Mammografia, è caos l’intero Consiglio sconfessa l’assessora

Lavori più volte sospesi, poi Rossi apre alle opposizioni sulla risoluzione unitaria. E anche Borgonovo Re la vota


di Paolo Morando


TRENTO. Se è vero che non c’è due senza tre, è lecito attendersi a breve una nuova puntata - appunto la terza - del braccio di ferro sulla sanità che da settimane vede contrapposti l’assessora competente Donata Borgonovo Re e la maggioranza provinciale. Dopo il primo stop in giunta alla delibera sulla centralizzazione del servizio di mammografia in 3D, ieri in Consiglio provinciale è infatti andato in scena il secondo atto. Con un esito finale per certi versi sorprendente nei toni (una brutale sconfessione dell’assessora) e soprattutto nei modi: addirittura una risoluzione unitaria maggioranza-opposizioni, votata all’unanimità assessora compresa, con la sola astensione di Manuela Bottamedi del misto. Ma al tempo stesso un esito ampiamente prevedibile, visti i precedenti. E su cui pesano comunque le uniche parole pronunciate ieri dall’assessora circa il dispositivo del testo: «Saranno i fatti a fornire l’interpretazione autentica». Come dire che l’intera partita è ancora tutta da giocare. Il testo della risoluzione è nel riquadro a fianco e il suo significato sembra inequivocabile: servizio di mammografia in 3D ovunque, non limitato a Trento e Rovereto, posizione quest’ultima ribadita anche l’altro ieri dall’assessora, definendo la sua «una delibera di civiltà» e bollando come «soluzioni da Paese di Bengodi» l’ipotesi di estenderlo anche agli ospedali periferici. Ma, come diceva ieri un autorevole esponente della maggioranza dopo la stesura del testo di compromesso, «alla fine sono solo parole». E certo, sarà anche così: di risoluzioni poi non rispettate dalla giunta sono pieni gli archivi. Ma l’interpretazione unanime che ne hanno dato le opposizioni in sede di dichiarazione di voto è appunto quella di una propria vittoria. Raggiunta al termine di una giornata ad alta tensione, con continue sospensioni della seduta.

Le comunicazioni della giunta. Dovevano iniziare con il question time, i lavori di ieri del Consiglio. Ma in apertura Viola, Civettini e Giovanazzi, alla luce delle dichiarazioni dell’assessora riportate dalla stampa, chiedono subito che la giunta riferisca in aula su mammografia e rete ospedaliera. E c’è anche lo spazio per lo show del decano del Consiglio, che dopo aver rimpianto i tempi di Dellai se la prende con Rossi colpevole di aver lasciato il proprio scranno per avvicinarsi a Viola. Interviene il presidente Dorigatti: «Non è vietato». Ma Giovanazzi è un fiume in piena, lascia il suo posto e occupa proprio quello del governatore. Seduta sospesa. Si rientra mezz’ora dopo, con Rossi che accoglie la richiesta delle minoranze. Ricordando che il programma di giunta ha l’obiettivo di «affinare» la costituzione della rete ospedaliera già prevista dalla legge di riforma del sistema sanitario (la 16/2010) approvata a suo tempo da una maggioranza più ampia di quella che sosteneva la giunta. Che la direzione è quella di conciliare «massima qualità e adeguatezza» e che in questo senso «si sta lavorando congiuntamente con l’assessora, ma in una logica, non ho paura a dirlo, di sostenibilità anche economica». E sì, in quella legge si parla anche di servizi il più possibile vicini ai cittadini, «perché vogliamo mantenere un Trentino policentrico», ma attenzione: «Non a detrimento della garanzia di sicurezza dei servizi sanitari». E sul tema delle mammografie: «Se la logica dell’aumento della qualità si concilierà con quella di limitare gli spostamenti si sarà fatta una buona operazione. Nella scorsa legislatura si è concentrata in unico posto la lettura delle mammografie, scelta che ha ridotto i cosiddetti “falsi negativi”, cioè gli esami con risultati non corrispondenti al successivo controllo. Già allora ci furono tensioni ma i dati hanno dimostrato che la qualità è aumentata».

