Quando il servizio postale era una rarità

CASTELLO TESINO. In un periodo storico in cui le informazioni viaggiano velocissime ed è possibile mettersi istantaneamente in contatto con chiunque grazie ad un semplice click dello smartphone (cosa...


Fabio Franceschini


CASTELLO TESINO. In un periodo storico in cui le informazioni viaggiano velocissime ed è possibile mettersi istantaneamente in contatto con chiunque grazie ad un semplice click dello smartphone (cosa molto utile soprattutto in queste settimane di emergenza sanitaria), una vecchia e sbiadita foto ottocentesca del primo ufficio postale di Castello, rispolverata per l’occasione dal cassetto delle memorie, ci invita più che mai a riflettere su quanto “comunicare” non sia una cosa affatto scontata, in particolar modo per la gente di montagna.

Come ci ricordano “I racconti di Casteltesino” di Ermanno Pasqualini del 1989, dal 1848 fino al 1892 il servizio postale di Castello era gestito unicamente da un singolo pedone che ogni mattina, al levar del sole, partiva di gran carriera dal paese. A fargli compagnia una manciata di lettere, forse una ventina, e qualche rarissimo pacchetto postale nel “prosacco” (“zaino” in italiano), il cui peso, comunque, non avrebbe dovuto superare il massimo consentito di 4 chili e 800 grammi. Successivamente, a Pieve e a Bieno, l’addetto prelevava la posta che trovava nella cancelleria comunale per poi trasportala all’ufficio postale di Strigno. Nel pomeriggio si ripartiva, in viaggio nuovamente verso il Tesino l’incaricato terminava il suo compito consegnando la poca posta nella cancelleria del Comune, la quale, a sua volta, veniva redistribuita dal cursore comunale la mattina seguente.

La svolta avvenne nel 1891 quando Castello, Pieve e Strigno decisero di approfittare di un contributo delle I.R. Poste Austriache per realizzare, già a partire dall’anno successivo, una linea telegrafica che avrebbe collegato Borgo Valsugana al Tesino. Sul finire del 1892 nacque, quindi, il primo vero ufficio postale di Castello che prese vita nell’attuale piazza Trento al pianterreno della casa di Chiliano Moranduzzo Lazzaro a cui il Comune volle affidare anche la gestione del servizio in quanto unico in paese ad aver avuto la possibilità di imparare a trasmettere e ricevere telegrammi in alfabeto Morse alla Posta centrale di Trento. A lui un compenso di 120 fiorini l’anno in aggiunta ai 200 che avrebbe ricevuto dalle I.R. Poste Austriache in qualità di “maestro postale”.

Questa la storia del primo ufficio postale di Castello, il quale, dopo aver assolto il suo compito per circa una ventina d’anni, venne distrutto come molte altre strutture della piazza nel corso dei bombardamenti subiti dal paese durante la Prima Guerra Mondiale.















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