Invalida dopo l'operazione, fa causa

Rovereto: a giugno l'intervento, la giovane madre è ora incapace di tornare al lavoro


Giuliano Lott


ROVERETO. Per l'Azienda sanitaria si è trattato di una "rara complicanza", di tale imprevedibilità da escludere un risarcimento. Lei invece, entrata in ospedale per una banale operazione di emoroidi e rimasta per mesi con le gambe paralizzate e con un'incapacità di contollare gli sfinteri che la rende inabile al lavoro, ha sporto querela per danni all'ospedale.  Il calvario è iniziato a giugno dello scorso anno, quando la donna è stata sottoposta a un intervento di emorroidectomia. Subito dopo, provava dolore e non avvertiva più stimoli minzionali e defecatori, ma le cose sono precipitate dopo le dimissioni: non riusciva più a reggersi sulle gambe. Si ritrova paraplegica per mesi. Questo stato la obbliga a girare in sedia a rotelle e poi, sforzandosi di riprendere un'attività il più possibile normale, per attendere alle necessità di famiglia - ha un figlio di 8 anni e una madre invalida al 100% -, a utilizzare le stampelle. Segue un lungo periodo di riabilitazione a Negrar. Dopo mesi, ora cammina, seppure con difficoltà e il costante rischio di inciampare, perchè non ha più sensibilità alle gambe. Ma i medici veronesi non riescono a risolverle il problema che le cambierà la vita. Non potendo più avere un ciclo di evacuazione normale, è costretta a servirsi di cateteri e purganti ed ha bisogno di potersi lavare più volte al giorno. Fuori discussione tornare al lavoro: la posizione seduta, che dovrebbe mantenere otto ore al giorno, non è compatibile con la tipologia d'invalidità. Un'ora su una sedia è già troppo, oltre iniziano i dolori. Per la sfortunata paziente, si profila anche lo spettro di un possibile licenziamento. Per non dire dei problemi finanziari che oggi iniziano a sentirsi per via dell'inevitabile riduzione dello stipendio. «Per fortuna c'è mio marito che lavora» commenta lei, «ma andare avanti in questo stato è comunque oneroso. Nulla è più com'era prima». Dimenticate anche le gite e i viaggi: ingestibili. Persino la vita intima e un'eventuale gravidanza è compromessa. E sarà così per il resto della vita. La donna, di cui avevamo già parlato su queste pagine alcune mesi fa, è stata visitata da un medico legale dell'Azienda sanitaria che ha concluso per una "rara complicanza", una formula che mette al riparo l'ospedale dall'obbligo risarcitorio. In sostanza, si tratterebbe di una casistica talmente remota da risultare clinicamente imprevedibile. Così la giovane donna ha chiesto attraverso un legale il risarcimento in sede civile, oltre ad avviare una querela per danni personali gravissimi.

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