Cavedine, Giovanni Cattoni: una vita di lavoro, volontariato e sport
Nei giorni scorsi ha festeggiato gli 89 anni con i tre figli e i sei nipoti. Una figura poliedrica: prima di diventare imprenditore agricolo ha fatto a lungo il macellaio proseguendo il mestiere del padre. Impegnato nelle associazioni contadine, appassionato di sci, arrampicata, corsa e bici, è ancora attivo anche nel coro parrocchiale
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La storia di questa settimana viene dalla valle di Cavedine ed è quella di Giovanni Cattoni, che nei giorni scorsi ha festeggiato con i tre figli e i sei nipoti gli 89 anni.
Giovanni fino a due anni fa è stato componente del consiglio direttivo dell’associazione pensionati di Coldiretti, ed è stato il suo presidente Gabriele Paris a segnalarcelo.
Parlare con Giovanni, è stata una piacevole sorpresa, perché ai tempi dell’Esat, è stato per circa 8 anni presidente del comitato agricolo comprensoriale di Trento, valle dei Laghi, valle dell’Aadige da Roverè della Luna fino ad Aldeno, in rappresentanza della Coldiretti.
Ma Cattoni, prima di diventare imprenditore agricolo ha fatto per 30 anni il macellaio.
È nato nel 1937, in una famiglia contadina da parte di nonni.
«Mio papà invece - racconta - aveva imparato una professione, il macellaio, essendo loro una famiglia numerosa e non avendo abbastanza campagna da far gestire a tutti.
Io ho continuato la sua attività con impegno e soddisfazione anche se nel mio cuore sentivo la vocazione di fare l’agricoltore, data dal fatto che i miei nonni mi portavano sempre con loro in campagna. inoltre avrei avuto il sogno di frequentare l'istituto agrario a San Michele, ma purtroppo i soldi scarseggiavano ed ho dovuto accantonarlo».
Siamo dunque di fronte ad una persona poliedrica, che ha alternato l’attività professionale agli hobby, è sempre stato appassionato di diversi sport come lo sci, nordico, da discesa, di alpinismo, l’arrampicata, la corsa e la marcia (ha partecipato otto volte alla Marcialonga) e la bicicletta, tutti preceduti dai corsi svolti con Cai-Sat.
La passione sportiva che ha trasmesso ad una delle sue nipoti, Giorgia Pollini, che a 17 anni è diventata campionessa italiana e mondiale e di scialpinismo.
Ancora prima di compiere il diciottesimo anno è stata contattata dal gruppo sportivo dell’Arma ed ora è un carabiniere che può seguire la sua grande passione dello sci con prospettive di grande carriera.
Giovanni ha gestito la macelleria per 43 anni e quando finalmente ha avuto le possibilità economiche ha cominciato ad acquistare campagna, diventando un imprenditore agricolo di un’azienda di 5,5 ettari coltivata a meleti, vigneti e prugni.
Chiediamo a questo punto se possiamo fare un confronto fra l’agricoltura di 60 anni or sono e quella attuale.
«All'epoca - risponde - l’agricoltura era quasi interamente gestita con il lavoro manuale, pochi attrezzi come zappa e falce e l’utilizzo di buoi. Le irrorazioni erano fatte con la macchina “a spalla” e lentamente si iniziarono a vedere i primi trattori e macchine agricole.
Oggi lo scenario è completamente cambiato, tutto meccanizzato per gli svariati tipi di lavoro dei campi, poco rimane fatto a mano.
E poi c'è l’evoluzione delle colture: sessant'anni fa nella nostra valle le prevalenti erano grano turco, frumento, bachi da seta, patate, fagioli, perlo più utili alle vendite e necessari alle preparazioni dei cibi quotidiani.
Inoltre si coltivavano erba spagna e trifoglio per l’alimentazione degli animali.
Ci si recava poi in alta montagna per “fare” il fieno e il frumento utilizzando falci e ferri a mano, oltre ai rastrelli. Il trasporto, non sempre facile, era affidato ai buoi con il “broz” o le slitte».
Allora si puntava alla quantità mentre ora si punta solo sulla qualità dei prodotti.
I primi impianti vennero fatti dal dottor Giulio Cattoni, originario di Cavedine, che era stato anche dirigente di San Michele allontanato poi dall’istituto perché antifascista.
Cattoni commenta: «Esprimo il mio pensiero dicendo che un tempo la qualità era data dall’aria pura e incontaminata, dall’uso di prodotti naturali come rame e zolfo, non chimici come adesso e usati in quantitativi minori rispetto ad ora.
Adesso la qualità è data dall’attenta selezione del prodotto, che deve arrivare sugli scaffali dei supermercati praticamente perfetto».
E quale giudizio dà della cooperazione agricola?
«Sinceramente nutro un grande orgoglio nei riguardi della cooperazione agricola, soprattutto trentina, esempio di unità e collaborazione tra agricoltori. Ho sempre creduto in ciò, infatti facevo parte di varie forme di cooperazione come il consiglio del consorzio ortofrutticolo Vallelaghi, il cda della cantina di Toblino”, il Consorzio di miglioramento irriguo.
Non mi sono mai pentito della scelta soprattutto perche’ avevo l’approvazione e il sostegno dei miei colleghi che mi dava ancor di più la voglia di fare».
Ed i suoi rapporti con l’ambiente?
«Man mano che avanzo nella vita, vedo che bisogna porre attenzione all’utilizzo di fitofarmaci per non deturpare l’ambiente, a me molto caro, e che vorrei fosse rispettato da tutti stando attenti ad utilizzare prodotti poco nocivi».
Consiglierebbe ad un giovane di fare l’imprenditore agricolo e a quali condizioni?
«Solo un giovane, veramente appassionato di natura e duro lavoro, può essere al giorno d’oggi un imprenditore agricolo, comprendendo che sui piatti della bilancia deve mettere, da una parte lo stare all’aria aperta e pulita, i tempi lenti e meditativi che solo la natura sa insegnare; ma dall’altra parte un crescendo infinito di difficoltà e problemi legati soprattutto ai cambiamenti climatici.
Vorrei concludere dicendo che nella mia vita (lunga) ho sempre coniugato sport e lavoro, volontariato nel consiglio pastorale e parrocchiale, nell’ente gestore della scuola materna, Pro loco ma soprattutto nel coro parrocchiale dove ora sono il membro più anziano, e per 20 anni nella filodrammatica.
Quest'ultima diretta da don Luigi Demattè originario di Vigolo Vattaro, che se non fosse stato prete sarebbe certamente diventato un regista famoso in Italia.
Spesso, rinunciando alle ore di sonno per non mancare agli impegni assunti ma ne vado molto fiero.
E ringrazio mia moglie Emanuela (conosciuta in montagna) con cui sono sposato da 51 anni e la mia famiglia, per essermi sempre stati vicini e avermi permesso di diventare l’uomo che sono. I miei ringraziamenti vanno infine a Gabriele Paris per aver segnalato il mio nome al giornale».