I pagliaio delle proposte di Greta e l'ago delle facili polemiche



Ha vinto Greta. Ha vinto l’onda verde. Hanno vinto questi nostri giovani pieni di sogni che non riesce a vedere solo chi non sa più sognare. Ha vinto la rivoluzione gentile, con gli occhi di bambini pieni di voglia di futuro, con cartelli pieni d’utopia: «ci avete rotto il cima», diceva il più emblematico. Ha perso, invece, chi critica senza nemmeno cercare di capire. È rimasto spiazzato chi ha finito per guardare l’ago anziché il pagliaio, nel tentativo di evidenziare le contraddizioni che inevitabilmente accompagnano ogni protesta e persino ogni leader: perché Greta resta una leader, anche nelle sue genuine ingenuità, anche nei suoi grossolani errori. È rimasto senza fiato anche chi non sa dare risposte e non si ferma ad ascoltare le domande.

Non vediamo da troppo tempo le piazze di tutto il mondo occupate, per coglierne il valore. Fatichiamo persino a ricordare d’aver avuto l’età di Greta, il fuoco - per dirla con Bernanos - che sta nello spirito dell’infanzia («che è il sale della terra»), nello spirito dell’adolescenza. In una giovinezza che ha un senso solo se va oltre i limiti dell’immaginazione. Come un’asticella alzata all’infinito alla ricerca di un record impossibile, ma senza tentare di raggiungere il quale non si cercherà nemmeno il risultato possibile, il traguardo immaginabile, ciò che si può facilmente realizzare, cambiare. Il vero disprezzo - diceva ancora Bernanos - consiste nel non dare valore più a niente. E la scorciatoia più semplice è infatti svuotare di valore ciò che sta accadendo, dire che molti ragazzini non sanno nemmeno perché scendono in piazza, fossilizzarsi sul giorno di scuola che perdono e non sul giorno di vita che forse fanno guadagnare a tutti noi, aprendoci gli occhi. Greta non cambierà il mondo. Ma può cambiarci, come sta cambiando più di una giovane generazione che il mondo vuole davvero cercare di salvarlo. Perché lo ha a cuore. Anche quando sbaglia. Anche quando non distingue ciò che inquina da ciò che non inquina.

Una secchiata in faccia di slogan e di gioventù, d’entusiasmo contagioso, di irrazionale razionalità, non può che farci bene. Questi giovani che sono armati solo di parole e d’entusiasmo dicono ciò che molti esperti dicono da tempo e che ormai è visibile ad occhio nudo: il mondo ha dei limiti e non ha una vita infinita. Possiamo non capirli, questi ragazzi. Non condividerne le mosse. Ma una cosa non possiamo più fare: non vederli e non ascoltarli. 













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