Cinema: addio a Dorian Gray, si toglie la vita la "malafemmina" di Totò

Tragica scomparsa dell'attrice (vero nome Maria Luisa Mangini) suicida nella sua casa di Torcegno, in Trentino. Fu una diva negli anni '50 poi si richiuse in una vita solitaria


Marika Caumo


TORCEGNO. Forse non ha retto il peso dell'età che cancella inesorabilmente la bellezza della gioventù. Proprio come il personaggio di Oscar Wilde, Dorian Gray, lo pseudonimo maschile che aveva scelto e che l'aveva resa famosa nel mondo dello spettacolo negli anni 50 e'60.

Attrice e soubrette di grido, con parti al fianco di Totò, Wanda Osiris, Alberto Sordi e musa di registi del calibro di Fellini, Risi e Antonioni, ha scelto di farla finita ieri mattina Maria Luisa Mangini, 75 anni, attice enigmatica, che all'apice del successo si è ritirata dalle scene facendo perdere le proprie tracce, rifugiandosi a Torcegno.

Nata a Bolzano nel 1936, era figlia di Attilio Mangini e della borghesana Flora Divina. Bionda, bella e spiritosa, inizia la carriera a 14 anni come ballerina e debutta giovanissima come soubrette nel teatro di rivista "Votate per Venere" (1950-51) con Erminio Macario e Gino Bramieri. Tale fu il successo, che venne ingaggiata da Garinei e Giovannini per la sontuosa rivista Gran Baldoria (1952-53), cui era protagonista Wanda Osiris.

Prese parte alla rivista "Passo doppio" con Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi.
«Fu il mio ultimo spettacolo teatrale: il cinema mi apriva le braccia» dichiarò, abbandonando il teatro per il cinema. Dalla metà degli anni Cinquanta infatti, Dorian Gray interpretò numerosi film, soprattutto del genere brillante.

E fu protagonista femminile nientemeno che di "Totò, Peppino e la... malafemmina" (1956), solo per citare uno dei più noti. In "Il grido" (1957) di Michelangelo Antonioni era la benzinaia. Partecipò a "Il mattatore" (1960) di Dino Risi, e Crimen (1960) di Mario Camerini. Riceve anche un Nastro d'Argento come migliore attrice non protagonista per il film "Mogli pericolose" di Luigi Comencini (1958).

A metà degli anni Sessanta, appena trentenne, rimasta incinta, si ritira dalle scene. Si innamora di Torcegno, paese in cui lo zio Ermete aveva una casa, e lì decide di costruirne una propria: una villa sontuosa in località Mocchi, ora simbolo di splendore passato.

«Suo padre diceva che era un capriccio della figlia, pagato con i soldi ottenuti col film di Fellini», spiegano in paese. Qui cresce il figlio Massimo Arturo Toffanelli, classe 1963, avuto da un famoso direttore di testate giornalistiche. Dorian Gray condusse una vita schiva. Chi la ricorda, la dipinge come una signora magra, col viso bianco, colore con cui amava vestirsi. Ha voluto estraniarsi dal mondo, lasciando solo i ricordi del passato.

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