Il superconsulente del Piano regolatore 

Titolare di Urbanistica, è stato chiamato dal sindaco Andreatta per disegnare la nuova Trento



TRENTO. Professore di urbanistica e di progettazione architettonica del Dipartimento di Ingegneria civile ambientale e meccanica di Povo, Mosè Ricci è stato in passato titolare dei corsi di Laurea in disegno industriale e della magistrale in Architettura e Design del prodotto e dell’Evento all’università di Genova. Salito alla ribalta della cronaca cittadina, soprattutto per l’incarico del Comune di Trento a coordinatore scientifico della variante del Prg, per la forte volontà espressa dal sindaco Alessandra Andreatta di puntare su un processo partecipativo, che coinvolga esperti in materia. Mosè Ricci, che ha guidato il gruppo di lavoro lungo un anno composto da altri docenti come Bruno Zanon, Giuseppe Scaglione e Sara Favargiotti, mentre per gli ordini professionali sono coinvolti Susanna Serafini (Architetti), Antonio Armani (Ingegneri), Stefano Paternoster (Geologi) e Claudio Maurina (Agronomi-Forestali). Ad affascinare il sindaco Andreatta era stata l’immagine che Mosè Ricci aveva suggerito per porre le basi sul dibattito della Trento del futuro. Mosè Ricci aveva visto nella pianta di Trento una foglia solcata di nervature ed a questa immagine si è richiamato anche il futuro piano. «Sarà un piano metabolico, - aveva dichiarato - non di espansione, ma di cambiamento, di evoluzione qualitativa dell'esistente». Ed ancora, Ricci aveva chiarito: «Un piano come “leaf plan, che funziona come una foglia capace di attivare le sue nervature per trasformare la luce in energia». Condivisione e corresponsabilità sono state le parole d’ordine del documento che delinea gli obiettivi della variante al piano regolatore generale. «Da un’impostazione classica - aveva dichiarato Andreatta - che prevede la presenza di un urbanista, siamo passati ad una formula partecipata».

Da ricordare però che quest’impostazione aveva rischiato di perdere i rappresentanti degli ordini professionali per strada perché quest’ultimi avevano minacciato di lasciare il tavolo a causa della disparità di trattamento per la loro prestazione. L’accordo con il Comune aveva infatti previsto per l’Ateneo «fino a un tetto massimo di 60 mila euro all’anno» per i tre anni di lavoro previsti per la variante del Prg (dal 2017 al 2019). Un tetto di 180 mila euro, mentre i rappresentanti degli Ordini degli architetti, ingegneri, geologi ed agronomi la partecipazione ai lavori era a titolo gratuito.













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