Andreatta è accerchiato dagli alleati 

Stanchina (Patt): «No al rimpasto guardando alle provinciali». E Ducati dell’Upt: «Sbagliato sbilanciarsi a sinistra»  


di Sandra Mattei


TRENTO. Non solo le opposizioni a chiedere un ripensamento del sindaco Alessandro Andreatta, visto il risultato elettorale delle provinciali con la vittoria della coalizione a traino leghista, ma gli stessi alleati a fare pressing per l’annunciato rimpasto. Il sindaco ha promesso da tempo un cambio di deleghe nella giunta, con l’unica certezza è che dovrà trovare due sostituti: sia per l’ex assessore alla cultura Andrea Robol, che si è dimesso per candidarsi alle provinciali, che per la carica di presidente del consiglio lasciata libera da Lucia Coppola. Il sindaco a caldo, dopo il risultato delle provinciali, ha dichiarato che i dati non mettono in discussione la maggioranza in Comune: «Il centrodestra ha ottenuto il 39 per cento, mentre l’alleanza con Futura e Upt è al 36 per cento, che sale al 45 per cento con il Patt».

Il problema è capire fino a che punto il Patt, che ha mantenuto i voti (è al 9,8%, come alle comunali del 2015) sia disposto ad accettare il rimpasto, senza avere voce in capitolo. Così come il Cantiere, che ha ricevuto la sconfitta più sonora, passando dal 12% del 2015 al 3%, non intende fare il capro espiatorio.

Il problema è di numeri: il sindaco può contare su una maggioranza di 23 consiglieri (10 del Pd, 4 del Patt, 4 dell’Upt, 4 di Insieme Trento e un Verde, più il sindaco) ma i quattro di Insieme Trento si sentono liberi di appoggiare o meno la giunta e per questo li vuole cooptare.

A questo proposito interviene l’assessore Roberto Stanchina del Patt, che mandare un messaggio a cuore aperto al sindaco. «L’errore più grande - che può fare Andreatta è guardare al risultato delle ultime elezioni, declinandolo sulla città e dare pesi e misure rispetto a queste urne. Sui banchi del consiglio siedono sei rappresentanti dell’Upt (quattro del Cantiere e due del gruppo misto) ma che ora sarebbero al 3 per cento, mentre i quattro di Insieme Trento rappresenterebbero il 14 per cento, che è però il risultato della lista di Ghezzi sulla città, non di Bungaro, Carlin, Scalfi e Salizzoni, che fino a prova contraria non sono nemmeno Futura. Se, come si ipotizza da tempo, il sindaco vuole sostituire Robol con Bungaro e Biasioli con Salizzoni, ci sarebbe uno sbilanciamento che non rispetta la composizione del consiglio».

Stanchina afferma che domani in giunta sarà chiaro: «Il Patt sta nel mezzo, chiede solo di non guardare alle provinciali, tanto più in una fase che si può paragonare a quella “transitoria” degli anni 90 quando c’era il traino di Berlusconi, mentre adesso c’è quello di Salvini. Il sindaco deve pensare a come arginare questa onda in vista delle elezioni del 2020. Dico solo: puntiamo a quattro obiettivi, il Prg, i grandi eventi, la sicurezza e la riforma delle circoscrizioni. Attenzione a sbilanciarsi troppo su Futura, perché potrebbe creare qualche malumore. E gli chiedo di cancellare le provenienze di coalizione, ma di mantenere 25 persone coese il più possibile, concedendosi anche la licenza poetica di fregarsene dei voti e delle provenienze partitiche, come peraltro ha già fatto ad inizio consigliatura». I malumori sono già sorti, quando il capogruppo del Patt Alberto Pattini si è dimesso ed ha dichiarato: «Penso che la giunta esecutiva del Patt debba fare una riflessione e che siano i democratici a dover fare mea culpa per avere rotto l’alleanza».

È un ragionamento che riprende anche Massimo Ducati, capogruppo del Cantiere civico, anch’egli dimissionario. «Lascio il posto al mio compagno di partito Renato Tomasi - ragiona - perché non voglio essere complice di certe decisioni. Non mi va bene che ora sia l’Upt a dovere fare il capro espiatorio di tutto, se è vero come si dice che il vicesindaco Biasioli dovrà fare un passo indietro per accontentare quelli di Insieme Trento. Che, fino a prova contraria, non si sono nemmeno dichiarati appartenere a Futura. Penso che le responsabilità della sconfitta siano di tutta la coalizione, in primis del sindaco, quindi non vedo perché il risultato lo debba pagare solo un partito, che peraltro è sempre stato fedele».

Aggiunge Ducati: «Si tratta di un ragionamento in prospettiva, per il 2020, perché senza il centro la coalizione non vince. Ho guardato con interesse al progetto dei Civici, poi saltato, ma non ci si può sbilanciare così a sinistra, senza avere più un nostro assessore in giunta, tra i consiglieri eletti, quando nel 2015 siamo stati il secondo partito della coalizione».

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