Incarico al pensionato condannata dirigente 

La sentenza della Corte dei Conti. Verifiche sulla consulenza affidata per il coordinamento del gruppo di lavoro sulla mappatura dell’amianto. Trenti dovrà risarcire con 10 mila euro



Trento. L’incarico a suo tempo (era il 2012) aveva fatto discutere. Con una dura presa di posizione della Fenalt, il sindacato autonomo, contro le consulenze ai pensionati. E il dito era puntato (anche) contro l’incarico affidato dalla Provincia al dottor Giuseppe Parolari, allora fresco pensionato dell’Azienda sanitaria, come coordinatore del gruppo di lavoro per l’attività di mappatura dell’amianto sul territorio provinciale. Incarico che Parolari aveva ricoperto fino al giorno del suo pensionamento. Una consulenza della durata di un anno e che era stata pagata 40 mila euro. Ma ora 10 mila euro torneranno nelle “tasche” della Provincia. Così hanno deciso i giudici della Corte dei Conti che hanno condannato l’allora sostituta dirigente del servizio organizzazione e qualità delle attività sociali della Provincia, Anna Maria Trenti, a risarcire l’ente pubblico. Questo perché era sua la firma in calce all’incarico di consulenza. Un importo inferiore a quello erogato perché i restati 30 mila euro sono “coperti” dalla prescrizione.

Verifica interna

Il punto di partenza del lavoro di verifica della procura contabile - che è stato accolto dai giudici - è che all’interno della pubblica amministrazione c’erano dei dipendenti in grado di ricoprire il ruolo che era stato affidato a Parolari. E i magistrati individuano due persone - dipendenti Apss - che avrebbe potuto avere quel compito. Uno, in particolare era già membro del gruppo di lavoro e relatore, qualche anno prima, del progetto di fattibilità per, appunto, la mappatura dell’amianto.

La difesa

La difesa della donna ha puntato sul fatto che la stessa aveva fatto un’istruttoria molto approfondita fra diversi servizi provinciali e dell’Apss per individuare chi potesse ricoprire il ruolo di coordinatore. Con richieste inviate ai dirigenti generali dai quali sarebbe arrivata una risposta negativa: nessun dipendente avrebbe potuto ricoprire quel ruolo. E anche che il nulla osta per l’attribuzione dell’incarico a Parolari sarebbe arrivato direttamente dal direttore generale della Provincia, sentito il presidente della Provincia. Quindi, sulla scorta delle dichiarazioni di indisponibilità ricevute, ne aveva preso atto e deciso di conseguenze. Altro non poteva fare, in pratica.

I giudici, nella sentenza hanno accolto l’eccezione della difesa sulle contestazioni che erano state fatte successivamente all’invito a dedurre, ma questo non ha modificato la decisione finale. Ossia la condanna dell’ex sostituto dirigente al risarcimento di 10 mila euro a favore della Provincia.

Il medico

Questo perché nella ricerca di personale interno rivolta all’Apss, la donna avrebbe indicato come figura da ricercare, quella di un medico. E la risposta era stata coerente a questo domanda: non c’era personale medico disponibile o in grado di ricoprire quell’incarico. Secondo i giudici la “limitazione” dell’area di ricerca aveva escluso a priori uno dei due possibili candidati individuati dalla procura come in grado di assolvere al compito. E che - si legge in sentenza - «il coordinatore del gruppo interistituzionale per la mappatura dell’amianto non dovesse essere necessariamente un medico, è fatto evidentemente previsto dalla normativa vigente, atteso che la dottoressa, al fine di individuare un nuovo coordinatore del gruppo, anche se solo nell’ambito delle strutture provinciali, si è esteso anche ad altre professionalità». E quindi la conclusione è che viene ravvisato “l’elemento gravemente colposo”.

La condanna

Da qui la decisione finale che ha portato alla sentenza di condanna a carico della donna che dovrà pagare 10 mila euro, al danneggiato, ossia alla Provincia.













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