L’avvertimento degli allevatori: «Alpeggi a rischio» 

Il presidente Fezzi: «Il lupo da noi preda animali domestici, l’alternativa è l’abbandono delle malghe e il ritorno a valle»


di Andrea Selva


TRENTO. «Sapevamo che il percorso di questa legge sarebbe stato difficile, ma in gioco c’è il futuro dell’agricoltura di montagna e non abbiamo altre soluzioni in tasca». Così il presidente degli allevatori trentini, Mauro Fezzi, replica all’iniziativa del governo, augurandosi che il segnale politico che è arrivato dalle province di Trento e Bolzano serva a trovare un rimedio agli attacchi dei grandi carnivori al bestiame.

Presidente Fezzi, si aspettava una reazione del ministero alla nuova legge provinciale su orsi e lupi?

Dal punto di vista giuridico sapevamo che si sarebbe posto il problema di incostituzionalità, ma sappiamo anche che è molto importante dare un segnale politico forte su un tema che per noi è degno di grande attenzione.

Cosa c’è in gioco?

Il futuro dell’agricoltura di montagna, su un territorio dove i pascoli e il terreno utilizzato per il foraggio è superiore rispetto ai frutteti di mele e ai vigneti. Parliamo di una percentuale di territorio importante.

Il Trentino e l’Alto Adige hanno bisogno di una risposta specifica a questo problema?

Sul nostro territorio il lupo è diventato una minaccia per gli animali domestici. Questo è un comportamento strano perché altrove - ad esempio in Toscana - il lupo preda per lo più animali selvatici mentre nella nostra provincia questo animale opportunista - come dimostrano alcuni rapporti - per oltre il 50 per cento preda animali domestici, cioè ovi–caprini ma anche (soprattutto in Veneto) bestiame bovino, cioè vitelli. E questo è un problema, anche perché sul nostro territorio non c’è un controllo del fenomeno che altrove mi risulta ci sia.

A cosa si riferisce?

Al bracconaggio, sappiamo che c’è un certo numero di capi che semplicemente... spariscono. Diciamo 500 all’anno. È anche per la gestione corretta della fauna selvatica che in Trentino abbiamo bisogno di una norma specifica: il lupo s perfettamente di essere al riparo da rischi.

Recinti e proiettili di gomma non risolvono il problema?

I proiettili potrebbero servire come contromisura. Quando ai recinti e alle altre opere di prevenzione si tratta di oneri aggiuntivi, in alcuni casi costosi: gli allevatori sicuramente metteranno in atto tutte le misure possibili per difendere dal lupo le loro bestie ma questo comporterà costi aggiuntivi con il rischio che in alcune situazioni gli allevatori decidano di mollare la spugna, in particolare alle quote più alte o negli alpeggi dove è presente il bestiame più giovane. Voglio dirlo in modo esplicito: con la presenza del lupo l’attività di alpeggio non è più sostenibile.

Quali sono le conseguenze?

Gli allevatori resteranno a valle, con conseguenze per il territorio: senza l’attività di alpeggio in poco tempo il bosco avanzerebbe e nel giro di qualche anno sparirebbero i pascoli. Questo - che ci auguriamo non accada - avrebbe conseguenze anche per il nostro turismo che apprezza il paesaggio montano creato dall’uomo, come i pascoli.













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