ITINERARI

I panorami indimenticabili dal monte Finonchio

Escursione al rifugio Fabio Filzi, nella zona di Rovereto, verso l'arfea che ospitava un antico borgo d'origine cimbra, con storie e leggende da riscoprire di boscaioli e carbonai, sul lato occidentale del boscoso Nauck, oggi dosso di Santa Cristina

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FIORENZO DEGASPERI


Il monte Finonchio, con le sue pareti dirupate sulla valle dell'Adige e su quella di Terragnolo, presenta sul versante orientale una fitta foresta che digrada dalla sommità verso l'antico centro di Serrada.

Questa amena località, sebbene oggi si presenti con un'infinità di case nuove, per lo più e purtroppo chiuse durante i mesi primaverili e autunnali sicché sembra un paese fantasma, è un antico borgo d'origine cimbra.

Non si sa di preciso se il toponimo derivi da Serata, ovvero località chiusa, oppure dal tedesco Rad, ruota, ad indicare un'antica attività di costruttori di ruote di carro.

La primissima comunità era costituita dai misteriosi Fetzprauneri, boscaioli e carbonai che avrebbero fondato il loro villaggio sul lato occidentale del boscoso dosso del Nauck, l'attuale Dosso di Santa Cristina. Infatti proprio lì sorgeva l'antica chiesa – pochi i resti arrivati fino a noi –, mentre quella attuale, innalzata nel 1670, è situata in paese.

La costa e i masi di origine cimbra

La costa che digrada verso la valle di Terragnolo è un susseguirsi di masi e piccoli insediamenti appesi alle scoscese pareti.

Scorrere i loro nomi, ben 33, è già creare una mappa della frequentazione cimbra di questa parte occidentale dell'altopiano di Folgaria: Baisi (da wis, saggio, consigliere della comunità), Camperi (da camper, gamper ovvero spiazzo davanti alla cascina), Campi e Soldati, Castello, Croce, Costa (la cimbra laita, costa, terreno declive), Valle, Pergheri (da perger, perg, perl, monte, montanaro), Zencheri (da gesenke, pozzo minerario), Fontanelle, Geroli (da gèra, ghiaia, da cui deriva il cognome Gerola), Ghesteri, Incapo, Maureri (dal cimbro màura, muro, cfr. il tedesco Maurer diventato cognome), Pedrazzi (pietra), Peltreri (da peltrer, stagnino), Perini, Piazza, Dosso, Puechem (dal cimbro puecha, faggio), Pinterreno (dal cimbro em pinter, forma contratta per ebene, piano, pianoro), Potrich (dal latino buttis, botticella) – il più antico insediamento –, Rovri, Scottini, Pornal (dal latino prunale, prugno), Dieneri (da dienaere, colui che presta un servizio feudale), Sega, S. Nicolò, Stedileri (da stadel, stèdele, fienile, da cui il cognome Stedile), Valduga (da valle e dùga, condotta d'acqua, canale), Valgrande (dal cimbro groaz e tal, valle grande), e Zoreri (intedescamento del latino iuratus, giurato del comune). Queste famiglie appartengono alla terra, da cui il toponimo Terragnolo (appartenente alla terra).

Frequentazioni antiche e leggende

Il monte Finonchio fu quindi frequentato da sempre da roncadori, pastori, boscaioli, carbonai e le testimonianze, sebbene nascoste, si possono ancora incontrare: dalle calchére ai sentieri selciati, un tempo calpestati dalle slitte o dai barozi, sorta di piccoli carri atti a trasportare legna o letame.

E come tutti i boschi che si rispettino anche questo era frequentato dal salvanel, un piccolo essere bizzarro e imprevedibile, un folletto tutto vestito di rosso, abitante dei boschi trentini. Si narra che fosse solito accompagnare i carrettieri saltando di roccia in roccia. Ma era anche dispettoso. Più di una volta usava annodare di notte i crini della coda dei cavalli. Se poi per disgrazia se desfeva i groppi, i cavai i neva 'ndrio fin che i crepava.

