«Formare i giovani alla protezione civile»

TRENTO. «Abbiamo presentato una nostra proposta già al Governo Renzi, per poi ribadirla a quello Gentiloni: le nostre posizioni sono chiare da tempo». Paolo Frizzi, vicepresidente della sezione ANA...



TRENTO. «Abbiamo presentato una nostra proposta già al Governo Renzi, per poi ribadirla a quello Gentiloni: le nostre posizioni sono chiare da tempo». Paolo Frizzi, vicepresidente della sezione ANA di Trento, non ha dubbi sul fatto che la reintroduzione del servizio di leva possa avere un effetto positivo sulle giovani generazioni.

Dottor Frizzi, quali sono gli obiettivi della proposta di legge Ana?

Ovviamente il ritorno alla naia con le prerogative di una volta è impensabile: l’obiettivo non sarebbe più fornire ai giovani le basi di una preparazione militare, ma riaffermare l’attaccamento allo Stato facendo attività formative che al contempo siano di pubblica utilità.

Come, più in concreto?

L’esperienza avrebbe una durata di 6/8 mesi. Nel caso del servizio militare, il percorso si incentrerebbe prevalentemente su due aspetti: la formazione per la Protezione Civile e la logistica. Il primo è un corpo che ci viene invidiato in tutto il mondo e che senza servizio di leva inevitabilmente andrà a morire; oltre a questo, fornire ai giovani competenze in materia di Protezione Civile li renderebbe cittadini molto più pronti ad affrontare eventualità avverse. Capitolo logistica: per gestire le meglio le caserme dove i soldati di professione abitano e lavorano servirebbe più personale, che allo stato attuale delle cose non è previsto. I giovani andrebbero a riempire questa lacuna, collaborando alla gestione delle strutture così da permettere a chi ci lavora stabilmente di ottimizzare il tempo.

Quindi rispetto al servizio militare “storico” cambierebbero molte cose.

Nella nostra visione non ci sono spari, poligoni ed esercitazioni: quello che vogliamo è porre l’accento sul fatto che la cittadinanza, oltre ad assicurare molti diritti, dovrebbe anche imporre alcuni doveri che inculchino nel singolo un positivo senso di appartenenza.

E il Servizio Civile?

La proposta Ana più o meno ricalca l’impostazione attuale, escludendo però l’elemento della volontarietà.

Nella vostra proposta, è prevista un’indennità per chi affronta l’esperienza?

Ci sarebbe una piccola diaria, non uno stipendio ma in ogni caso una forma di compenso.(p.g.)













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