l'accoltellamento

Tentato omicidio: Dogariu resta in carcere

Nell’interrogatorio l’indagato ha risposto a tutte le domande ma non sa spiegare il movente dell’aggressione a Cristo Re. La procura: forse un movente passionale



TRENTO. Il movente è passionale secondo la procura, ma lui, l’imputato, lo «rifiuta». E ripete che non sa quale sia il motivo che lo ha portato a ferire con un coltello l’amica e vicina di casa. Anzi, ha raccontato al giudice nel corso dell’interrogatorio di convalida, che si sarebbe reso conto di quello che aveva fatto solo dopo aver colpito la donna. E di averla lasciata andare, di aver mollato la lama, di aver atteso l’arrivo dei carabinieri, senza far nulla per evitare le conseguenze di quello che aveva fatto. Che per ora sono la convalida dell’arresto e la detenzione nel carcere di Spini con l’accusa di tentato omicidio

Un’ora, tanto è durata l’udienza con Cristiano Dogariu che è stato portato a palazzo di giustizia dalla polizia penitenziaria e ad attenderlo ha trovato il suo avvocato, Antonio Caimi e il sostituto procuratore Alessia Silvi. Davanti al giudice ha risposto a tutte le domande che gli sono state poste, ma non a quella cruciale, ossia quella sul movente del tentato omicidio. Il romeno 49enne ha ripetuto che non si sa spiegare perché ha usato il coltello contro Stefania Maccarinelli che considera non solo una vicina di casa, ma anche un’amica, una persona alla quale rivolgersi in caso di necessità. Come aveva fatto sabato sera quando era uscito dal suo appartamento di via Mor, a Cristo Re, per bussare alla porta vicina e chiedere una mano con internet alla donna.

Sarebbe tutto successo in un momento «buio» che lo ha portato ad andare nella cucina del suo monolocale, prendere un coltello da cucina e ferire la donna alla schiena. Le ferite in tutto sarebbero cinque comprese quelle da difesa sul braccio e quelle sul palmo della mano causate dalla reazione istintiva della donna che ha preso il coltello all’uomo. Uomo che - ha spiegato - quando si è reso contro di quello che era successo, si è fermato, come sotto choc. Non facendo nulla per fermare la fuga della donna e attendendo l’arrivo dei carabinieri. Sul movente, come detto, Dogariu non sarebbe in grado di dare alcuna risposta. Ma l’accusa ha una tesi. La mano dell’uomo sarebbe stata mossa dalla gelosia. Fra Dogariu e la vittima non ci sarebbe stato nulla, solo un rapporto di buon vicinato, ma questo non avrebbe impedito il nascere - solo nella testa dell’uomo - dell’idea di un amore fra i due. Sarebbe stato, insomma innamorato della donna, un sentimento che sabato sera lo avrebbe portato a ferirla. Una ricostruzione che è stata negata decisamente dall’uomo che - riguardo al suo rapporto con la donna - ha più volte spiegato che si trattava solo di un’amicizia che dura fra l’altro da diversi anni.

Alla fine dell’udienza il gip ha convalidato l’arresto di Dogariu (eseguito sabato sera dai carabinieri) e ha anche disposto la detenzione cautelare in carcere.

Intanto il fascicolo su quanto avvenuto nella palazzina di via Mor si sta arricchendo di nuove informazioni. In attesa della perizia - disposta ieri dal pm - del medico legale che dovrà pronunciarsi sulle ferite riportate da Stefania. Che continua ad essere ricoverata al Santa Chiara.













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