La stessa cima del Finonchio era frequentata, ben prima che dagli umani, da esseri fatati. Alcuni buoni e bravi, altri cattivi e malvagi.

Si racconta che una bambina della frazione dei Baisi, tale Craseghera, sparì per tre giorni interi. Nonostante le ricerche nessuno la trovò. Improvvisamente ella comparve davanti a casa, pallida come se la fus stada tolta su dalla cassa.

Raccontò che era dovuta andare su fino alla zima de 'n zengio, che la vedeva tut, anca i so parenti e so pare che la zerkéva, ma ela no podeva parlar e gnianca moverse e dopo 'l salvanèl l'è na vers i Baisi e ela l'ha dovù narghe drio.

Le streghe di Potrich

Come le strie de Potric, che abitavano in una caverna proprio sopra la frazione. Riportando quanto aveva registrato Quinto Catoni agli inizi del '900, un giorno le streghe riuscirono ad entrare in una casa di contadini senza che i proprietari fossero capaci di allontanarle.

Una vecchia però ricorse ad una astuzia sottile. Pregò le seccanti visitatrici di andare per lei ad attingere acqua e consegnò a ciascuna d'esse una sporta. Le streghe, assai ingenue, si recarono alla fonte e, visti inutili tutti gli sforzi per riempire le ceste, ritornarono alla casa, che trovarono chiusa con la porta barricata. Le streghe dopo aver fatto il diavolo a quattro perché si aprisse, scornate e avvilite ritornarono al còvelo che non abbandonarono più.

Oggi sulla sommità

Forse oggi sulla sommità non troveremo né il salvanel né le strie ma è facile che, nel primo autunno e nella tarda primavera, ci imbattiamo nei caprioli che vengono fin quassù per brucare l'erba. Loro non badano alle antenne che spiccano verso il cielo, così impattanti che possono essere prese a simbolo del dilagante degrado ambientale.

Oltre al vento quassù permane ancora l'eco di chi, ed erano tanti, saliva ai primi di agosto di ogni anno per falciare i prati, radunando l'erba in andàne lunghe e regolari.

Una vita che durava vari giorni, fin dopo San Rocco, il 16 agosto, quando si scendeva a valle nei rispettivi masi, portandovi il fieno.

ITINERARIO

Accesso stradale

Serrada di Folgaria (m 1250), raggiungibile da Rovereto lungo la tortuosa ma suggestiva Val di Travignolo oppure da Besenello passando per Folgaria, quindi a destra fino al piccolo centro turistico.

Punto di partenza/arrivo

Serrada di Folgaria (m 1250)

Percorso

Poco prima della piazza, per chi proviene da Rovereto, o subito dopo, per chi arriva da Folgaria, sulla sinistra nel primo caso o destra nel secondo, si diparte una stradina con le indicazioni per il rifugio Fabio Filzi. Dopo un centinaio di metri, finito l'asfalto, troviamo il parcheggio. Da qui inizia la strada forestale che ci conduce fino al Prà del Finonchio: qui la vista si apre a 360° facendoci assaporare le bellezze montane, dalla catena del Baldo fino alle montagne del lago di Garda, al Carè Alto e l'Adamello, la Presanella, la catena dello Stivo-Monte Bondone, il Brenta, le montagne sudtirolesi, le valsuganotte Cima Portule e Manderiolo, il Pasubio. Dalla distesa prativa si arriva al rifugio (m 1608), già in vista, un po' mimetizzato dalle imponenti strutture radio-televisive e telefoniche.

Rientro: dalla stessa

Tempi

Ore 1.30 la salita, un po' meno la discesa

Dislivello

350 m circa

[Questo testo è tratto dal secondo volume di Fiorenzo Degasperi "Passeggiare, Trentino-Alto Adige. 35 semplici itinerari per grandi e piccoli", edizioni Curcu&Genovese, 2016]

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Claudio Libera