«Sapes, se chiude qui sarà durissima»

Storo, ieri l’assemblea nella fabbrica con un’esposizione di 30 milioni. Guarda (Fiom): «Si pensa ad un nuovo manager»


di Stefano Marini


STORO. La notizia apparsa sul Trentino sull'esposizione debitoria del gruppo Sapes che ammonta a 30 milioni ha suscitato forte preoccupazione in Valle del Chiese. Con i suoi 120 dipendenti, la Sapes rappresenta oggi una delle più importanti realtà della meccanica di precisione attive nelle Giudicarie. Proprio per fare il punto sulla situazione, ieri il sindacalista Michele Guarda della Fiom-Cgil ha riunito i lavoratori in una assemblea molto partecipata.

Guarda, che abbiamo incontrato, ha sottolineato: «Il gruppo Sapes ha incontrato le stesse difficoltà di tantissime altre imprese italiane a seguito della crisi del 2008, e certo la situazione debitoria è di per sé assai preoccupante, tuttavia è importante precisare come non sia affatto un'impresa decotta, anzi col 2014 si sta verificando una significativa ripresa degli ordinativi, inoltre Sapes ha tutte le caratteristiche per stare bene sul mercato, possiede manodopera qualificata, know-how, rapporti commerciali di buon livello con clienti importanti come Dana e Zf. I debiti sono certamente un peso importante, ma a nostro giudizio non insormontabile».

E in merito alle voci che parlano dell'arrivo di un manager che si occupi dell'azienda, Guarda conferma: «La cosa ci è stata annunciata già da qualche mese dalla proprietà, che ha manifestato la volontà di ridurre gradualmente l'impegno diretto sull'impresa. Certamente l'ingresso di una nuova figura dirigenziale potrebbe dare nuovo slancio all'azienda ed anche nei confronti del sistema del credito potrebbe rappresentare un chiaro segnale della volontà di risanare la situazione e di mettere a frutto le potenzialità inespresse che l'impresa possiede. Naturalmente il pallino è oggi in mano a banche e Provincia, ma come detto, crediamo che valga ancora la pena di investire su Sapes».

In merito alle conseguenze più ampie che una eventuale chiusura della Sapes potrebbe avere nelle Giudicarie Guarda ricorda: «La crisi del manifatturiero in Valle del Chiese è precedente alla crisi del 2008 e i posti di lavoro persi non sono facilmente riassorbili da altri settori come in altre parti del Trentino. Se Sapes dovesse chiudere la situazione sarebbe certamente durissima sia dal punto di vista industriale per la perdita di ricchezza, legami e conoscenze che un’impresa come questa implica, sia dal punto di vista sociale con centinaia di famiglie che si troverebbero di punto in bianco senza la prospettiva. Il tutto calato su una realtà come quella del Chiese dove le imprese capaci di generare occupazione sono rimaste poche».

Infine per quanto riguarda la disponibilità dei lavoratori a partecipare al risanamento dell'impresa Guarda mette un punto fermo: «La Sapes ha chiuso gli ultimi due bilanci col segno positivo, cosa che dimostra come non sia il costo del lavoro il problema. Ciò detto, i lavoratori metalmeccanici non hanno mai fatto mancare il proprio senso di responsabilità laddove è stato dimostrato che si sono percorse prima tutte le altre strade e che si vogliono porre le basi per un rapporto basato sulla reciproca fiducia, tenendo presente che i lavoratori dell'industria sono già oggi allo stremo, dopo anni di cassa integrazione, contratti bloccati, condizioni di lavoro più dure».













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