Borgo Chiese 

Da una stalla all’altra a benedire gli animali

BORGO CHIESE. A Borgo Chiese la ricorrenza di Sant’Antonio Abate, patrono degli animali, è stata – seppur con qualche giorno di anticipio – perfettamente rispettata. Anziché nella giornata di...



BORGO CHIESE. A Borgo Chiese la ricorrenza di Sant’Antonio Abate, patrono degli animali, è stata – seppur con qualche giorno di anticipio – perfettamente rispettata. Anziché nella giornata di mercoledì il tutto si è svolto sabato. L’arciprete don Vincenzo Lupoli, affiancato dal collaboratore decanale don Michele Campostrini, ha fatto visita alle varie stalle del circondario, compresi gli alveari nelle aziende degli apicoltori. I due sacerdoti, avvalendosi di aspensorio, hanno impartito la benedizione.

A gestire le stalle, nel Chiese, sono anche molte donne. «Sono una bresciana originaria di Gavardo ma ormai vivo a Condino dove allevo bovine e in estate per quasi tre mesi pratico alpeggio a malga Romanterra», commenta l’allevatrice Daniela Maccarinelli, prima della benedizione dei suoi animali. Un’altra donna impegnata in questo settore è Mirella Radoani, che gestisce il suo casale nel sobborgo di Mon. Tra i presenti anche Beppe Leotti, grande golden boy del calcio condinese e trentino (uno degli attaccanti più prolifici degli ultimi decenni) che pure lui alleva bestie per passione.

La manifestazione è cominciata in tarda mattinata da Marinella Andreolli nella zona del Giùlis per poi proseguire da Piergiorgio Galante. Poi è continuata in località Mortun da Danilo Butterini, Angelo Zulberti, Rinaldo Zeni e Ennio Anreoli e da lì nel podere Faccini e successivamente da Luca Radoani, Riccardo Pizzini fino alla già citata Daniela Maccarinelli. Anche stavolta non hanno voluto mancare l’appuntamento gli allevatori del passato come Giulio e Tarcisio Radoani, che di anni ne contano rispettivamente 87 e 85, ma che di mungiture ed alpeggi ne contano in quantità industriale: «Ai nostri tempi fare allevamento costava molta più fatica e sacrificio rispetto ad ora quando, 365 giorni all’anno, festività comprese, si mungeva , sfalciava a mano e si casarava negli scantinati». (a.c.)

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