Dolomiti: pioggia di critiche sul logo Unesco

Amministratori, esperti e popolo del web bocciano la scelta della commissione che ha premiato il logo del valdostano Arnaldo Tranti: l'opinione è che si tratti di un marchio non adatto al messaggio che deve dare


Cristian Arboit


BELLUNO. La speranza è che Arnaldo Tranti, il designer aostano autore del nuovo marchio delle Dolomiti, sia uno che accetti le critiche.
Perché in queste ore ne stanno piovendo tante e quasi tutte feroci. Basta farsi un giro su internet, a cominciare dal sito del Corriere delle Alpi. Sia inteso, il bersaglio più che l'artista è la commissione che ha deciso tra i 400 loghi arrivati a Trento. «E pensare che ci sono stati così tanto tempo a decidere», afferma il sindaco di Pieve di Cadore Maria Antonia Ciotti. «Povere Dolomiti, Dolomieu si starà rivoltando nella tomba. Questo marchio», aggiunge Ciotti, «non dà la dimensione di quanto sia bello il nostro patrimonio dell'Umanità».
Chi non si fa problemi di etichetta è il capogruppo della Lega nord a Belluno, Silvano Serafini: «Mi sembra di vedere una televisione difettosa». Poi il linguaggio si fa più tecnico: «La troppa modernità espressiva non sempre raggiunge l' obiettivo. Questo logo non interpreta le Dolomiti».
Dice di «non voler esprimere giudizi» il consigliere regionale del Pd, Sergio Reolon, che si lascia però andare a un breve commento: «A me non comunica le Dolomiti, ma sicuramente la giuria ha fatto del suo meglio». E' lo stesso Reolon, ex presidente della Provincia, a dire come la scelta sia stata fatta da una commissione d'esperti: «Con il tempo può cambiare l'impressione».
Paradossalmente ha un'opinione analoga l'attuale presidente Gianpaolo Bottacin: «E' un simbolo molto ricercato che potrà essere apprezzato con il tempo», dice. Insomma, neanche Bottacin sembra a una prima vista entusiasta: «Al di là del marchio - rimarca il presidente - l'importante è che ci sia un unico ombrello per le Dolomiti e che con questo si potrà fare promozione. Ricordo che il 70 per cento delle Dolomiti si trova nel Bellunese».
Qualcuno che dica "bello" non si trova neanche con il lanternino, eppure ci sono commenti generosi. «Beh, che dire, è un simbolo coraggioso e inaspettato», afferma Francesca Larese Filon, presidente dei Ladini del Veneto. «Ora sta a noi riempirlo di iniziative. La nostra gente è orgogliosa del riconoscimento Unesco».
Lo guarda più volte l'assessore provinciale Lorenza De Kunovich: «Io direi così. Montagne che si stagliano come grattacieli verso il cielo», l' interpretazione. «Certo, il fondo lo avrei fatto azzurro». E non, sembra di capire, per motivi politici (De Kunovich è del Pdl): «L'azzurro è simbolo di purezza». L'assessore dà comunque un "sette" e sentenzia: «Va studiato».
«Io non sono un grafico», afferma Michele Carbogno, assessore comunale a Belluno, «ma originale è originale, anche se non mi sembra un marchio particolarmente significativo». Di solito l'arte divide, stavolta sembra avere messo tutti d'accordo.

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