l’inchiesta 

Parto in casa, l’ostetrica: «Non si obbliga al ricovero»

TRENTO. Contesta le accuse una delle due ostetriche private che, con una coppia trentenne di genitori trentini, è indagata dalla Procura per lesioni ai danni di una neonata. Indagano i carabinieri...



TRENTO. Contesta le accuse una delle due ostetriche private che, con una coppia trentenne di genitori trentini, è indagata dalla Procura per lesioni ai danni di una neonata. Indagano i carabinieri del Nas. La piccola era nata con parto podalico il 27 settembre del 2017, a domicilio. La sera prima la rottura del sacco amniotico, secondo quanto refertato; il giorno seguente, su indicazioni di ginecologo e Azienda sanitaria, sarebbe stato programmato il parto con taglio cesareo all’ospedale. La ricostruzione della tempistica dell’accaduto deve essere però vagliata attentamente. Su uno degli indagati, infatti, penderebbe anche un’altra accusa, quella di falso. La piccina, secondo quanto ricostruito, all’arrivo dei sanitari in casa si presentava ipotonica, cianotica, in stato di ipotermia ed in stato di arresto cardiocircolatorio. In base a quanto riferito, alla piccina non sarebbe stato praticato intervento alcuno. Lesioni colpose, questa l’accusa, anche se il profilo degli indagati è differente. Da una parte i genitori (che dei rischi di un parto a domicilio con bimba in posizione podalica sarebbero stati a conoscenza), dall’altra le due ostetriche, accusate in relazione al reato di lesioni colpose in materia di assistenza sanitaria. «Ogni responsabilità dovrà essere accertata sia in punta di fatto, sia sotto il profilo della condotta» afferma l’avvocato di una delle ostetriche, Roberto Bertuol. La prima udienza a primavera, saranno vagliati orari, condotta, cure effettuate, se i problemi alla nascita si sarebbero verificati ugualmente, in ospedale, o meno. Si dovrà accertare se la piccola sia nata in sofferenza a causa di imprudenza, se le linee guida siano state seguite oppure no. Anche il referto e le attuali condizioni di salute della piccola dovranno essere accertate. Si parla di minuti, in molti casi, per questo la circostanza è complessa e controversa. Il caso dovrò essere trattato con perizia. Le ostetriche indagate sono libere professioniste con esperienza. Esercitano a domicilio, non sono dipendenti dell’ Azienda sanitaria. «Nascere in casa si può» dice l’ Associazione Nazionale Culturale Ostetriche Parto a Domicilio e Casa Maternità. Giulia Kuzminac Ruben, referente per Trento, precisa che «il parto podalico si può gestire a domicilio, serve una adeguata preparazione. A livello nazionale non c’è una linea guida sul parto a domicilio. In Olanda o Inghilterra è lo Stato a garantire la necessaria assistenza ovunque la madre scelga di partorire, casa o ospedale. Il diritto di scelta c’è anche in Italia ma, in caso di podalico, spesso si ricorre al cesareo. Le ostetriche a domicilio non possono costringere al ricovero, hanno il dovere di assistere e di dare un’assistenza di primo livello in caso di emergenza, mentre arrivano u soccorsi. Esiste un consenso informato, un patto per la tutela delle parti, ma la sua adozione è a discrezione delle diverse associazioni, non è obbligatoria. Previsto il trasferimento in ospedale nel caso in cui la casa non sia più un luogo sicuro per la nascita». (f.q.)















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