il caso

Profughi senza biglietto, treni in ritardo

Salgono in massa in Veneto (diretti al Brennero) ma ad Ala vengono controllati. E a volte i convogli non ripartono più


di Paolo Tessadri


TRENTO. Il treno delle 5.25 da Verona, che arriva a Bolzano alle 7.24, arriva ad Ala alle 5.59 e non riparte più. È martedì 4 ottobre, i pendolari sono arrabbiati, arriveranno in ritardo al lavoro, pur uscendo di casa quando è ancora buio pesto. Ma non è colpa di Trenitalia, non c’è un guasto improvviso. Nella piccola stazioncina di Ala vi sono più di 50 migranti africani che non hanno il biglietto in regola. Partono da Verona con il talloncino valido fino a Domegliara, ma poi proseguono fino per Rovereto, Trento o Bolzano. Fanno di tutto per sottrarsi ai controlli: sono i furbetti del biglietto ferroviario. Il termine tecnico è: evasione tariffaria. Vi sono anche quelli che il biglietto non ce l’hanno proprio, quelli che non lo obliterano e quelli che lo fanno per il giorno dopo, pensando di poterlo utilizzare già da subito.

Raramente si vedono 6-7 ferrovieri su un solo treno ma martedì ad Ala sono tutti davanti alle porte delle carrozze. L’emergenza biglietto va avanti da alcuni anni e negli ultimi mesi è diventata sempre più forte, difficile da controllare. Migliaia di immigrati che non vogliono pagare il servizio pubblico, alcuni regolari, con permesso di soggiorno altri richiedenti protezione internazionale”, precisa il capo compartimentale della Polfer di Verona, Gianluigi Rispoli. Rispoli ha competenza sulle tratte ferrovie nelle province di Verona, Trento, Bolzano e Vicenza. “Sono stanziali – prosegue – gente che vive nel Veronese”, non sono i nuovi arrivati da Lampedusa o sbarcati in qualche altro porto. Non sono neppure migranti che cercano la via di fuga verso la Germania.

Ad Ala i ferrovieri fanno scendere i portoghesi, ci sono momenti di tensione, vivaci scambi di parole, qualcuno cerca di intimidire i controllori, fanno finta di non capire, di non parlare italiano. Il convoglio partito da Verona arriva ad Ala alle 5.59 e finisce sul quarto binario e da lì non ripartirà più. Intanto alle 6.30 arriva il treno da Trento che poi ritornerà nel capoluogo trentino. E riprendono i controlli, prima di far salire i passeggeri. Con un marcantonio di ferroviere, un immigrato arriva al faccia contro faccia. Fa la faccia da duro. Si evita la rissa. Il controllore risponde d’impeto: “Guarda che non ho paura di te”. Un altro ferroviere sbotta: “Vi sembra questa una situazione normale?” Un altro ferroviere ha già chiamato i Carabinieri, che non arriveranno in tempo. Le parole volano, la tensione sale. Le porte vengono tutte chiuse e si sale solo da una entrata, per poter controllare tutti. Alcuni rifanno un nuovo biglietto, altri rimangono appiedati in stazione e cercheranno di prendere il treno successivo. Altri sono riusciti a salire grazie a una porta che improvvisamente si è aperta e sghignazzano dai finestrini per la riuscita beffa. I pendolari sono molto scocciati, si sono già accumulato 40 minuti di ritardo e arriveranno tardi al lavoro. Non protestano, se ne stanno in disparte, in silenzio. Mugugnano. Non è la prima volta che succede e succederà molte volte ancora. Il giorno prima il treno era stato fermato a Domegliara e la Polfer aveva fatto scendere tutti gli irregolari. Ma era già successo altre volte e succederà anche il giorno dopo il fatto di Ala. I costi di Trenitalia per beccare i furbetti sono schizzati in alto, l’impegno della Polfer è decuplicato.

