Mori, amianto al cimitero «La delibera dice il falso» 

Il sindacato Usb: lavoratori Amr impiegati per raccogliere i detriti di eternit poi stivati in magazzini comunali che non sono stati sanificati, a rischio la salute


di Giuliano Lott


MORI. La delibera è bell’e firmata, porta la firma del 7 ottobre scorso e assegna alla Ecoopera di Trento l’incarico di raccogliere e smaltire secondo i protocolli previsti cinque quintali circa di frammenti di lastre di eternit (cemento-amianto), ovvero il materiale che era stato sparso nel cimitero di Mori dal forte vento del 6 agosto. La copertura delle tombe di famiglia era stata divelta e frantumata in piccoli pezzi che erano stati poi raccolti dal personale di Amr che ha in gestione il cimitero, con l’aiuto dei pompieri volontari, e stivati in sacchetti di plastica. Secondo la delibera, il materiale caduto si trova alla ex Cantina sociale, sarebbe stato “incapsulato in sacchetti di plastica” dai pompieri “provvisti di adeguata attrezzatura quali tute e Dpi” e va ora smaltito come rifiuti speciali pericolosi. A questo proposito, il Comune stanzia una spesa di 976 euro, nel dettaglio 800 euro più Iva.

Ma sulle modalità di raccolta, avvenuta qualche settimana dopo la caduta dei frammenti, il sindacato Usb ha qualcosa da ridire. Innanzitutto perché sarebbero stati gli addetti di Amr a raccogliere i detriti di cemento-amianto, esponendosi così al richio di contaminazione. Poi perché la procedura di raccolta e custodia in normai sacchetti di nylon non sarebbe idonea a scongiurare i rischi, e in terzo luogo perché, stando alla denuncia depositata alla stazione dei carabinieri di Mori i primi di settembre, i pezzi di eternit sarebbero stati dapprima custoditi un magazzino comunale, che non è stato poi sanificato (malgrado sia tutt’ora frequentato da molti lavoratori), e occultati poi in qualche loculo del cimitero in attesa di decidere cosa farne. A supporto delle proprie accuse, l’Usb ha scattato numerose immagini e girato addirittura dei video per documentare i fatti, accluse alla denuncia, L’Usb sostiene, in poche parole, che la delibera del Comune non corrisponde al vero, in quanto descrive una metodica di raccolta che non è conforme a quanto sarebbe davvero accaduto. Le fotografie, che pubblichiamo qui sopra, suffragano la ricostruzione dei fatti spiegata ai carabinieri dal sindacalista Federico Menegazzi e mostrano i detriti di cemento-amianto nei sacchetti di nylon, all’interno del magazzino comunale che si trova nel cimitero.

Non è dato sapere come ci siano arrivati, alla ex Cantina sociale, i sacchetti di nylon pieni di scaglie di eternit, che oltre tutto non paiono “incapsulati” - manca infatti la resina che si usa in questi casi per immobilizzare le pericolose fibre di amianto. Ora la vicenda si complica, con questi nuovi elementi mostrati dal sindacato.

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