Niente mutuo: persi casa e lavoro

Sit-in con cartelli di protesta di una famiglia di Falesina. La Rurale: dobbiamo rispettare le procedure


di Roberto Gerola


PERGINE. In due striscioni esposti ieri mattina davanti all’ingresso della Cassa Rurale di Pergine, hanno esposto il loro dramma: la perdita di casa e lavoro. Sono Susi Andreatta, il marito Nicola Ciurletti e uno dei due figli. Su quello sorretto da Susi, si legge la “storia”: «La Cassa rurale di Pergine ci ha tolto casa e lavoro. Nel 2004 ci eroga mutui per 410.000 euro, paghiamo le rate fino al 2008 per 30.000 euro; vendiamo il patrimonio familiare per restituire 364.000 euro; per i rimanenti 16.000 la Cassa rurale rifiuta una nostra richiesta di mutuo e ha preferito proseguire con le aste e svendere i nostri beni per 61.000 euro». Sull’altro lato dell’ingresso, Nicola e il figlio sorreggono l’altro striscione: «Casa e attività valgono per il giudice 495.000 euro; la Cassa rurale la svende all’asta per 61.000 euro». La coppia (con il figlio) si è fermata davanti all’ingresso (lato di piazza Gavazzi) per un’oretta dalle 9 alle 10 circa, poi se ne sono andati. Molte persone si sono fermate a leggere le frasi, a interessarsi del caso, a parlare con la coppia. C’è stato anche chi ha chiesto «Cosa possiamo fare? Possiamo solo leggere e meditare?». La risposta di Susì è stata peraltro laconica: «Ormai è tutto perduto. La casa è venduta al vicino che ha versato la caparra». E anche la stessa casa (ormai venduta) a Falesina è tappezzata di eloquenti manifesti.

Susi e Nicola avevano aperto nel 2005 a Falesina l’“Osteria di Falesina” un ristorantino caratteristico, accogliente, con pietanze tipiche trentine. Lui, cuoco, sapeva fare manicaretti. Ma qualcosa è andato storto. Hanno così trasformato i locali di ristorazione cucina in laboratorio e, ottenute le previste autorizzazioni, si sono dedicati alla confezione di insaccati che vendevano ai mercatini in Trentino e nel Veneto con un proprio marchio. Lei, nel frattempo, oltre che aiutare Nicola in questa nuova professione, si è dedicata alla scrittura: una decina di romanzi in pochi anni, che mette in vendita “insieme” ai prodotti alimentari. Per un certo periodo, avevano anche aperto un negozio in piazza Municipio, con i loro insaccati ma anche prodotti di nicchia (miele, farina, vino, marmellate, eccetera) preferendo poi la vendita ambulante. «Siamo ormai nello sconforto - spiega Susi - perché ormai non sappiamo più che cosa fare. Ci sono state 18 aste e la casa è stata svenduta a una cifra ridicola».

Massimo riserbo da parte della Cassa Rurale a proposito della vicenda. In nome della privacy, soprattutto, ma anche del “segreto bancario”. Così Paolo Carazzai, direttore generale dell’istituto di credito: «Sono vicende che danno molto dispiacere: purtroppo abbiamo il dovere istituzionale di recuperare legalmente quanto è dovuto. Dobbiamo rispettare le procedure». Sottolinea poi quanto sta avvenendo a livello nazionale, ma non solo, e la vicinanza della Cassa rurale alla comunità e al territorio rispetto ad altri istituti bancari.

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