Kiwi, stagione difficile: il calo sarà del 20% 

Nel basso Trentino si sta chiudendo la raccolta. Preoccupano le piccole pezzature. Sicuro un forte aumento dei prezzi


di Carlo Bridi


TRENTO. Uno degli ultimi frutti in fase di ultimazione del raccolto anche in Trentino è il kiwi circoscritto principalmente in Vallagarina e nell’Alto Garda. Questo frutto ha dato delle ottime soddisfazioni a chi lo ha saputo coltivare razionalmente negli ultimi decenni. Secondo Luigi Stingari direttore della S.F.T. la produzione in fase di ultimazione di raccolto sarà meno disastrosa di quanto si poteva prevedere a maggio giugno. Nelle zone che non sono state colpite da grandine la produzione è complessivamente migliore dello scorso anno sia come qualità- pezzatura che come quantità. I frutti hanno infatti recuperato molto l’ultimo periodo raggiungendo una pezzatura di tutto rispetto che in un mercato molto scarso come quello di quest’anno potranno trovare un ottimo mercato.

Diversa la situazione a sud di Rovereto (Lizzana, Mori) dove una terribile grandinata ha danneggiato non solo i frutti che poi si sono rimarginati pur rimanendo danneggiati, ma moltissimo le foglie ed anche i tralci. Il risultato è stato quello di un prodotto che è rimasto bloccato e quindi di piccola pezzatura (sotto i 65 grammi), inoltre parte si è dovuto scartare perché fortemente colpito dalla veemenza dei chicchi di grandine, cosa mai successa in oltre 40 anni da quando il kiwi è stato introdotto in Trentino. Purtroppo, considerato che il kiwi è un frutto che in passato non ha mai subito danni da grandine, il prodotto in larga parte non era assicurato quindi ai contadini rimangono e danni e anche le beffe. Nella zona di Lizzana- Mori dove c’è una buona produzione, fra grandine e pezzatura piccola il danno ha superato il 60%, spiegaEnrico Tovazzi.

Franco Benamati, direttore del Cio e di Valle Laghi, precisa innanzi tutto come «le condizioni meteo di questa pazza stagione abbiano anticipato il raccolto di una decina di giorni, per quanto riguarda la quantità di prodotto pur essendo prematuro fare una valutazione esatta, saremo nell’ordine di un buon 20% in meno, ma si badi bene non perché manchi il numero dei frutti, ma per la pezzatura più piccola dello scorso anno». In Valle Laghi la grandine ha colpito solo fino a Pietramurata, da Dro in giù non ci sono stati danni da grandine. La pezzatura più piccola Benamati la attribuisce alle gelate di aprile.

Ed il mercato? Secondo Stringari vi sono tutte le premesse per un’ottima campagna: la produzione italiana si attesterà sulle 390 mila tonnellate con un calo del 16% rispetto al 2016, mentre da notizie fresche sia la Nuova Zelanda che il Cile che sono i nostri maggiori competitor hanno già esaurita l’esportazione in Europa a fine ottobre mentre lo scorso anno sono andati avanti fino a Natale. I neozelandesi prevedono un calo delle esportazioni del 20% e il Cile del 3%. Questo fatto, unito alla scarsità dell’offerta italiana, porterà ad un sicuro aumento dei prezzi. «La nostra produzione - conclude Stringari - prende direttamente la strada di Ravenna dove sarà lavorata e commercializzata dalla Op capo fila della SFT la ApoFruit. La scelta è stata tecnica dovuta alla minor produzione sia di mele che di kiwi in Vallagarina che ha portato la SFT a non aprire nemmeno le celle di Volano concentrando tutte le mele nel nuovo magazzino e i kiwi come detto in Romagna per razionalizzare i costi» - conclude.

Meno ottimista sulle prospettive commerciali Benamati che ritiene che il forte potere della Gdo pur in presenza di una carenza di prodotto e di conseguenza dell’offerta, imporrà dei prezzi che non sono il frutto della legge di mercato della domanda e dell’offerta, ma faranno pesare il loro potere contrattuale.

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