IL PIANO DELLA PROVINCIA

Un’alleanza con le Coop per salvare gli uffici postali

L’assessore Olivi: «Sinergie. Non possiamo avere tutto ovunque» Confronto con i sindacati: «Razionalizzazione non tagli per forza i più piccoli»


di Chiara Bert


TRENTO. Anticipare l’inevitabile piano di tagli agli uffici postali, congelato - ma non revocato - due settimane fa da Poste Italiane, presentando un «modello trentino» di razionalizzazione intelligente: no alla logica della chiusura degli uffici più piccoli, sì alle sinergie tra sportelli di valle là dove questo è possibile, alla luce di una mappa aggiornata di tutti i punti postali, dei volumi di utenza, delle specializzazioni e del valore strategico per un dato territorio. Soprattutto, ragionare su un’alleanza di sistema tra Poste e Cooperazione, le Casse Rurali e le Famiglie cooperative sparse nelle valli, per creare dei centri servizi e fare massa critica.

Si va abbozzando il piano della Provincia per rispondere al progetto di razionalizzazione delle Poste che in Trentino vede a rischio cinque uffici (vedi box in basso). Una strategia che l’amministrazione punta a condividere con i sindacati, dopo l’annuncio da parte dell’azienda, lo scorso 24 marzo, che la chiusura degli uffici postali è sospesa, a tempo indeterminato, per avviare un dialogo con le amministrazioni locali.

Due settimane fa c’è stato un primo incontro tra l’assessore Alessandro Olivi e le organizzazioni sindacali del comparto per impostare un primo ragionamento. «Un buon ragionamento - spiega l’assessore - perché da parte dei sindacati non c’è stata una difesa a priori dello status quo, che si rivelerebbe poco sostenibile dal momento che il piano di Poste è sospeso ma non revocato. C’è stata invece la disponibilità a ragionare su possibili razionalizzazioni ma secondo una logica diversa da quella fin qui ipotizzata che taglia gli uffici più piccoli, considerati dall’azienda sotto la soglia di economicità». Sono stati gli stessi sindacati, aggiunge Olivi, a proporre una mappatura di tutti gli uffici postali presenti sul territorio: «I criteri standard per decidere dove chiudere non vanno bene, può essere che un piccolo sportello sia indispensabile in un dato territorio, mentre ci sono altre situazioni di uffici vicini, più grandi, dove uno potrebbe attrarre l’altro». Il primo obiettivo sarà dunque quello di studiare collaborazioni possibili tra uffici di valle. Il secondo, creare centri servizi qualificati per gli utenti.

Ed è qui che il vicepresidente della Provincia mette sul tavolo un’ulteriore prospettiva di lavoro, quella di «un’alleanza tra Poste, credito cooperativo e cooperative del commercio nei piccoli paesi»: «Se vogliamo che il Trentino rimanga un sistema a rete orizzontale - avverte - dobbiamo dimenticarci di avere tutto ovunque, poste, banca, alimentari. Ci sono servizi che oggi possono restare in piedi solo grazie al sostegno della Provincia. Occorre fare massa critica pensando agli utenti. Di fronte a un processo di razionalizzazione delle Casse Rurali sul territorio, non è peregrino pensare ad un intervento delle Poste per mantenere un presidio». Di tutto questo Provincia e sindacati puntano a discutere a un tavolo con la società. «Questo è il presupposto per ogni intervento», spiega Catia Pancin, segretaria della Slp Cisl. «Oggi abbiamo zone sguarnite, come via Maccani a Trento, altre a Rovereto e Riva. Serve una nuova mappa aggiornata, perché l’attuale risale al 1950. E soprattutto - insiste la sindacalista - abbiamo messo sul tavolo il problema delle fusioni dei Comuni. La legge Gentiloni prevede uno sportello per Comune. Significa che la prospettiva di un taglio di 36 municipi, con i referendum di giugno, mette a rischio anche molti uffici postali».

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