giovani agricoltori

Giuliana Cavada, quando l’agricoltura fa rima con famiglia

Dal supermercato alla coltivazione di viti e piccoli frutti con il marito: una scelta che sta dando grandi soddisfazioni


di Carlo Bridi


CORTESANO. La nostra storia di oggi ci porta nella piccola frazione di Trento, Cortesano, dove incontriamo una giovane signora, di 28 anni, con la qualifica di estetista e di tecnica dei trattamenti alla persona, Giuliana Cavada. Ebbene questa giovane donna, prima per necessità e poi per passione, ha abbandonato il lavoro presso terzi per dedicarsi da un paio d’anni all’agricoltura. “Gli ultimi anni avevo lavorato presso un supermercato con orari talmente intensi che non riuscivo più a vedere i mei due figli che essendo piccoli, avevano bisogno della mamma”, afferma Giuliana. “Di qui la scelta nel 2022 di licenziarmi e trasformare quella che era un’attività part-time, in quanto coltivavo dei piccoli appezzamenti di proprietà di mio marito Marco, in un’attività a tempo pieno.

La terra era poca così abbiamo preso degli appezzamenti in affitto in diversi comuni: da quello di Trento con Meano e Cortesano, a Lona-Lases a Pergine Valsugana, con il risultato che l’altitudine passa dai poco più di 200 metri agli oltre 700. Altitudine questa ideale per i piccoli frutti. Considerato che la mia formazione professionale era molto lontana da quella dell’imprenditore agricolo, mi sono iscritta 2 anni orsono al corso delle 600 ore organizzato dalla Fem che andrò a concludere a fine marzo”.

Un corso, precisa  Cavada, “molto, molto interessante anche se molto impegnativo per chi come me aveva conoscenze solo generiche di agricoltura. Un corso che ti rende più consapevole delle tue scelte sia mentalmente che professionalmente”, precisa. Giuliana ha già fatto la domanda per l’ottenimento del premio d’insediamento che andrà a richiedere appena ottenuto l’ultimo requisito che le manca.

Alla domanda del perché scegliere l’agricoltura, articolata la risposta: “Se all’inizio è stata dettata da esigenze famigliari (non vedevo mai i miei figli), man mano che andavo avanti mi è venuta una grande passione per questa attività e i sacrifici che comporta non mi pesano affatto. Certo, non avendo radici contadine in quanto la mia famiglia che vive in Val di Fiemme fa tutt’altra attività, ho faticato all’inizio ma ora non cambierei per nessuna cosa al mondo, anzi rifarei questa scelta mille volte”.

L’organizzazione dell’azienda

“Io sono titolare d’azienda dal 2022 e nel 2023: visto che le esigenze di mano d’opera in azienda aumentavano è entrato in azienda anche mio marito con il quale abbiamo costituito una società semplice agricola. La superfice complessiva è di 3 ettari, dei quali 1,5 è coltivato a viti delle varietà Pinot Nero, Chardonnay, e Muller Thurgau, un ettaro e 2 mila metri sono coltivati a piccoli frutti, more e ribes rosso, coltura questa in costante espansione, e 2000 metri quadrati sono coltivati a piante officinali: calendula, lavanda e timo. I piccoli frutti vengono conferiti alla cooperativa Sant’Orsola, mentre l’uva da quest’anno va direttamente alle cantine Ferrari delle quali ho accettato il rigido protocollo di produzione che mi va benissimo perché fin dall’inizio ho fatta la scelta della coltivazione biologica. Ora sono nella fase di conversione e con l’anno prossimo tutti i miei prodotti saranno certificati”. Alla domanda se ha problemi di deriva, la risposta è “no, in quanto anche i contadini miei confinanti hanno fatta la scelta del biologico”.

Fra i progetti futuri il più importante è quello della messa a dimora di un altro appezzamento di 8000 metri quadrati di ribes rosso. “Certo – precisa – è una spesa non indifferente, in quanto ognuna delle 4000 piante di ribes della varietà Rovada costa euro 1,40 più Iva, ma il ribes è una coltura che entra in produzione molto presto, quindi conto di andare a recuperare gli investimenti con una certa velocità. Conferendo il prodotto alla Sant’Orsola, conto su una buona valorizzazione del mio ribes e delle mie more. Ma in prospettiva punto ancora all’allargamento dell’azienda anche perché attraverso questo vedo anche una prospettiva per i miei figli. Ad essere sinceri - afferma Giuliana - è questo anche il mio sogno nel cassetto e vedo che il bambino più grande Christian che ora ha sette anni è già molto appassionato alle nostre coltivazioni, e spero che lo sarà anche Rachele che ora ha 5 anni”.

Quella agricola – aggiunge – è un’attività che ti permette di conciliare lavoro e famiglia.

E rapporti con l’ambiente? “Sono di grande attenzione, prova ne sia il fatto che da subito ha fatto la scelta dell’agricoltura biologica. E con il 2025 saranno tutti certificati. Ovviamente con la campagna e due figli non rimane tempo per impegni nel sociale, solo il mio hobby che è quello dei cani: ne abbiamo tre e appena posso li porto a spasso. La mia è stata una scelta radicale e molto impegnativa, ma anche gli ex colleghi mi hanno invidiata e si sono offerti di venire a lavorare per me, a dimostrazione della condivisione della mia scelta”.













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