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Bypass, cantiere aperto: dalla terra sale catrame. Geat: «Leggi violate»

Ancora fluido bituminoso che esce dal terreno in via Brennero all’altezza della rotatoria, quella del monumento ai caduti di Nassiriya


ANDREA TOMASI


TRENTO. Ancora fluido bituminoso che esce dal terreno. Nuovo episodio di sversamento di catrame  in via Brennero all’altezza della rotatoria, quella del monumento ai caduti di Nassiriya. Parliamo del cantiere del Rio Lavisotto e della Fossa di Campotrentino, di competenza dell’Agenzia provinciale opere pubbliche (Apop): operazioni di bonifica delle rogge demaniali. Operazioni collegate al cantiere del bypass ferroviario (contestatissima opera da un miliardo e 178 milioni di euro, 14 km di tracciato ferroviario di cui 12 in galleria a doppia canna, dai terreni contaminati delle aree Sloi e Carbochimica ai vitigni dell’Acquaviva di Mattarello).

Sostanza catramosa

In un primo momento, a fronte del singolare “movimento” di operai e tecnici sul posto, c’è chi ha pensato che i lavori sarebbero stati sospesi per ragioni di sicurezza. Dall’Apop il dirigente Mauro Groff fa sapere che si proseguirà e che questo è «solo un nuovo episodio, che si somma a quelli dei giorni scorsi». «Abbiamo riscontrato - racconta - la presenza di sostanza catramosa che fuoriesce dai cunicoli all’altezza della rotatoria e che poi sbuca a cielo aperto. Per evitare che la sostanza entri o, meglio, continui ad entrare nel Rio Lavisotto siamo intervenuti con una soglia di sbarramento. Si tratta di materiale presente anche al di qua del corso d’acqua. Pensiamo che si sia mosso anche a causa del caldo di questo periodo».

Un mix di veleni

Siamo andati sul posto. Anche chi lavora in quella zona conferma che questo è un nuovo episodio e che alla fuoriuscita della sostanza oleosa si accompagnano odori acri. Si tratta di una delle zone dove una volta agli operai della Carbochimica veniva ordinato di interrare interi fusti pieni di idrocarburi. Quando si parla di area contaminata si deve quindi pensare ad una sommatoria di veleni: gli Ipa (Idrocarburi policiclici aromatici) e il piombo tetraetile: una bomba chimica che Rfi (Rete ferroviaria italiana) sta maneggiando, visto che parte del percorso tocca proprio quel pezzo di terreno).

Dall’alto lo Scalo Filzi, tra ruspe e camion per il trasporto del materiale, il panorama è completamente cambiato. Dal cavalcavia che collega via Brennero con via Maccani, assieme all’ingegner Claudio Geat - presidente della Circoscrizione Centro Storico Piedicastello - osserviamo a nord i mezzi industriali in azione lungo la linea ferroviaria della Trento Malé. Dall’altra parte, a sud, verso il centro ci sono quelli della fossa primaria di Campotrentino. La fuoriuscita di queste sostanze colpisce ma non sorprende i componenti dei comitati cittadini che da mesi denunciano che il rischio è proprio quello di portare alla luce ciò che è stato tombato per anni. E non stupisce manco i tecnici.

Analisi dei terreni

A posto così, avanti con lo scavo? Secondo Claudio Geat - il presidente della Circoscrizione, fra i pochissimi amministratori pubblici che hanno alzato la voce e si sono fatti sentire nelle stanze del potere (intese come Palazzi del Comune e della Provincia e, sul piano partitico, del Pd, nel quale milita non senza occasioni di scontro)- assolutamente no. Dice che ci si dovrebbe fermare e fare un’opera di caratterizzazione dei terreni prima di partire coi lavori. «Il fatto è - ci dice dopo aver parcheggiato la sua Suzuki Bandit ed essersi tolto il casco in un pomeriggio di giugno bollente - che questi (Rfi, ndr) hanno già avviato il cantiere. Avete visto caratterizzazioni dei terreni voi? Io no. Hanno fatto una bella spianata. Hanno tolto il pietrisco ma voi sapete che cosa c’è dentro in quel materiale a livello di composizione chimica? Io non lo so. Non l’ho letto da nessuna parte».

Stasera il documento di Geat

È bello “carico” il presidente Geat. Questa sera in consiglio circoscrizionale (inizio della seduta alle 20.30) presenterà un documento per denunciare «tutte le mancanze sul piano normativo e in materia di sicurezza» di questo cantiere «aperto in fretta e furia da Rfi con il sostegno della Provincia autonoma e del Comune di Trento». Si parla delle misure atte a garantire la salute dei cittadini che abitano nelle vicinanze delle aree contaminate su cui si va a scavare, della integrità delle falde acquifere e della sicurezza degli operai, che - in caso di esalazioni aeree e fuoriuscite di liquami di origine industriale - sarebbero i primi a farne le spese. «Piaccia o non piaccia, il piombo è arrivato fino al Rio Lavisotto. Non è stato il Padre Eterno a metterlo lì sotto, ad una profondità di 7 metri. I derivati del piombo (il piombo dietile e trietile) sono stati trovati nella fossa del Lavisotto. Questo per dire che queste sostanze sono passate fin sotto la ferrovia».

Claudio Geat va oltre. Mostra le carte, le planimetrie. Spiega che le rilevazioni sono frutto di indagini fatte da Appa (Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente) nel 2003. «Insomma tutto possiamo dire tranne che quelle sostanze pericolose non ci sono e non si sono spostate in maniera sotterranea negli anni». A chi gli fa notare che nel cantiere pilota sul Lavisotto non sono state trovate tracce di inquinanti, Geat risponde così: «nel cosiddetto cantiere pilota si è andati a scavare fino a 1,5 metri. I derivati del piombo sappiamo che si trovano a 7 metri. Quando verrà fatto lo scavo vero e proprio si scenderà a 21 metri. Per non sapere né leggere né scrivere, posso dire che le aree ferroviarie interessate al passaggio del tracciato del bypass hanno ottime possibilità di essere inquinate. Le analisi di cui abbiamo parlato non le ha fatte né il presidente della Circoscrizione né il Movimento No Tav. Le ha fatte l’Appa».

Salute e sicurezza

C’è da dire che Rete ferroviaria italiana ha fatto sapere che realizzerà 8 sondaggi a quota -24 metri. «Prendo atto. Ci fa piacere sapere che avevamo ragione a dire certe cose nei mesi scorsi . Speriamo che li cerchino, che sondino, dove ci sono e non dove non ci sono». L'ingegnere-presidente di Circoscrizione denuncia una serie di mancanze imputabili alla pubblica amministrazione: «Manca una bonifica bellica. Nessuno ha visto tecnici dotati di metal-detector alla ricerca di ordigni di guerra inesplosi (su questo registriamo il fatto che l’Osservatorio Ambientale ieri ha detto che «la bonifica bellica è in corso», ndr). Non è stata fatta alcuna caratterizzazione dei terreni delle aree». Geat cita la condizione B20 della commissaria Rfi Paola Firmi, che recita: «Va posta attenzione anche a caratterizzare i suoli dell'ex scalo Filzi, in quanto area che ha ospitato attività di movimentazione di vari tipi di merci da oltre un secolo». «E ricordiamo - conclude Geat - che l’Azienda sanitaria non ha prodotto alcun piano sanitario in caso di contaminazione a seguito degli scavi».

 













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