Arcese annuncia 150 licenziamenti

Cobas sul piede di guerra: «Lavoratori spaventati, chiediamo l’intervento della Provincia per misure alternative»



Arcese trasporti spa ha annunciato di voler procedere, concluso l’anno di cassa integrazione straordinaria (2 aprile prossimo), alla “risoluzione del rapporto di lavoro per 145 unità operaie e 5 impiegatizie”. In soldoni, 150 licenziamenti, che riguarderanno le unità produttive di Arco e Rovereto e Verona. «Siamo preoccupati perché vogliamo che l'azienda ricorra a strumenti alternativi al licenziamento, per ridurre al minimo l'impatto occupazionale», spiega Antonio Mura, portavoce dei Cobas della Vallagarina. Mura si dice pronto a chiamare in causa il Ministero del Lavoro - «per avere un quadro completo delle settimane, giorni e ore effettivamente applicate dall’azienda a ciascun lavoratore durante la Cassa integrazione straordinaria», sostiene Mura - ma soprattutto l'assessorato provinciale all'industria: «Perché questa azienda ha firmato un accordo con la Provincia per il lease-back del polo logistico di Mori Stazione, ottenendo così 18 milioni e mezzo di euro, con la clausola però di mantenere posti di lavoro ed effettuare investimenti in loco - spiega ancora Mura - il lease-back scade il 31 dicembre 2015, ma non riusciamo a capire quali strumenti ha attivato la Provincia per controllare se l'azienda mantiene le promesse date».

La situazione è drammatica, sostiene Mura, tanto che i lavoratori degli stabilimenti di Arco e Rovereto tempestano di telefonate i cellulari dei Cobas. «I lavoratori sono spaventati - gli fa eco Vladimir - perché non capiscono realmente come stanno le cose». «Arcese se ne sta andando dal Trentino, delocalizzando in Romania, e nessuno dice niente», accusa Mura. Il quale propone un immediato incontro all’assessore all’industria, Alessandro Olivi, per chiedere alla Provincia di mantenere il sito produttivo in Trentino. «Se anche questa azienda, come Subaru, lascia le nostre terre, il Fisco avrà una grave emorragia».

Un passo indietro. Il primo marzo scorso, nella sede romana dell'Associazione nazionale imprese trasporti automobilistici (Anita), si è tenuta un'accesa riunione, alla quale hanno partecipato Claudio Collotta, direttore di Arcese trasporti spa, assistito da Giuseppina Dellapepa, le rappresentanze sindacali nazionali e territoriale (Roberto Papapietro della Fit-Cisl di Trento e Francesca Vespa della Uiltrasporti) e le rsu aziendali (per Arco-Rovereto c'erano Dritan Celepija, Banouri Younes, Vincenzo Maurano e Giovanni Giorlando).

In quella sede, l'amministratore delegato di Arcese trasporti spa, Guido Bortolone, ha spiegato i molteplici motivi che generano l'eccedenza di personale: grave crisi del settore del trasporto merci su strada, il crescente aumento del gasolio, gli aumenti dei pedaggi autostradali. A tutto questo si deve aggiungere un rallentamento generalizzato del mercato. Tutti fattori che hanno eroso la maggior parte dei margini operativi, costringendo Arcese a rivedere l'andamento di bilancio della società arcense. Per fare fronte alla crisi e alle difficoltà per recuperare i crediti, Arcese ha avviato un programma di riorganizzazione e di razionalizzazione, che ha portato all'esubero di 150 dipendenti, fra autisti, operai e impiegati. Le previsioni negative per il futuro – ha spiegato l'ad Bortolone – non consentono il ricorso a misure alternative ai licenziamenti.

Le rappresentanze sindacali, compatte, dopo aver ascoltato la posizione di Arcese, hanno firmato il verbale di mancato accordo. «L'azienda ha ribadito la propria posizione, noi invece pretendiamo strumenti alternativi al licenziamento», concludono. (n.f.)

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