Cortesano, Marco Pontalti: l'addio al posto fisso per fare il contadino
Sulla collina del capoluogo, il trentenne ha costituito una società con la moglie Giuliana, che aveva avviato l'attività agricola (vigneti e ribes) un paio di anni prima: «Lavorare insieme a lei era il mio sogno nel cassetto...»
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La storia di questa settimana ci porta ancora una volta sulla collina di Trento, a Cortesano dove abbiamo incontrato Marco Pontalti. Un giovane di 30 anni, con una società agricola assieme alla moglie Giuliana, già protagonista di questa serie nel 2024.
Marco ha fatto 4 anni di professionali all’istituto alberghiero ed ha lavorato per molti anni alla Cristoforetti petroli, facendo crescere nel frattempo l’azienda agricola con nuovi acquisti di terra, ma anche sviluppando la coltivazione del ribes.
Ad un certo punto, visto che la moglie da sola non poteva portare avanti l’azienda dovendo accudire anche a tre figli piccoli, ha deciso di licenziarsi e di dedicarsi a tempo pieno all’agricoltura, per questo, come aveva già fatto la moglie, ha deciso di frequentare il corso delle 600 ore organizzato dalla FEM,si concluderà ad aprile di quest’anno, per il conseguimento del brevetto professionale agricolo.
«Un corso - commenta - interessante soprattutto per la gestione economica dei bilanci e delle normative in vigore. Ho già richiesto il premio d’insediamento che verrà liquidato appena finito il corso: i 40 mila euro saranno investiti nella realizzazione di nuovi impianti di ribes rosso».
Da quando è entrato in azienda, Marco ha costituito con la moglie una Società agricola semplice, nel periodo di raccolta dà lavoro mediamente a una dozzina di operai stagionali.
L’azienda ha una superfice di 5 ettari, così coltivati: 3 ettari di vigneto con pinot nero, chardonnay, pinot grigio e Müller Thurgau e 2 Ha di ribes della varietà Rovada.
L’impianto più vecchio di ribes ha 4 anni, privo di copertura. Ora è in previsione la copertura solo su alcuni appezzamenti dove è più rischioso per la grandine.
Il ribes viene conferito per il 70% alla cooperativa Sant’Orsola, il restante viene trasformato direttamente in prodotto surgelato e venduto alle pasticcerie. L’uva viene venduta a più cantine private.
Alla domanda se sia soddisfatto dei prezzi ottenuti, Marco risponde: «Non si è mai soddisfatti, mai porre limite alla provvidenza specialmente in questo periodo, dove tutto non ha più un limite all’aumento, ma resto fiero di far parte di una cooperativa come Sant’ Orsola, con un marchio conosciuto in tutta Europa».
Certo, la gestione dell’azienda è molto impegnativa: «L’inverno serve per le potature, le legature e la lavorazioni del terreno con i mezzi ma curo anche il lato ecomico/commerciale per quanto riguardano i trasformati. In primavera e d'estate mi occupo più di lavorazioni con i mezzi.
L’azienda è stata costituita appena, 5 anni fa, nel 2020, quando ha iniziato mia moglie, è stata lei ad avviare tutto, io ero dipendente in Cristoforetti Petroli e mi occupavo solo delle lavorazioni con i mezzi la notte. Nel novembre 2023 è nata la s.a.s. con mia moglie.
Per il futuro il primo progetto è la copertura con rete antigrandine su circa 8000 mq di ribes».
È pentito della scelta fatta di fare l’imprenditore agricolo? «No, anche se da quando mi sono insediato ho visto solo aumenti dei costi primari di coltivazione e cali nei prezzi della frutta e dell’uva.
Il mio sogno nel cassetto l'ho già realizzato: era di lavorare assieme a mia moglie».
Ma il mio sogno-desiderio è anche quello di vedere un mercato più bilanciato, dove non sia necessaria una corsa continua al cambio varietale e dove si riesca a poter lavorare con più margini, in modo da poter ragionare anche su scelte di coltivazioni diverse, come il potrebbe essere il biologico che con un clima instabile come negli ultimi anni inizia ad essere improponibile su alcune zone.
Secondo lei l’agricoltura di oggi ha adeguati servizi tecnici?
«Sì, con Sant’Orsola mi trovo molto bene. Certo l’ente pubblico, per incoraggiare i giovani a restare in azienda, dovrebbe garantire una stabilità di mercato che parta dalla limitazione delle zone di produzione, come fanno i nostri cugini dell’Alto Adige».
Ha mai pensato all’agricoltura biologica?
«Sì siamo già certificati biologico, però mi trovo costretto ad abbandonarla in alcune zone per problemi di difesa».
E i rapporti con altri giovani imprenditori della zona quali sono?
«Sono riuscito a costruire una forte collaborazione con un mio coetaneo dove tutti i giorni lavoriamo insieme, perché abbiamo capito che unendo le forze riusciamo a risparmiare sulla manodopera e anche ad espanderci, abbiamo preso in affitto assieme circa 3 ha di vigneti, dove dividiamo tutte le spese e i guadagni. Il nostro punto di forza è la fiducia l’un l’altro.
Il nostro motto è l’unione fa la forza. Abbiamo già programmato di prendere altri vigneti per i prossimi anni».
Sposato da 9 anni, Marco ha 3 figli: il più grande Christian 10 anni Rachele 8 anni Nicolò 9 mesi. Ed il loro futuro sarà in azienda? «Lascerò a loro la scelta, sono già condizionati dal nostro stile di vita, soprattutto sulla raccolta del ribes che ci vede impegnati per circa un mese tutti i giorni dall’alba al tramonto», conclude Marco.
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