Il lavoro “giusto”: la ricetta di chi ce la fa 

L’iniziativa della Diocesi. Gli studenti a confronto al Buonarroti con 15 professionisti, dal magistrato all’imprenditrice Profiti: «Ho visto persone preparatissime che non hanno retto le frustrazioni. I miei segreti? Sudore, fatica, utopia»


M. Di Tolla Deflorian


Trento. Conta quello che scegli certo ma conta ancora di più come lo scegli, se sei un ragazzo e devi decidere “cosa fare da grande”. In tema di orientamento professionale e di studio, questo è il nuovo modo di porre ai ragazzi maturandi incontri stimolanti, per farsi un’ idea di come affrontare scelte, percorsi, futuri, e anche errori e mancanze. È successo ieri pomeriggio, per due ore all’Istituto tecnico Buonarroti di Trento, in via Brigata Aqui, che tale idea fosse portata in carne e ossa (cioè con persone a parlarne) in una palestra scolastica. Organizzava l’incontro tra maturandi e professionisti di vari settori la Diocesi d Trento, attraverso la Pastorale dei Giovani e quella della Scuola, dopo aver condiviso la sua progettazione ed idea con la Rete dei docenti e dirigenti scolastici di Trento. «Ho visto persone molto preparate, magari i migliori anche, non resistere alle frustrazioni, perché il lavoro non è mai come lo sogni, men che meno in magistratura, per quanto tu studi e ti impegni, eppure vale la pena sognare e fare il lavoro che appassiona piuttosto che cercare sicurezze», ha raccontato ai ragazzi Pasquale Profiti. Il magistrato trentino, le cui tre parole simbolo erano ieri “sudore-fatica-utopia”, era uno dei testimoni con i quali una novantina di ragazzi dell’ultimo anno di varie scuole superiori di Trento, hanno potuto parlare per trenta minuti, radunati in piccoli gruppi.

La dirigente dell’Istituto, Laura Zoller, ci ha spiegato «Vedo i ragazzi incuriositi da questa opportunità, che ha una valenza doppia, oltre a quella di ascoltare di persona le esperienze di personaggi noti nel mondo del lavoro, anche quella di presentarsi da ragazzi ad adulti di spessore (citiamo ad esempio il vescovo Lauro Tisi e un docente universitario di spicco come Dino Zardi, fra gli altri - ndr), e di porre domande. «Oggi i ragazzi nel scegliere il proprio futuro di studio sanno che avranno davanti una lunga vita di lavoro e si chiedono “Ne sarò all’altezza? Sarà quello che fa davvero per me?”». Zoller valuta positivamente l’iniziativa: «L’idea è venuta prendendo spunto da simile eventi organizzati da anni – con successo, dicono i referenti della Diocesi – a Brescia. Noi abbiamo osservato il grande interesse con cui i ragazzi ponevano domande nei vari gruppi, tanto in quelli con un relatore maturo e famoso, quanto nel caso in cui il relatore fosse un giovane con cui forse potrebbero anche già identificarsi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.













Scuola & Ricerca

In primo piano