Festa dei Popoli tra balli, maschere e proteste 

I messicani truccati da culto dei morti, le ballerine brasiliane, i venezuelani che manifestano contro Maduro. Ma l’evento è sacrificato in metà piazza Fiera 



TRENTO. È stata una “Festa dei Popoli” in edizione ridotta: in una Piazza Fiera occupata per più della metà da un maxi tendone adibito a “bar bianco”, un paio di altri gazebo per la raccolta delle immondizie, non è stato possibile aprire i soliti spazi dedicati alle singole nazioni con la vendita di prodotti tipici o di promozione delle attività benefico-umanitarie. Ma anche alla partenza del colorato corteo che ha attraversato le vie della città, non erano molte le nazioni rappresentate. Probabilmente le tante feste che hanno caratterizzato i recenti fini settimana e fino alla fine di giugno, hanno portato ad un naturale ridimensionamento di un appuntamento che invece dovrebbe essere al centro dell’attenzione: un momento di festa e di partecipazione della comunità trentina alle tradizioni ed al folklore delle tante etnie che ormai fanno parte stabile della vita quotidiana.

Ad aprire il corteo l’Albania, poi Brasile, Cile, Polonia, Romania e Russia. La comunità messicana ha portato l’allegria ed i colori della Catrina: la celebrazione dei morti che si trasforma in festa con balli, fiori ed i visi truccati in stile funebre. Una novità alla pari della partecipazione del Venezuela, nella rappresentanza colorata e festosa del Brasile non sono mancate le ballerine in stile carnevale. La Festa dei Popoli si è animata nel pomeriggio, quando sul palco, quest’anno posizionato di fronte alle mura, si sono succeduti gli spettacoli delle nazioni partecipanti. Troppo poco lo spazio a disposizione per poter dare libero sfogo alla voglia di ballare e cantare e così la gente in costume, ha occupato tutti gli spazi disponibili, dimostrando come sarebbe stato meglio spostare la base della festa in un altra piazza più agibile, rispetto all’attuale assetto di Piazza Fiera. Si diceva della novità del Venezuela e dal palco Lis Gimenez coordinatrice per il Trentino dell’associazione Alionlus, ha lanciato un grido d’allarme: «In un paese con più di 300 prigionieri politici e un presidente, Maduro che controlla in maniera assoluta i poteri dello Stato, le elezioni odierne non sono altro che una farsa: Maduro non lascerà mai la presidenza e troverà la forma di continuare a organizzare altre farse elettorali per travestire la dittatura in democrazia. Come ha fatto in tutti questi anni». Questo in uno Stato nel quale lo stipendio minimo è di 4 euro, con altissimo tasso di inflazione ed il mese prossimo sarà introdotta una nuova moneta: il Bolivar Soprano. Quella del Venezuela è anche una storia di emigrazione continua: 12 mila i richiedenti asilo con meta principale la Spagna, ma un ragazzo protagonista della contestazione di piazza del regime, si trova a Bolzano ed è al momento l’unico arrivato in regione. 300 mila i venezuelani che quotidianamente passano il ponte internazionale Simon Bolivar per arrivare in Colombia, altri a bordo di gommoni cercano di raggiungere le isole caraibiche. Una testimonianza che conferma come la Festa dei Popoli non sia solo divertimento, ma possa essere anche un momento di riflessione. (d.p.)













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