Fra Poletti e le opposizioni è battaglia sul coworking 

Storo, l’arrivo di un’azienda non trentina scalda “Fare” e “Crescere Insieme” L’assessore: «Serve ad attirare start-up. Già accolte due domande di storesi»


di Stefano Marini


STORO. L’opposizione torna ad attaccare l'amministrazione Turinelli mettendo nel mirino l’assessore al commercio Stefano Poletti e in particolare la sua idea di “insediare” all’interno degli spazi adibiti al coworking un’azienda, la 3D.I.V.E. srl, proveniente da fuori provincia. La presa di posizione dei gruppi “Fare” e “Crescere Insieme” scaturisce da un’anticipazione del bollettino comunale storese. In un articolo l’assessore Poletti infatti scrive: «Proprio mentre andiamo in stampa abbiamo conferma di un'iniziativa a cui lavoravamo da tempo: l’utilizzo degli spazi del coworking di Casa Demadonna per dare ospitalità ad aziende innovative ad alto valore tecnologico. L’azienda in questione si chiama 3D.I.V.E. srl e ha vinto un importante finanziamento attraverso Seed Money, un fondo co-finanziato da Provincia Autonoma di Trento ed Europa (Fesr), finalizzato a promuovere la diffusione di iniziative imprenditoriali nei settori innovativi o ad alta tecnologia. L’azienda propone soluzioni per superare i confini dello spazio visivo, convertendo i contenuti video 2D in 3D in sospensione nel vuoto».

Un “colpo di scena” che spinge l’opposizione ad accusare Poletti di discriminare le aziende locali: «Lanciato in pompa magna dall’assessore Poletti - scrivono sulla loro pagina internet i membri di “Fare” e “Crescere Insieme” - e inaugurato in grande stile alla presenza del governatore Rossi lo scorso settembre, il coworking è stato finora un grosso buco nell’acqua. Infatti da mesi gli spazi sono desolatamente vuoti (a parte qualche sporadica occupazione). Riteniamo assolutamente inopportuno che all’evidenza del fallimento del progetto coworking l’assessore abbia pensato male di riempire quegli spazi (almeno così ci annuncia sulle pagine del bollettino comunale) mettendoci dentro una società di fuori provincia. Gli ricordiamo che il progetto è nato per agevolare alcuni lavoratori autonomi della Valle del Chiese, mettendo loro a disposizione gli spazi al fine di creare relazioni, di condividere esperienze di lavoro, professionalità e progetti, di garantire loro un prezzo di affitto agevolato e di dare loro una possibilità alternativa al lavoro da casa. Gli ricordiamo anche che è per questo tipo di lavoratori e con queste finalità che sono stati spesi soldi pubblici (Bim del Chiese e Comune di Storo) e che il Cedis ha messo gratuitamente a disposizione gli spazi di casa Demadonna. Se l’assessore vuole attirare un’azienda da fuori provincia non possiamo che esserne molto contenti ma la si faccia accomodare in uno spazio per la cui realizzazione non sono stati spesi soldi pubblici. In caso contrario l’assessore dia un contributo pubblico (o riduca l’Imis) anche a tutte le aziende del nostro comune che in questo momento stanno pagando un affitto, hanno acquistato l’arredo del loro ufficio, i software, le spese per le pulizie, per le utenze elettriche, per il servizio acqua e fognatura, eccetera. Aiutare una sola azienda, per giunta di fuori provincia, è discriminatorio. L’assessore evidentemente non se ne è reso ancora conto ed è bene che qualcuno in Comune glielo faccia notare».

A stretto giro, ecco la replica dello stesso Poletti: «Il co-working serve anche per attirare imprese e start up. Due domande sono già state formalizzate e accolte da giovani storesi: altro che buco nell'acqua. Ora abbiamo anche un’azienda start up che viene qui ad insediarsi da fuori. Il bilancio mi pare più che positivo, anche perché chi oggi siede sui banchi dell'opposizione e prima governava non ha mai fatto nulla di simile. Che cosa vogliono insegnarci? Da altri accettiamo suggerimenti e consigli per fare ancora meglio. Da loro facciamo fatica a ricevere ricette credibili. Perché non lo hanno fatto loro prima, se adesso sono così bravi?».

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