Besenello, Goffredo Cofler: una pagina di storia dell'agricoltura trentina
«Quella di sessant'anni fa era un’agricoltura con tanto lavoro manuale ma forse più gratificante: non era una monocoltura, si coltivavano anche mais, frumento, patate, fagioli, erbe da foraggio per il bestiame, rispondeva alle esigenze di mercato ma anche ai fabbisogni della famiglia e della comunità»
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Per raccogliere la storia di questa settimana ci siamo recati a Besenello dove abbiamo incontrato un viticoltore di 81 anni, che oltre 60 anni or sono è entrato, diventandone leader, nel Club3P locale.
Come si ricorderà, i Clubs 3P erano dei circoli che raccoglievano i giovani coltivatori dei singoli paesi e, con l’assistenza di un tecnico agricolo, svolgevano una serie di attività dimostrative con l’obiettivo di “innestare” sul vecchio modello di agricoltura un’agricoltura più aperta al mercato e più attenta sul piano varietale e della qualità.
Grande attenzione era riservata ai sistemi di difesa sanitaria che fino a quel momento erano nelle mani di tecnici delle ditte venditrici di antiparassitari ed anticrittogamici.
Ebbene, ricordiamo come Goffredo Cofler, si fosse contraddistinto da subito per la sua leadership.
Come molti giovani di allora, Goffredo non ha trovato l’anima gemella e anche attualmente vive da solo, coltivando la sua azienda viticola della superficie di 3,5 ettari, tutta ne comune di Besenello.
Com’è noto agli addetti ai lavori, Besenello si trova su un conoide ideale per la produzione di uve di qualità. La sua uva viene interamente conferita alla cantina sociale Vivallis, guidata da un competente staff dirigenziale, cominciando dal presidente Mauro Baldessari, già apprezzato enologo e direttore per molti anni, fino al suo pensionamento.
Queste le varietà d’uva prodotte da Goffredo Cofler, in ordine decrescente rispetto all’ampiezza di superficie coltivata: Pinot grigio, Chardonnay, Lagrein, Moscato, Merlot.
Goffredo, oltre all’incarico di presidente del locale Club 3P ne ha avuto altri nel mondo sociale e cooperativo?
«Sono stato anche consigliere per tanti anni della grande Sav, purtroppo smembrata e quasi distrutta, della quale resta oggi solo la cantina Vivallis. L’esperienza come consigliere in Sav è stata importante per comprendere maggiormente le sfide dell’agricoltura di allora, con uno sguardo rivolto anche al futuro.
Il mio impegno nel mondo sociale e cooperativo si è concretizzato anche fuori dal mondo agricolo, ho infatti ricoperto per 16 anni l’incarico di presidente della Famiglia Cooperativa di Besenello».
Possiamo fare un confronto fra l’agricoltura di 55-60 anni orsono e quella attuale? Innanzitutto, qual è stata l’evoluzione colturale in oltre mezzo secolo nel campo della viticoltura?
«Quella di 60 anni fa era un’agricoltura poco meccanizzata con tanto lavoro manuale ma forse più gratificante di adesso. La produzione agricola di allora non era una monocoltura, si coltivavano anche mais, frumento, patate, fagioli, erbe da foraggio per il bestiame, doveva infatti rispondere non solo alle esigenze di mercato ma anche ai fabbisogni della famiglia e della comunità.
Nel tempo la superficie coltivata della nostra zona è stata adibita quasi esclusivamente alla vite e al melo.
Per quanto riguarda la viticoltura, molto è cambiato nel tempo: negli anni ‘50 e ’60 vi erano anche coltivazioni di uva da tavola, poi soppiantate dalla coltivazione di sole uve da vino. La sfida di oggi è quella di accontentare un mercato esigente e in evoluzione che guarda non più alla quantità ma alla qualità del prodotto».
Uno dei problemi sempre presenti all’interno del 3P era quello della difesa sanitaria. Quale era l’approccio 50 anni or sono e quale quello attuale?
«La difesa sanitaria della vite si è evoluta nel tempo, grazie al passaggio all’approccio della difesa integrata. Si sono un po’ ridotti i trattamenti fitosanitari e con la confusione sessuale sono stati eliminati alcuni fitofarmaci».
La Sav prima, e la cantina Vivallis poi sono da sempre riferimento per la viti enologia locale, come sono evolute le indicazioni della cantina?
«La cantina Vivallis è molto presente sul territorio con i suoi tecnici affiancati a quelli di Cavit e Fem. Il dialogo costante tra cantina e viticoltori si è arricchito e intensificato grazie all’uso delle nuove tecnologie, ad esempio con i bollettini difesa inoltrati a mezzo mail».
Goffredo, è ancora titolare dell’azienda e intende proseguire fino quando la salute glielo permetterà. Dopo oltre sessant’anni di impegno in prima linea chiediamo se si è mai pentito della scelta. Netta la risposta: «No, sono nato in una famiglia contadina e rimarrò per sempre contadino».
Quali i suoi rapporti con l’ambiente?
«Ho sempre fatto il possibile per rispettare la nostra cara e generosa terra. Ma non ho mai pensato di trasformare l’azienda in azienda biologica, non ne ho mai registrata la necessità».
Nella sua vita ha trovato il tempo per coltivare qualche hobby?
«Non ne ho mai avuto il tempo, anche perché fino al 2005 avevo la stalla con 10 mucche da latte e la giornata cominciava sempre alle 5 del mattino».
Cosa dicono gli amici della scelta?
«Per tanti amici sono quasi un punto di riferimento e a Besenello siamo ancora più di una decina di viticoltori oltre i 70 anni».