Cooperative sociali, è allarme tagli

Il monito di Franchi delle Comunità di accoglienza: «C’è chi per i tagli ha ridotto gli stipendi. Ma il sociale siamo noi»


di Luca Marognoli


TRENTO. Il “terzo settore” alza la testa. Chiede di riaprire il rubinetto degli stanziamenti pubblici, chiuso dal 2009, che sta mettendo in grossa difficoltà decine tra associazioni e cooperative sociali, come il Trentino ha evidenziato nelle scorse settimane. «Il calo va dal 7 all'8% annuo: una spada di Damocle sotto la quale siamo costretti quotidianamente a lavorare» denuncia Attilia Franchi, presidente per il Trentino Alto Adige del Coordinamento nazionale comunità accoglienza (Cnca), che raccoglie dieci realtà trentine e una altoatesina, un mondo in cui operano oltre un migliaio di volontari.

A questo si aggiungono le incertezze causate dalla riforma del welfare (la legge provinciale 13 del 2007), che ha rivoluzionato gli ambiti di competenza tra gli enti pubblici, creando un disorientamento negli operatori del sociale. «Associazioni come l'Ama, che erano di competenza comunale, sono passate sotto la Provincia. Altre realtà hanno subito una spaccatura, con le attività di accoglienza rimaste sotto competenza provinciale, e altre passate sotto il Comune, come i laboratori di reinserimento lavorativo. Palazzo Thun, all'inizio dell'anno, ha detto chiaramente che le risorse sarebbero state ridotte dell’1,5% rispetto a quelle precedentemente fornite dalla Provincia. Questo non per volontà del Comune, che se potesse ci aiuterebbe, ma di Piazza Dante, che ha messo in atto un taglio di fondi per il sociale del 2%, al quale si aggiunge un'inflazione del 3% annuo». Associazioni e cooperative si sono trovate spiazzate per la difficoltà nel trovare interlocutori ai quali rivolgersi. Il risultato è che alcune realtà a tutt’oggi non sanno ancora se avranno le risorse per portare a termine l'attività annuale, mentre altre «hanno messo i lavoratori in cassa integrazione o si sono ridotte gli stipendi pur di non abbandonare chi ha bisogno».

I tagli sono arrivati nel momento peggiore. «Nello stesso periodo abbiamo assistito a un aumento delle persone che si rivolgono ai nostri servizi. C'è un flusso di disoccupati che vengono da altre regioni con la speranza di trovare qualche occasione di impiego in più. Attenzione: sono persone provenienti non dal Sud, ma dal Nord, come il Trevigiano, il Varesotto, il Comasco o l'hinterland milanese».

Il mondo delle cooperative sociali non si limita a bussare a denari. Serve ritornare a guardare al futuro - viene ribadito - con la capacità di immaginare e di fare che ha reso il Trentino un faro a livello nazionale. Quella spinta propulsiva rischia di venire meno, attacca Attilia Franchi. Nei giorni scorsi il Cnca si è riunito in assemblea per fare una riflessione, in vista del prossimo quadriennio e dell'elezione del nuovo presidente. Ne è uscito un monito forte rivolto alle istituzioni e alla società civile. «Quando Dellai organizzò gli Stati generali del welfare, due anni fa, il terzo settore si riunì facendo un lavoro splendido, che si concretizzò in un documento a tutti gli effetti politico, articolato in dieci punti. Lo redigemmo tutti assieme: noi del Cnca, la Federazione delle cooperative e il Consolida». Franchi ricorda di averlo consegnato personalmente nelle mani dell'ex governatore e dell'allora assessore Ugo Rossi. «Calò il silenzio. E a ciascuna delle nostre proposte la risposta fu: ci sono i tagli...». Oggi è il momento di rompere quel silenzio assordante, dice la presidente del Cnca. «Non accettiamo più che ci venga data quella risposta. Anche perché, come dimostra lo scandalo dei vitalizi, i soldi ci sono. Allora usiamoli dove servono veramente, reinvestiamoli nelle politiche per i giovani, per il lavoro, per la prevenzione, per l'assistenza ai disabili e alle loro famiglie». L’appello vale anche per la società civile: «Il sociale non sono solo gli operatori, siamo tutti noi cittadini. Dobbiamo riscoprire il significato di bene comune».

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