Valle dei Laghi, il sogno di Caterina Pisoni: biologico e filiera completa
A Calavino, la 26enne Caterina Pisoni porta avanti l’azienda di famiglia tra vigneti e vivaio, con una visione orientata al biologico e alla sostenibilità, punta ad aprire una cantina con punto vendita per seguire l’intera filiera, valorizzando il territorio e rafforzando il ruolo sociale dell’agricoltura
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La storia di questa settimana viene dalla valle dei Laghi e precisamente da Calavino, ed
è quella di Caterina Pisoni di anni 26, che di professione fa l’imprenditrice agricola, dopo aver frequentato l’Istituto CFP- UPT di Trento. Per ottenere il brevetto professionale agricolo ha dovuto iscriversi al corso delle 600 ore organizzato dalla FEM.
"Il corso che mi permetterà di fare domanda del premio d’insediamento in azienda è stato molto interessante. Al di là del requisito burocratico, ti dà la possibilità di confrontarti con altre persone giovani che stanno facendo il mio stesso percorso. Scambiarsi dubbi, errori e soluzioni vale più di tante ore di teoria", dice lei.
Non ha ancora fatto la domanda per ottenere il premio d’insediamento. Vorrebbe aspettare il momento giusto per sfruttarla al massimo: usandolo per avviare la cantina compreso il punto vendita. È il tassello che le manca per chiudere davvero il ciclo della filiera. Siamo in presenza di un’azienda famigliare molto diversificata che va dalla coltivazione di vigneti, alla produzione di barbatelle di vite.
"La superficie complessiva dell’azienda è di Ha sei di vigneti che si trovano tra Calavino, Padergnone e Lasino. Per le barbatelle invece ci spostiamo nel veronese, dove abbiamo i terreni dedicati al vivaio", ricorda Caterina.
"La decisione di intraprendere questo percorso in agricoltura nasce dal desiderio di lavorare a fianco di mio padre e di vivere quotidianamente il rapporto con la natura", afferma Caterina.
Terminata la scuola professionale al CFP-UPT, dopo una prima esperienza nell’azienda agricola di famiglia di quasi due anni, ha scelto di maturare un percorso professionale di tre anni nel settore della ristorazione, gestendo un bar assieme ad altri soci. “Questa esperienza mi ha permesso di acquisire competenze nella gestione clienti e
nell’organizzazione del lavoro”, afferma Pisoni.
Da quasi un anno è rientrata a tempo pieno in azienda, con l’obiettivo di applicare queste competenze allo sviluppo dell’attività vitivinicola e vivaistica. Per ora Caterina ha scelto di rimanere collaboratrice familiare perché le permette di crescere professionalmente acquisendo la lunga esperienza di suo padre.
Fra i progetti futuri il primo obiettivo per il futuro è aprire una cantina all’interno dell’azienda famigliare. "Mi piacerebbe, afferma, seguire tutta la filiera: dalla vigna alla bottiglia, con un piccolo punto vendita dove proporre il nostro vino insieme ad altri prodotti tipici del territorio".
Caterina ha anche un sogno nel cassetto ed è "Quello di poter riuscire un giorno a lavorare in azienda affiancata da mio fratello che sta terminando il 4 anno presso la fondazione Edmund Mach e il mio fidanzato".
Chiediamo alla giovane, quali sono i suoi rapporti con l’ambiente: “Sono tornata in agricoltura anche per questo: per avere un lavoro che mi tiene ogni giorno a contatto con l’ambiente e la natura. Vedere il ciclo della vite, dalla barbatella al grappolo, ti insegna il rispetto dei tempi naturali".
La sua sensibilità verso l’ambiente è certificata dalla scelta fatta dal padre di coltivare l’azienda viticola con il metodo dell’agricoltura biologica. La nostra, afferma è un’azienda biologica certificata. Nutriamo il terreno solo con concimi organici per mantenerne la fertilità naturale. "Per la difesa usiamo esclusivamente rame e zolfo, nei limiti consentiti dalla normativa prevista per il biologico. Non viene usato nessun diserbante chimico, ma l’erba è gestita con sfalci e lavorazioni per tutelare la biodiversità del suolo e gli insetti utili".
L’uva viene conferita alla cantina di Toblino, mentre le barbatelle sono destinate al vivaio cooperativo di Padergnone. E’ soddisfatta della sua nuova professione chiediamo a Caterina che risponde di essere pienamente soddisfatta, perché "la scelta che ho fatto era la scelta giusta".
"Gestire il vivaio, stare nei vigneti con mio padre e sapere che uva e barbatelle vanno in due cooperative storiche come Toblino e il Vivaio di Padergnone mi fa sentire parte di qualcosa che ha valore dal punto di vista sociale. A proposito di sociale il nostro contributo sociale è produrre con il metodo biologico e sostenere la filiera cooperativa. Domani, con la cantina e il punto vendita, vorrei creare un luogo di incontro: degustazioni, raccontare il lavoro in vigna, vendere prodotti del territorio. Un’azienda agricola può essere anche presidio sociale".
L’hobby di Caterina, è quello di dedicarsi alla cura del suo giardino: "Mi rilassa e mi allena l’occhio alla cura dei dettagli". "Le mie amiche, precisa hanno sempre appoggiato le mie scelte. E da quando non lavoro più nella ristorazione sono ancora più contente, perché finalmente ho più tempo da dedicare loro".
"Nella nostra realtà ci sono ancora tanti giovani interessati al mondo dell'agricoltura", dice lei. Sentimentalmente è legata ad un ragazzo assieme al quale vorrebbero andare avanti assieme in azienda: lui condivide la mia visione sul biologico e sul futuro della cantina. "Poter lavorare in coppia su un progetto comune ci dà ancora più motivazione", concldue lei a tema.