omonimi sci negli anni '70, ricorda così il recente Roy Ski Day: «Una grande giornata di festa e gioia - scrive - e per qualcuno di vera nostalgia degli anni doro della Roy, di quando si lavorava con passione e vero spirito aziendale. Leggere sul Trentino del Roy Ski Day, con la presenza di circa 200 persone appassionate di quel marchio degli anni '70 mi stupisce e commuove. Allora ero il responsabile tecnico e non posso dimenticare i 150 operai che lavoravano su due turni, per raggiungere gli obiettivi di mercato. Tecnici e operai lavoravano fianco a fianco per migliorare qualità e produttività. Gli stessi operai, infatti, insieme a me la domenica venivano sulla neve a provare i prototipi stampati il giorno prima. I maestri di sci furono i veri collaudatori come pure i vari atleti dello sci club. Non ho lo spazio per ricordare tutti i loro nomi ma qualcuno lo voglio citare: i maestri Aldo Forrer e Gianni Colpi di Folgaria e, "curiosità", la stessa Ilaria Vescovi oggi presidente degli Industriali che usava i Roy da discesa, che Valerio Doppio preparava a puntino da vero ski man. Lo stesso Antonio Marangoni usciva spesso con i nuovi sci per fornire importanti informazioni. Lo sci è un prodotto cui ci si affeziona ma noi guardavamo sempre avanti e così nnacque lo sci corto, lo sci per tutti che adeguava le sue forme e la sua struttura alle attuali piste battute per la facilità di curvare e la facilità di imparare». «Con lo sci hot dog - continua Piccolroaz - partecipammo ai campionati del mondo di freestyle a Cervinia. Ricordo che l'applicazione più esaltante dello sci corto fu nello scialpinismo, dove i sacri cultori di questo sport, videro cadere il tabù dello sci lungo più di due metri e si entusiasmarono a partire per la montagna con uno sci di 180 cm, molto più leggero, chiamato "Explorer". Il tutto nacque in una continua ricerca sperimentale con materiali e forme nuove e il comune spirito di collaborazione. Dopo tante soddisfazioni, la chiusura della Roy Ski (nel 1978, ndr) fu un vero trauma per tutti, anche se si intuirono le ragioni finanziarie e di mercato. La sofferenza fu soprattutto per quelli che avevano profuso il massimo impegno per raggiungere risultati che potevano sfidare la migliore concorrenza con la serie "RacerPro". Questi ricordi mi sono stati ispirati dal Roy Ski Day, perciò devo ringraziare l'anima di questa manifestazione, Giuseppe Tognotti di Ala. Ringrazio pure lo Sci Club di San Valentino per i suoi grandi meriti e Graziano Risi, presidente degli impianti di Polsa e San Valentino. Un grazie al Trentino che ha dedicato una pagina al raduno e a tutti i partecipanti alla festa in mezzo ai quali, sono sicuro, c'era qualche ex dipendente della Roy che saluto con affetto così come faccio quando li incontro a Mori fermandomi a parlare dei bei tempi della Roy Ski».