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Mori, Fabio Poli: tra vigneti, kiwi e passione per la montagna

Intervista con l'imprenditore agricolo settantenne, già vicepresidente provinciale di Coldiretti: «In questa fase storica complicata e nonostante le notevoli difficoltà, nel nostro settore ci sono ancora spazi per i giovani volenterosi e con tanta passione»
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CARLO BRIDI
MORI


La storia di oggi viene da Mori ed è quella di un imprenditore agricolo di 70 anni, che oltre che viticoltore per decenni è stato impegnato nel sociale e nella Coldiretti.

Parliamo di Fabio Poli che ha iniziato la propria “carriera” all’interno di Coldiretti come presidente del locale Club 3P, quindi presidente provinciale dell’associazione Clubs 3P , membro del direttivo dell’Esat, della giunta provinciale di Coldiretti e successivamente vicepresidente di Calliari in rappresentanza della stessa componente della giunta della Cciaa per tre mandati consecutivi.

Allora, signor Poli, come sta vivendo questa fase della vita con la terza età, dopo tanti anni d’impegno in prima linea?

«Non essendoci il cambio generazionale, mi sono già da tempo messo il cuore in pace riducendo di parecchio la superfice aziendale, oltre a un ridimensionamento del parco macchine, sostanzialmente pensando a una riorganizzazione della mia vita per dedicare più tempo alle mie passioni. Ma nonostante questo mantengo ancora uno stretto contatto con la realtà agricola del territorio. Al momento in azienda siamo io e mia moglie, con un aiuto esterno durante i raccolti».

A conservato qualche incarico a livello locale nel sociale o nel mondo del volontariato?

«Faccio parte del collegio dei probiviri di Coldiretti e sono presidente del CMF Brianeghe di Mori. Sono anche consigliere nell’Asd Handball Mori e istruttore di alpinismo nella scuola Castel Corno Rovereto e Mori, inoltre collaboro con la Sat locale».

Mori è una zona tipica di produzione dell’uva, ma anche di kiwi: la sua azienda com’è composta? Quanti vigneti ? Quali e quante le altre colture? Dove conferisce i prodotti? È soddisfatto dei prezzi liquidati?

«Al momento e composta da circa 2,5 ettari, fra vigne e kiwi. Per quanto riguarda l’uva, conferisco alla cantina Colli Zugna di Mori, per i kiwi a La trentina di Romagnano (ex Sft). A proposito dei prezzi liquidati negli ultimi anni, posso dire di essere soddisfatto, sia per l’uva sia per i kiwi».

Quali le problematiche maggiori che oggi un viticoltore deve affrontare?

«Molte e complesse: vanno dal cambiamento climatico con stagioni imprevedibili, alla problematica legata all’aumento dei dazi e agli stravolgimenti geopolitici ai quali stiamo assistendo».

Considerato il calo dei consumi del vino a livello mondiale, quali prospettive può avere oggi un giovane che sceglie di fare l’imprenditore agricolo? 

«Nonostante le notevoli difficoltà, ci sono ancora spazi per i giovani volenterosi e con tanta passione».

Lei ha vissuto le varie fasi della difesa delle colture, oggi c’è molta più attenzione alle produzioni sostenibili, come valuta la situazione alla luce del grosso contenimento dei principi attivi fissato in sede di Unione europea?

«Purtroppo si stanno evidenziando notevoli difficoltà nel coniugare sostenibilità e difesa fitosanitaria delle piante. Le primavere sempre più piovose creano problemi notevoli per chi ha scelto di coltivare con il metodo biologico la propria azienda». 

Quindi, secondo lei, la scelta della coltivazione biologica può essere ancora realizzabile senza grossi problemi?

«Dopo un periodo di notevole sviluppo della coltivazione biologica si sta notando un notevole rallentamento, soprattutto nel campo frutticolo, mentre tiene abbastanza nel mondo viticolo».

Quali i limiti principali nel vedere realizzata una difesa più sostenibile che possa coniugare salvaguardia delle produzioni e difesa dell’ambiente? 

«I limiti imposti sono dettati dalle condizioni pedoclimatiche, vincolate in modo importante dalla estrema variabilità del meteo alla quale assistiamo di questi tempi».

Consiglierebbe a un giovane di fare l’imprenditore agricolo?

«Sì, lo consiglierei, a condizione che abbia una grande passione, che non può mancare, e una ferma volontà nel superare le difficoltà che sicuramente incontrerà. Poi ci vuole anche un po’ di fortuna».

Che ruolo hanno i servizi di sviluppo gestiti oggi dalla dondazione Mach e in parte dalle cooperative?

«Per quanto riguarda la parte frutticola dell'azienda, direi che l’esperienza è positiva, mentre nella parte viticola il servizio tecnico è assicurato dai tecnici della Cavit e lo ritengo sufficientemee per il comparto, manca però un supporto alla singola azienda».













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