Gatta uccisa per vendetta dopo un divorzio

Trento, nessuno dei due coniugi voleva più l'animale e così hanno deciso di disfarsene. Il caso segnalato dalla presidente del Centro Felix


Ivana Sandri


TRENTO. La presidente del Centro Felix di Trento, Elena Finatzer, ci segnala una vicenda molto grave, in cui si sono portate alle estreme conseguenze le contese fra coniugi separati. Nulla di nuovo, perché i tribunali sono pieni di coppie scoppiate in cui ogni pretesto è buono per ulteriori vendette reciproche.

A farne le spese stavolta, però, una gatta bella e dolce che nessuno dei due voleva più, pronti a gettarla via assieme ai brutti ricordi. In base alle leggi vigenti la responsabilità di trovarle una nuova sistemazione ricadeva sui due proprietari, ma per lei si erano attivati in molti, in particolare dopo che la sua fotografia era stata pubblicata anche sulla nostra pagina «Animal House». Le richieste di adozione erano arrivate numerose e a quel punto ci sarebbe stata più di una famiglia disposta ad accoglierla e ad amarla.

Sembrava che la brutta vicenda potesse avere lieto fine, con la micia che avrebbe passato ancora anni sereni con persone amiche. Ma per la povera gatta, si è saputo poi, non c'era più nulla da fare, perché è stata soppressa: più importante vendicarsi che dare un'altra possibilità ad un piccolo animale?

Nessuno può entrare nelle pieghe del dolore di una separazione, ma qui non si è trattato solo di cattiverie deplorevoli ma riparabili, stavolta si è ucciso un essere vivente. Ormai per la sfortunata micia non c'è più nulla da fare, ma Elena non riesce a darsi pace e con lei tutte le volontarie che da anni dedicano il proprio tempo a trovare una sistemazione ai tanti gatti "da riciclare", perché troppo spesso c'è chi ritiene un gatto un oggetto di cui disfarsi alla prima difficoltà. Nel caso della gatta soppressa, non trovano accettabile che una vita valga meno del desiderio di vendicarsi di veri o presunti torti subiti.

É il caso di chiarire che casi simili possono determinare pesanti conseguenze per gli autori, perché non siamo di fronte ad un "semplice" atto di cattiveria, ma ad un grave atto punibile con la reclusione.

Con la legge 189 del 2004 sono state, infatti, introdotte nuove norme a tutela degli animali: mentre fino alla promulgazione di questa legge l'uccisione di animali comportava solo un aggravamento della pena per il reato di maltrattamento, da allora l'uccisione immotivata di animali propri è riconosciuta come ipotesi di reato punibile autonomamente. Questa interpretazione viene suffragata anche dalla giurisprudenza con varie sentenze.

Abbiamo chiesto un chiarimento sugli obblighi dei veterinari ad Alberto Aloisi, presidente dell'ordine dei veterinari, che sottolinea: «Il primo dovere deontologico del medico veterinario è la tutela di salute e benessere degli animali, perciò può fare ricorso all'eutanasia esclusivamente in caso di patologie organiche e comportamentali gravi ed incurabili e che provocano all'animale grave dolore e sofferenze non trattabili».













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