l’intervista

Lo spreco alimentare diventa un thriller: “Globesity” è il primo romanzo di Andrea Segrè

La fame del potere: l’ex presidente della Fondazione Mach indaga il tema del cibo tra fiction e realtà, immaginando i rischi del futuro


Carlo Bridi


TRENTO. Lo spettro di una nuova pandemia è all’orizzonte, ma questa volta il contagio arriva dal cibo. E’ per questo che è stata indetta per il 4 marzo la Giornata mondiale dell’Obesità. In previsione della giornata, da oggi 28 marzo sarà in libreria il primo romanzo, un food-thriller, di Andrea Segrè, noto in Trentino per aver presieduto per 5 anni la Fondazione Mach, ma a livello nazionale ed internazionale come fondatore del movimento “spreco zero”. All’autore prof. Segrè, che insegna Economia circolare all'Università di Bologna, abbiamo posto alcune domande.

Professore, innanzi tutto perché lei considera il sovrappeso e l’obesità come una nuova pandemia? Come di consueto lei parte dalla forza dei numeri ce li vuole illustrare in sintesi?

Globesity, l'obesità globale è già fra noi: la maggior parte della popolazione mondiale (51%, oltre 4 miliardi di persone) vivrà in sovrappeso o con obesità entro il 2035, se si confermeranno le tendenze attuali. Mentre l’impatto economico globale del sovrappeso e dell’obesità potrà superare i 4 trilioni di dollari annui, quasi il 3% del PIL globale. Più o meno quello del COVID-19 nel 2020. L’obesità ha diverse cause ma prendiamo la cosiddetta malnutrizione per eccesso, mangiamo troppo e male, e ci sommiamo quella per difetto (attualmente gli affamati sono poco meno di 1 miliardo di persone) capiamo che il cibo può fare più morti di una bomba atomica.

Perché dopo la collana dei libri sullo spreco alimentare, ora si è cimentato in un thriller sospeso fra fiction e futuro, fra immaginazione e realtà?

In realtà, c’è un legame. La bomba calorica, così ho definito l'obesità se provocata da una malnutrizione per eccesso, si definisce spreco metabolico o calorico: si mangiano alimenti di bassa qualità e scarso valore nutrizionale. Insomma il cibo spazzatura che invece di finire nel bidone finisce nel nostro stomaco. Il danno è doppio. Perché nella spazzatura ha un impatto negativo sull'ambiente, lo smaltimento dei rifiuti. Nel nostro stomaco ha un effetto negativo sulla salute, provoca infatti le patologie di origine metabolica. Si pensi al diabete e alle malattie cardiovascolari, oltretutto per le cure sosteniamo delle spese sanitarie importanti. Un non senso.

Qual è la trama del libro?

Intanto il protagonista del thriller non è il solito investigatore, ma un giovane e inesperto ricercatore che dedica la sua tesi di dottorato all’impatto della dieta mediterranea sulla salute. Nel viaggio attraverso i Paesi del Mare Nostrum si imbatte in un team di ricercatori che lo coinvolge, a sua insaputa, in complotto internazionale per ricattare il modo facendo scoppiare appunto una bomba calorica. Una minaccia che, se attuata, potrebbe avere delle conseguenze devastanti sulla salute di miliardi di persone umane. E' una fiction, ma come scrivo all'inizio del libro, potrebbe davvero succedere. Dipende da noi, e anche dalla ricerca “buona” non farlo accadere. Se veramente in Italia e negli altri paesi praticassimo una dieta sana e sostenibile come la dieta mediterranea eviteremmo danni all'ambiente, tante patologie mediche e limiteremmo molto anche lo spreco alimentare.

Per come ne sta parlando la crisi sta colpendo duro il mondo alimentare, cosa risulta dagli ultimi Rapporti dell'Osservatorio internazionale Waste Watcher su cibo e sostenibilità?

La situazione attuale è drammatica e nello stesso tempo paradossale. Da una parte la protesta degli agricoltori in tutta Europa testimonia una grande sofferenza di chi produce, spesso senza riuscire a coprire i costi. Dall'altra i consumatori che, mediamente, danno poco valore al cibo tanto che ne sprecano, solo a livello domestico, per una cifra pari a oltre 7 miliardi di Euro. Dall'altra la fascia più povera della popolazione, quella più colpita da crisi e inflazione alimentare, spreca di più (17% in più della media) perché abbassa il livello quanti-qualità degli acquisti alimentari (per esempio frutta e verdura scontata che deperisce subito), peggiora nettamente la dieta e dunque la salute. Non è un caso se è la popolazione più povera a soffrire delle patologie che derivano dall'alimentazione. E’ un corto circuito. Credo che il Governo nazionale e le amministrazioni locali devono prendere atto che la situazione non è più emergenziale ma strutturale.













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