IL RICONOSCIMENTO

Trento, consegnato il sigillo della città a don Farina

Il sindaco Andreatta: Sindaco: «Un cercatore di conoscenza che insegna mentre apprende» (foto di Daniele Panato)



TRENTO. «Molti di noi in questi anni hanno trovato nelle sue lezioni, nelle sue omelie, nei suoi scritti, parole che hanno una capacità non comune: quella di farsi carico delle contraddizioni, dei dubbi, della mancanza di senso che noi tutti avvertiamo in questi tempi difficili; parole di verità ma senza pretesa alcuna di placare le inquietudini, semmai di renderle palesi, condivise e dunque feconde». Lo ha detto il sindaco di Trento Alessandro Andreatta nel corso della cerimonia di consegna del sigillo di San Venceslao, simbolo della città di Trento, a don Marcello Farina.

«I suoi scritti, i suoi interventi non passano mai inosservati: a qualcuno danno fastidio, ad altri tormento, ad altri ancora conforto e consolazione. In ogni caso da Lei sentiamo sempre parole autentiche e illuminanti per la loro straordinaria capacità di misurarsi con i grandi temi di questa nostra epoca, evitando quelle “diverse forme di occultamento della realtà” già stigmatizzate da Papa Francesco: “i purismi angelicati, i totalitarismi del relativo, i nominalismi dichiarazionisti, i progetti più formali che reali, i fondamentalismi antistorici, gli eticismi senza bontà, gli intellettualismi senza saggezza” che ritroviamo così frequentemente nel pensiero di molti uomini di presunta cultura, cattolici e non».

«L'hanno definita “sacerdote filosofo”, senza precisare quale sia la componente a predominare: se il prete o il pensatore, se l'uomo di fede o l'intellettuale. In verità la Sua forza è proprio quella di abitare la fede con il pensiero, di esplorare i territori della religione portando con sé il bagaglio pesante degli ultimi cento e cinquant'anni di cultura laica e spesso antireligiosa. Da Darwin a Nietzsche, da Marx a Freud, Lei non ha mai evitato di fare i conti con una modernità incredula e talvolta disperata. E per questa Sua volontà di misurarsi con le questioni ultime senza infingimenti e senza ipocrisie è stato spesso criticato o addirittura osteggiato. Questa Sua franchezza e audacia intellettuale si accompagna da sempre a una qualità umana davvero poco comune: l'attenzione agli altri, non da lontano, non solo in teoria, ma nella pratica degli incontri quotidiani, in cui risalta più che mai evidente l'apertura senza pregiudizi e la capacità di accogliere e comprendere. Questo riconoscimento, questa serata vogliono essere l'occasione per ringraziarLa per l'alto contributo alla vita della nostra comunità. La ringraziamo per la Sua passione, il Suo carisma, per la capacità di attirare uditori folti e interessati seppur con parole spesso scomode e difficili. Le siamo riconoscenti per la Sua semplicità e per la testimonianza coerente, punto di riferimento prezioso in un'epoca in cui i percorsi esistenziali e collettivi sono più che mai tortuosi e complessi. La ringraziamo per il Suo coraggio nel prendere posizione, senza temere la solitudine e la disapprovazione di chicchessia».

«La ringraziamo per essere un uomo del dialogo, per averci insegnato, con Martin Buber, che la libertà è un ponte, non una dimora, che il singolo è un punto di partenza, mai una meta e che la strada che porta a Dio passa per il prossimo: non esistono scorciatoie, non ci sono religione né spiritualità vere senza l'interesse per le persone reali e concrete, senza una scelta di campo inequivocabile al cospetto delle ingiustizie, delle discriminazioni, della povertà, del dolore di donne e uomini. Non a caso Lei si è sempre confrontato con atei, agnostici, credenti non cristiani, con i quali è riuscito a trovare affinità e convergenze proprio in nome della comune dedizione alla causa dell'umano. Se è vero che la coscienza di una città è affidata alle persone più sensibili, capaci di stare vicino alla comunità e nello stesso tempo di guardare lontano allora, caro don Marcello, Lei in questi anni con la sua militanza sociale e intellettuale è stato davvero una delle più rispettate e ascoltate voci critiche, in grado di mettere il pensiero al servizio delle relazioni e della comprensione del mondo».

«Questo è l'ultimo sigillo che ho l'onore di consegnare - ha concluso il primo cittadino - ed è significativo che a riceverlo sia lei, che ha dedicato la sua vita all'insegnamento, dalla cattedra o dal pulpito, ma senza pedane, lontano dagli alti scranni, come un cercatore di conoscenza che insegna mentre apprende e apprende mentre insegna, come solo i veri maestri sanno fare».













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