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L’allarme degli andrologi: «il Covid ha rubato la “prima volta” dei ragazzi»

A Riva del Garda il convegno della società italiana di andrologia: "Contro i rischi del cybersex servono scuola senza Dad e gli specialisti"



RIVA DEL GARDA. Con più di un anno di restrizioni a causa del Covid, internet è diventato quasi l'unica fonte di informazione e di pratica sessuale tra i giovani, “rubando” la loro “prima volta” reale.

E' raddoppiato il ricorso al sexting, al cybersex e al porno online.

E anche gli amici, che prima della pandemia erano fondamentali per saperne di più, sono lontani e solo virtuali. E' questo l'allarme che viene dal Congresso nazionale della Sia, la Società italiana di andrologia, aperto oggi (11 settembre) a Riva del Garda.

"Mai come oggi la riapertura delle scuole in presenza è cruciale per far emergere i giovani dalla vita in remoto in cui sono annegati a causa del Covid. E' fondamentale che i ragazzi imparino a rivolgersi allo specialista della sessualità maschile per aver informazioni corrette, intercettare disturbi, fugare incertezze e vivere così una sessualità serena anche negli anni a venire.

Contro i rischi del troppo cybersex è essenziale il rientro a una scuola senza Dad", spiega Alessandro Palmieri, presidente Sia e professore di Urologia alla Università Federico II di Napoli.

Durante il congresso è stato presentato uno studio che ha coinvolto 80 tra ragazzi e ragazze di 16 anni.

"Se da un lato la pandemia ha danneggiato i 16-17enni perché ha sottratto loro un anno fondamentale, in cui in genere si fanno le prime esperienze sessuali - precisa Palmieri - dall'altro sembra averli responsabilizzati e resi più attenti alle malattie sessualmente trasmissibili, all'uso del preservativo e alla scelta di partner stabili".

"I dati mostrano che solo un terzo dei giovani (35%) dichiara di essere abbastanza informato - racconta Francesco Chiancone del dipartimento di Urologia dell'ospedale Cardarelli di Napoli, coordinatore dello studio - Solo il 10% ha dichiarato di avere un partner stabile, ma il 27,5% ha avuto un rapporto sessuale completo.

Internet è la prima fonte informativa per uno su due, seguito dagli amici (28,75%). Appena il 5% degli adolescenti coinvolti nello studio ha affermato di avere ottenuto informazioni sul sesso da medici, il 55 % dei partecipanti non ha mai parlato a qualcuno di sessualità".

"E' raddoppiata nell'ultimo anno anche la quota dei ragazzi che ammettono di sentirsi soli e insoddisfatti", sottolinea Chiancone.

"Il problema è soprattutto maschile - continua Palmieri - perché i ragazzi difficilmente, praticamente mai, si rivolgono all'andrologo. Inoltre tendono a confidarsi meno con coetanei e familiari rispetto alle ragazze". 













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