Il Baito ai fortini: una passeggiata a Molveno, tra lago e cime dolomitiche
Un facile percorso fra storia e paesaggio, sulle tracce delle fortificazioni e postazioni militari costruite dall'impero all'inizio dell'Ottocento, per timore di un'invasione napoleonica: sono cinque e furono realizzate in fretta, utilizzando manodopera, carri e animali di moltissime famiglie delle Giudicarie
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MOLVENO Baito ai fortini, passeggiata tra lago e cime dolomitiche
Nei primi anni del 1800 la paura di un’invasione napoleonica – diventata purtroppo realtà – spinse l’esercito dell’Impero Austro-Ungarico a creare una barriera di fortificazioni e di postazioni militari lungo una linea ideale atta a bloccare le più importanti vie di comunicazione.
Pur mai utilizzate per la loro funzione militare, rimangono ancor oggi a testimonianza dell’utopica frenesia militarista che riponeva nelle fortificazioni un’estrema fiducia difensiva, cosa peraltro smentita in tutte le guerre (la più celebre dimostrazione dell’inutilità totale di questa strategia fu la linea Maginot tra Francia e Belgio con la confinante Germania, durante la seconda guerra mondiale).
Le opere sono cinque e furono costruite velocemente, chiamando in causa moltissime famiglie dei paesi delle Giudicarie che dovettero fornire uomini, carri ed animali.
Il fortino più importante si trova nei prati della sommità del monte Corno: consiste in una grande costruzione poligonale, chiamata Napoleonschanzen. Attorno, digradando verso il lago, si trovano altre quattro strutture minori: quelle di “Mezzolago”, di “Carpella” e del “Fortin” del doss del Corno, e un caposaldo a valle, a sinistra della strada che continua per Nembia.
In realtà le prime fortificazioni presenti qui furono realizzate sul dosso di Mezzolago già nell’agosto del 1703, nell’ambito della Guerra di Successione spagnola contro i Francesi. Le altre furono realizzate tra il 1796 ed il 1801 per contrastare le invasioni dell’esercito napoleonico che, nel corso delle tre incursioni in Trentino, per ben due volte transitò da Molveno, portandovi morte e distruzione.
Ancor oggi i locali chiamano la località con il nome di Fortini. Per ogni ulteriore approfondimento rimandiamo al libro di Silvio Girardi, Molveno preziosa perla, edizioni Seiser, Trento, 1990.
Le grandi e possenti postazioni furono erette a picco sul lago di Molveno, sulla sommità del monte Corno (m 923), e avevano la funzione di bloccare l’eventuale avanzata francese proveniente dalle Giudicarie. Infatti da qui transitava l’antica strada di collegamento che univa le Giudicarie – e quindi il lago di Garda e il Bresciano – con la val di Non, la val di Sole e la valle atesina. La strada, detta dei Marocchi per via delle innumerevoli frane e dei grandi massi lasciati dal ritiro dei ghiacciai, era utilizzata fin dalla preistoria e fu ripristinata, dopo la caduta dell’impero romano, nel 1265 dal conte del Tirolo Mainardo II nell’intento di impadronirsi dei territori delle Giudicarie Inferiori.
Il ponte in pietra sul rio Ceda, costruito in una forra dove il torrente forma una cascata prima di immettersi nelle acque turchesi del lago, chiamato ancor oggi “ponte romano”, ne è la testimonianza più evidente e, sebbene immerso nella vegetazione, si fa apprezzare per la sapiente costruzione.
DA VISITARE
Lungo il percorso, prima di iniziare la strada sterrata, sulla destra troviamo un vecchio mulino ad acqua riportato a nuova vita. Il toponimo della località, Seghe, testimonia un tempo in cui i mulini e le falegnamerie erano prosperi e vitali.
Inoltre, da non perdere l’arcaica chiesetta di San Vigilio del XIII secolo, con affreschi che vanno dal XIV al XVI secolo. Pregevole il portale romanico con la raffigurazione del Redentore, della Madonna e di San Giovanni. Suggestiva e popolaresca è la rappresentazione dell’Ultima Cena del XV secolo. La data “1536” scolpita sull’architrave ricorda l’avvenuta trasformazione della precedente chiesa gotica.
L'ITINERARIO
Accesso stradale: Molveno (m 864), si raggiunge deviando a sinistra dopo essere entrati in val di Non dalla stretta della Rocchetta oppure dal Banale (Comano Terme-Ponte Arche), risalendo le propaggini meridionali del Gruppo del Brenta, transitando per lo scomparso lago di Nembia.
Punto di partenza/arrivo: Molveno (m 864).
Dal centro del paese ci si dirige verso il lago, quindi a destra seguendo le indicazioni “Passeggiata Giro del lago - Resti dei Fortini” che porta alle rovine. Dopo pochi metri di asfalto inizia una comoda stradina bianca – non transitabile se non con autorizzazione – che conduce ai Fortini e quindi, a destra, per un dolce pendio, al ristorante omonimo (m 938).
Rientro: dalla stessa via.
Tempi: andata 1 ora, altrettanto il ritorno.
Dislivello: nemmeno un centinaio di metri.
[testo tratto dal secondo volume di Fiorenzo Degasperi "Passeggiare, Trentino-Alto Adige. 35 semplici itinerari per grandi e piccoli", edizioni Curcu&Genovese, 2016]