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Il 10% dei dipendenti di piazza Dante usa i permessi 104

TRENTO. Il 10 per cento dei dipendenti della Provincia gode dei permessi di cura previsti dalla legge 104. Il dato riguarda solo i dipendenti dell’amministrazione provinciale, senza considerare la...



TRENTO. Il 10 per cento dei dipendenti della Provincia gode dei permessi di cura previsti dalla legge 104. Il dato riguarda solo i dipendenti dell’amministrazione provinciale, senza considerare la scuola. Il dato colloca il Trentino più o meno a metà classifica tra la Toscana, una delle regioni più virtuose con solo il 6 per cento dei dipendenti che beneficia dei permessi di cura, e la Sicilia che ha il 17,3% di dipendenti che godono dei permessi. La regione Campania ha il 14% di dipendenti con permessi di cura e la Lombardia l’11%, poco più del Trentino. Ma cosa sono i permessi della legge 104? Hanno diritto ai permessi della legge 104, e quindi a fruire dei 3 giorni di permessi retribuiti i seguenti lavoratori dipendenti: disabili gravi; genitori di figli disabili gravi; coniugi, parenti e affini entro il 2° grado di familiari disabili gravi. Parenti e affini entro il 3° grado, solo quando i genitori o il coniuge della persona disabile grave, hanno già compiuto i 65 anni di età o soffrono di patologie invalidanti, siano deceduti o mancanti. I permessi possono essere usufuiriti per tre giorni al mese oppure di una o due ore al giorno. La persona disabile grave, non deve essere sotto posta a tempo pieno a ricovero, ciò significa che non deve risultare ricoverata per tutte le 24 ore presso un ospedale o strutture ospedaliere pubbliche o private. La domanda si fa all’Inps per via telematica o tramite Caf e patronati. La legge 104 è stata modificata nel 2010: la riforma ha cancellato l’obbligo di prestare «assistenza continuativa ed esclusiva» al familiare disabile durante i permessi. In precedenza la norma era interpretata in maniera molto restrittiva ed era considerato legittimo il licenziamento di chi non prestava assistenza continuativa. Adesso due distinte sentenza della Cassazione che risalgono al 2017 hanno stabilito che non si può licenziare il dipendente con la 104 che usa una parte della giornata di permesso dal lavoro per il proprio riposo o per intrattenere relazioni sociali. Una sentenza del marzo 2017 si è anche spinta a quantificare nel 20% del tempo totale del permesso che deve essere come minimo dedicato all’assistenza. Altre sentenze stabiliscono che se l’assistenza è notturna si può riposare di giorno.













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