Nepal: spedizione trentina per la medicina d’alta quota 

Il team, guidato da Marco Benedetti, ha testato gli effetti di una miscela proteica Contrasta l’indebolimento del corpo umano sottoposto a fatica estrema in montagna


di Gino Micheli


TRENTO. È appena rientrata dal Nepal la spedizione guidata da Marco Benedetti (figlio di Renzo Benedetti noto alpinista scomparso assieme a Marco Pojer proprio in Nepal tre anni fa) in seguito al terremoto che aveva devastato quella regione himalayana. Il team era costituito da altri sei escursionisti trentini: Massimo Benedetti di Segonzano, fratello di Renzo, la moglie Romina Fontanari , Paolo Zanol di Capriana, Renzo Eccher di Tesero, Francesco Coelli di Valcava ed il dottor Giorgio Martini di Cembra. Lo scopo del trekking era consistito nel testare una miscela proteica prodotta da una ditta di Bolzano, la Lyopharm, in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach di San Michele all'Adige e con la consulenza del dottor Carlo Pedrolli, dirigente dell'Uos di Dietetica e nutrizione clinica dell'Ospedale Santa Chiara di Trento. «Lo studio- spiega il dottor Martini- era improntato sulle variazioni del microbiota umano in quota, in relazione all’assunzione delle proteine. Il corpo umano, se sottoposto a stress ed a fatica prolungata specialmente alle alte quote, può andare incontro ad una deplezione proteica a livello muscolare. Una miscela proteica potrebbe contrastare tali effetti di indebolimento». La squadra ha percorso a piedi il circuito dell’Annapurna, cercando di raggiungere la cima del Chulu West posta a 6419 metri. Una volta raggiunto l’High Camp a 5600, sentito il parere degli sherpa ci sarebbero volute undici ore per arrivare in vetta ed altre cinque per rientrare all’High Camp, in seguito alla presenza di numerosi crepacci, lavorando con doppia piccozza sul ghiaccio. Una spedizione di giapponesi aveva tentato di fare altri 2 campi in quota, uno prima ed uno dopo l’High Camp, ma è tornata indietro. «A questo punto - commenta il farmacista- ci siamo resi conto che un solo componente del team, grazie alla sua esperienza alpinistica e resistenza fisica, sarebbe riuscito ad arrivare ai 6400 e così infatti è stato, si tratta di Massimo Benedetti che ha raggiunto la vetta in sette ore ed è riuscito ad arrivare alla base in meno di cinque ore». Il dottor Martini ha concluso: «Ora stiamo aspettando i risultati delle analisi in corso nei laboratori e dei rilievi bioimpedenziometrici effettuati sui componenti della spedizione. Si spera in tal modo di poter dare un contributo scientifico nell’ambito della Medicina di montagna».













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