Il dibattito. Va detto subito che nessuno dell’Upt è intervenuto: decisione singolare, se si considera che solo pochi giorni fa il loro gruppo consiliare aveva rilanciato la richiesta della mammografia in 3D in tutti gli ospedali trentini bollata dall’assessora come «da paese di Bengodi». Prende invece per primo la parola Viola: «Non vedo alcun metodo in questa maggioranza, dovevate presentare il piano della rete ospedaliera entro giugno e ora siamo in settembre». E ricorda che la mammografia in tutti gli ospedali costerebbe 800 mila euro, su un budget complessivo di un miliardo: una spesa dunque non impossibile. Giovanazzi in qualche modo concede le attenuanti all’assessora, «vittima di questa situazione», mentre Degasperi da buon pentastellato auspica il coinvolgimento dei cittadini («non come è avvenuto per Not e protonterapia, scelte calate dall’alto»). Non così l’ex compagna di partito Bottamedi, che tra vicinanza a casa del servizio e sua qualità sceglierebbe senz’altro quest’ultima. Il che, poco dopo, dà l’opportunità a Borga di esprimere la propria sorpresa nel ritrovarsi d’accordo con l’Upt, cioè un bel pezzo della maggioranza, e non con parte dell’opposizione, appunto Bottamedi, a suo dire in marcia di avvicinamento verso l’area di governo. Per poi aggiungere, duro: «Prima delle elezioni dicevate che la sanità trentina era un gioiello, ora si scopre che su punti nascita e mammografia non è così: nella maggioranza, dalla sanità alle Comunità di valle, ci sono addirittura quattro posizioni diverse e in tutto questo bailamme avete trovato il tempo per presentare il ddl sull’omofobia». Per la maggioranza parla invece il solo Detomas: per dire che «non si può costruire un sistema sanitario con il contachilometri, va tenuto in conto la qualità, senza dimenticare che le aziende sanitarie hanno anche un ruolo economico. Ma la questione della mammografia assume un ruolo diverso: legato a questo servizio ci sono campagne di informazione, a Cavalese vengono fatti tremila screening all’anno, e quindi vanno tenuti in considerazione non solo i costi ma anche i benefici. Allontanando questo servizio delle comunità si disincentivano gli screening». Duro come sempre Civettini: «Qui non si sa più chi comanda anche su un tema decisivo come quello della sanità. L’assessore Borgonovo Re deve lavorare a spizzichi e bocconi e non può presentare una proposta unitaria. Invece si deve capire da parte va la nave, chi si assume il ruolo di Schettino e chi invece vuole andare avanti. Anch’io condivido la posizione dell'Upt sulle mammografie, perché il pericolo è che le donne, se tutto viene concentrato a Trento e Rovereto, non vadano a fare gli screening».

Il valzer delle risoluzioni. Lo apre proprio Civettini, presentando al termine del dibattito un testo delle minoranze che impegna la giunta a mantenere ovunque il servizio di mammografia, con moderne strumentazioni», e ad attuare eventuali revisioni solo dopo aver licenziato in modo organico il piano ospedaliero e sanitario provinciale», dopo averlo discusso in aula. Rossi prende la parola per la replica, chiedendo e ottenendo un’altra sospensione dei lavori, per consentire alla maggioranza di esaminare il testo. Sono le 12.28 quando tutti rientrano in aula, con Rossi che chiede un altro stop, per poter formulare una propria proposta di risoluzione. Fine della sessione mattutina, si approda al pomeriggio. Il testo della maggioranza è pronto e alla fine costituirà la base su cui verrà elaborato quello definitivo. Ma a questo punto sono le opposizioni, in apertura, a chiedere una nuova sospensione. Dopo la quale spunta l’ipotesi del testo unitario dell’intera aula. Richiesta che Rossi un po’ sorprendentemente accoglie. Altra mezz’ora di conciliaboli, poi ecco la versione finale. Con il conseguente balletto delle interpretazioni.

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