Alla stazione di Trento, le scale di accesso ai binari sono presidiate con i ferrovieri che controllano i biglietti. Non sempre, solo su alcuni treni, quando maggiore è la concentrazione dei furbetti del biglietto. Due in divisa alla fine di una rampa, altri due sull’altra rampa. Così succede anche per i treni in direzione Valsugana. “Vi sono servizi straordinari, siamo in una situazione emergenziale”, rivela un ferroviere. I treni presi d’assalto, soprattutto dagli africani, sono quelli della mattina presto, i primi a partire appena passate le 5 di mattina. Tra gli immigrati può darsi che vi sia qualche piccolo spacciatore, qualcuno che chiede l’elemosina, ma le forze dell’ordine evidenziano che spesso sono lavoratori regolari e, soprattutto, irregolari. Pochi hanno un contratto, i più fanno piccoli lavoretti, spesso stagionali. Non è solo sulla tratta Verona-Bolzano che avvengono questi fatti. Ormai è generalizzato in tutta Italia e causano molto lavoro a Trenitalia e alla Polizia Ferroviaria. I treni dei furbetti sono esclusivamente regionali, difficile che salgano su un Freccia.

Gianluigi Rispoli, il capo della Polfer, dà i numeri del fenomeno: “In tutto il compartimento abbiamo scortato 4mila treni, 3mila sulla tratta Verona-Bolzano e abbiamo impiegato1.795 pattuglie, 1.260 per la linea del Brennero. I fatti di rilevanza penale non sono relativamente molti, solo otto in tutto il compartimento, uno a Bolzano e quattro a Trento”. I dati dicono che la tratta prediletta è quella regionale del Trentino Alto Adige, seguita dalla Verona-Brescia.

In caso di necessità intervengono anche i Carabinieri, com’è successo tempo fa sulla linea della Valsugana. I diverbi sono soprattutto verbali, ma queste persone, si sfoga un ferroviere, “si comportano in modo spavaldo e arrogante”. “Tanto che cosa gli può succedere?” Con i ferrovieri fanno gli sfrontati, ma davanti alla divisa della Polizia si calmano subito.

Cresce, tuttavia, l’insofferenza dei pendolari contro i furbetti del biglietto e, contestualmente, l’insofferenza verso gli immigrati, perché non rispettano le regole, “mentre noi dobbiamo rispettarle”, dice una signora cinquantenne. Ma non è la sola, gli altri seduti sui sedili accanto annuiscono. “Che rispettino le regole, Non è razzismo far rispettare le leggi”.

Anche venerdì scorso il treno è partito regolarmente da Verona ma ad Ala i ferrovieri hanno chiuso tutte le porte e hanno cominciato a far scendere chi non aveva il ticket regolare. Alcuni sono rimasti appiedati, altri, per indulgenza dei controllori, sono corsi a fare un nuovo biglietto, ma questo ha provocato ritardo su ritardo. Dopo mezz’ora di ritardo, alle 6.30, il treno era ancora fermo e alcuni pendolari regolari sono scesi per andare alle auto, pur di non arrivare in ritardo al lavoro. La signora della casa di riposo di Rovereto, che cominciava il turno alle 6.30, era visibilmente scocciata, così la bidella di un istituto tecnico di Trento, che continuava a sporgersi dal finestrino per capire se il treno ripartiva. Mentre un passeggero andava a protestare dal capo treno. Ma il brontolio era diffuso. Non è come sugli autobus che ai portoghesi viene comminata una multa, ma il mezzo non si ferma. Il treno, invece, viene bloccato.

L’indice di incompatibilità è ormai palpabile. Sembra si sia insinuata subdolamente qualche sottile forma di apartheid. Su qualche treno si potrebbe scrivere “carrozza per bianchi” e “carrozza per neri”. E succede spesso che dove siedono gli immigrati, difficilmente accanto siedano gli italiani, se vi sono altri posti liberi.

Il brusio, non più tanto sommesso, dei forzati del treno indica l’insofferenza nei confronti dei furbetti del biglietto, a cui chiedono di rispettare regole. La convivenza passa anche attraverso il rispetto delle leggi.













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