politica

Italicum, la Consulta «salva» i collegi in regione

Dalla sentenza esce un sistema proporzionale. Panizza, Fravezzi e Zeller: «Così Italia a rischio ingovernabilità». Dellai: «Ora la parola torni al parlamento»



TRENTO. Le sfide dirette tra candidati nei collegi uninominali in Trentino Alto Adige escono idenni dalla sentenza della Corte Costituzionale che ieri ha invece bocciato parti importanti dell’Italicum, la legge elettorale per la Camera voluta dal governo Renzi: cancellato il ballottaggio, resta il premio di maggioranza (che andrà al partito che raggiunge il 40%), confermate le pluricandidature ma solo affidando la scelta finale del candidato eletto in più di un collegio a un sorteggio. Ne esce un sistema elettorale proporzionale, come quello in vigore al Senato ma con importanti differenze (dalle soglie di accesso al premio di maggioranza).

La Consulta ha invece salvato la previsione degli otto collegi uninominali (quattro Alto Adige e quattro Trentino), cui si aggiungeranno altri tre deputati eletti con sistema proporzionale, un sistema che è stato duramente contestato dalle opposizioni che hanno anche scritto una lettera al presidente della Repubblica. Nell’udienza pubblica di martedì, il sistema ad hoc per Trentino Alto Adige e valle d’Aosta era stato oggetto di diverse critiche e tra i parlamentari del centrosinistra autonomista si era insinuata più di una preoccupazione. Tutti ieri hanno tirato un sospiro di sollievo.

«Ben due leggi elettorali sono state dichiarate incostituzionali, ma mai è stata messa in discusione la parte che disciplina le modalità di elezione nella nostra regione. Questo è un fatto positivo, in un quadro caratterizzato da profonda incertezza. Soprattutto i collegi uninominali sono il meccanismo che meglio tutela il rapporto tra eletti e territori e garantisce la rappresentanza delle forze territoriali», commenta il senatore Franco Panizza (Patt), «noi siamo disponibili a collaborare per una legge che rafforzi il principio della stabilità e dia, a chiunque vinca le elezioni, la certezza di poter governare per l'intera legislatura». Soddisfatto anche Vittorio Fravezzi (Upt): «In Trentino alto Adige i collegi fanno salvi il principio della rappresentanza e quello della governabilità, a livello nazionale con la legge uscita dalla Consulta sarebbe più difficile comporre una maggioranza e un governo, per questo servirà un intervento del parlamento per omogeneizzare la legge con quella del Senato».

Anche per Lorenzo Dellai, capogruppo alla Camera di Democrazia Solidale, la parola deve tornare al parlamento: «Occorrerà approfondire attentamente ciò che la Consulta ha deciso. In ogni caso, noi riteniamo che la funzione legislativa sia del parlamento. È ben evidente che l'Italicum così come potato dalla Corte Costituzionale non corrisponde più al sistema elettorale prefigurato dalle Camere. E oltretutto il referendum del 4 dicembre scorso ha conservato nelle sue caratteristiche il Senato per il quale l'Italicum dichiaratamente non si applicava. Mi pare dunque ovvio - prosegue Dellai - che la parola debba tornare ora al parlamento. Osservo infine che la sentenza di oggi, almeno a quanto ora è dato di capire, non presenta alcun elemento di contrasto con la proposta di legge elettorale presentata dal nostro gruppo parlamentare assieme ad altri colleghi». Gongola il capogruppo del Gruppo Autonomie Karl Zeller (Svp): «Evidentemente abbiamo puntato sulle carte giuste». Zeller si mostra invece irritato per la corsa politica partita ieri per il voto al più presto: «Senza correttivi al testo uscito sforbiciato dalla Consulta l’Italia verrà condannata alla ingovernabilità».

(ch.be.)













Scuola & Ricerca

In primo piano