Valsugana, Francesco Paterno: le coltivazioni bio e il sogno dell'agriturismo
Il 25enne di Spera, "figlio d'arte", affianca con la sua azienda biologica, dedicata soprattutto ai piccoli frutti, quella biodinamica del papà Paolo. La scelta di dedicarsi all'agricoltura È maturata dopo un periodo di volontariato in America Latina. ««Nei miei progetti anche la fattoria didattica e l'ospitalità per volontari che vogliono apprendere la professione»
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Apriamo il nuovo anno con i nostri auguri e con una bella storia. È quella di un giovane di 25 anni che ha fin da ragazzo una spiccata sensibilità verso i più poveri, verso gli ultimi. In un mondo dove gli egoismi prevalgono pensiamo sia di buon auspicio e di esempio per tanti altri giovani.
Parliamo di Francesco Paterno, che appena terminata la scuola superiore all'Iti di Trento, specializzazione in meccanica e energia, ha preso la valigia ed è andato a fare il volontario in Centro America e in America Latina, poi l’arrivo del covid e il precipitoso rientro a Spera, in Valsugana (comune di Castel Ivano). Anche dopo il rientro a casa, dedicherà tutti i momenti liberi al volontariato.
Francesco, che è fidanzato con Maria Vittoria, neolaureata in psicologia, si è subito inserito come collaboratore nell’azienda paterna: «La mia passione per l’agricoltura e specie per i piccoli frutti cresceva», spiega. Visto che aveva individuato nell’attività agricola la sua professione, decise poi di frequentare il corso biennale organizzato dalla Fem per il conseguimento del brevetto professionale agricolo.
«Un corso molto interessante - commenta - e che mi ha aperto gli occhi su un mondo che conoscevo poco, sia per gli aspetti burocratici sia per quelli tecnici, anche se su questi ultimi presentava dei limiti dato che l’azienda di mio padre Paolo, in cui lavoravo, è certificata biodinamica.
Da oltre un anno ho aperto la mia partita Iva con azienda biologica certificata. Ho chiesto e ottenuto il premio d’insediamento di 40 mila euro, il mio obiettivo è di usarlo per sostituire molti teli delle serre che coprono i miei campi, ma anche per acquistare tutte le attrezzature necessarie per lavorare in sicurezza, dagli occhiali speciali alle tute ad altre attrezzature.
La superficie per ora è di 8000 metri quadrati, dei quali 6000 metri coltivati a piccoli frutti tutti coperti da rete anti-insetto, ed il resto alla coltivazione del castagno e un po’ di prato.
La mia realtà si affianca a quella di papà che è di 4,5 ettari di terra, 2,5 dei quali coltivati a piccoli frutti tutta, coperta da telo antipioggia ed anti insetto: mirtillo innanzitutto, ma anche mora, ribes e lampone rifiorente. Il resto dell’azienda di papà, è coltivata in parte a castagno ed in parte a prato. Anche mio padre è molto attento al sociale ed ha aperto la fattoria didattica.
La mia azienda, per ora è biologica ma in futuro non escludo di arrivare anch’io al biodinamico. Per 7-8 mesi al lavoro ci siamo solo io e mio padre, ma durante il periodo dei raccolti, che dura 4-5 mesi, la manodopera arriva ad oltre una decina di persone».
Francesco con le sue attività di volontariato ha lavorato oltre che in America centrale ed America del Sud anche in Zimbabwe. Ma il volontariato è all’attenzione di Francesco anche in questo periodo. Non vede l’ora di ritagliarsi degli spazi di tempo per dedicare ai più sfortunati.
«Nei miei progetti - racconta - c’è di aprire una fattoria didattica ma anche di accogliere nella mia azienda dei volontari che hanno bisogno di apprendere la professione di coltivatore di piccoli frutti, una professione molto impegnativa.
Ma sto coltivando anche un sogno: quello di arrivare ad aprire un mio locale agrituristico nel quale ospitare le persone desiderose di conoscere la professione agricola ed il modo nel quale i nostri prodotti vengono ottenuti».
Tutti i prodotti dell’azienda vengono collocati direttamente sul mercato. Il più importante cliente è il noto gruppo Ecor (NaturaSì), specializzato nella fornitura bio a una catena di negozi distribuiti in tutta l’Italia. Ma le vendite avvengono anche a negozi specializzati nella vendita di piccoli frutti coltivati con il metodo biodinamico e biologico, rigorosamente certificati.
«I realizzi sono buoni e siamo molto soddisfatti dei prezzi che riusciamo ad ottenere. La scelta di non aderire al sistema delle cooperative trentine era stata fatta da mio padre ed io l’ho proseguita», puntualizza Francesco Paterno.
L’approccio del giovane all’ambiente è di grande attenzione, prova ne sia che non ha mai avuto dubbi sul fare la scelta della coltivazione con il biologico.
Alla domanda se dopo cinque anni non sia forse pentito della scelta, la risposta è no, «anche se i 4-5 mesi di raccolto sono molto duri, ma negli altri periodi riesco a ritagliarmi degli spazi per i miei hobby, mi piace molto fare corse a piedi e visitare i paesi, anche di quelli vicini».
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