Gestire il patrimonio Dolomiti Unesco: confronto sul ruolo dei Comuni
C'era anche la presenza del Trentino al corso organizzato lo scorso weekend dalla fondazione Dolomiti Unesco, a San Vito di Cadore (Belluno): riuniti più di trenta sindaci, assessori, consiglieri e tecnici comunali e altri studiosi
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C'era anche la presenza del Trentino al corso «Conoscenza, responsabilità, consapevolezza: il ruolo delle amministrazioni locali per la gestione delle Dolomiti patrimonio mondiale», organizzato dalla fondazione Dolomiti Unesco e ospitato quest’anno a San Vito di Cadore (Belluno), tra venerdì 16 e sabato 17 ottobre.
Erano riuniti più di trenta sindaci, assessori, consiglieri comunali, tecnici dei Comuni il cui territorio è interessato dal riconoscimento Unesco. L’evento è giunto ormai alla quinta edizione e ha visto una partecipazione in aumento e un'ulteriore diversificazione delle provenienze degli amministratori che sono giunti da diverse vallate dolomitiche.
Venerdì, al Centro Congressi di San Vito, la prima sessione, durante la quale è intervenuto anche il presidente Provincia di Belluno e presidente della fondazione Dolomiti, Marco Staunovo Polacco: «Mettere sul tavolo problemi comuni e capire come sono strati affrontati in territori diversi è estremamente utile – ha affermato il presidente -. Credo sia molto importante la parte formativa, perché solo conoscendo il nostro Patrimonio possiamo pensare a uno sviluppo sostenibile dei nostri territori. L’altra vera sfida è fare in modo che le comunità che hanno preservato per millenni queste vallate riescano a sopravvivere in aree bellissime ma in alcuni casi difficili abitare: lo sviluppo deve quindi essere sostenibile sia per il Patrimonio Mondiale, sia per le comunità che lo abitano».
Ad aprire la sessione le parole di benvenuto del sindaco di San Vito di Cadore, Franco De Bon: «È un incontro importantissimo perché c’è sempre bisogno di recuperare il tema del riconoscimento Unesco, anche a fronte delle differenti condizioni dei territori che ne fanno parte.
Siamo vicini a Cortina e l’influenza dell’evento olimpico ha portato un grande afflusso di turisti: anche loro vanno resi partecipi di un riconoscimento mondiale che significa integrità e naturalità e anche per questo, con un’apposita delibera che entra in vigore proprio oggi, abbiamo aggiunto su tutti i documenti ufficiali dell’Amministrazione Comunale il logo del riconoscimento Unesco, che attesta la qualità ambientale del nostro territorio».
A portare il proprio saluto anche Renzo Bortolot, presidente della Magnifica Comunità di Cadore, Giovanni Gardelli, Dirigente Generale del Dipartimento Urbanistica, Energia, Catasto, Tavolare e Coesione Territoriale della Provincia Autonoma di Trento e membro Comitato Tecnico Fondazione Dolomiti Unesco, Gildo Trevisan, presidente Consorzio turistico Cadore – Dolomiti e Mauro Pascolini, membro del comitato scientifico della fondazione Dolomiti Unesco.
Sul ruolo delle comunità locali, e dunque delle amministrazioni che le rappresentano, è tornata anche la direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco Mara Nemela: «La Fondazione rappresenta un tavolo di confronto per individuare le strategie necessarie al mantenimento dell’integrità del Bene e i soggetti attuatori sono proprio le amministrazioni locali – ha affermato tra le altre cose -. Di qui l’importanza di puntare sulla conoscenza, sulla consapevolezza e anche sulla responsabilità.
Un possibile faro per guidare le scelte future è quello di passare da un turismo dei numeri a un turismo attento al valore del Bene, da un’idea di visitatore che non sia solo consumatore ma partecipante, da una destinazione come vetrina a una comunità ospitante viva e consapevole».
Il programma della due giorni, studiato dalla Rete della Formazione e della Ricerca Scientifica della Fondazione Dolomiti Unesco, coordinata dalla Provincia autonoma di Trento attraverso la TSM – STEP Scuola per il governo del territorio e del paesaggio e condotto da Gianluca Cepollaro (TSM-STEP), ha consentito un aggiornamento delle conoscenze e ha promosso un senso di comune appartenenza al contesto dolomitico.
Il focus è andato subito su un caso concreto di gestione di un’area protetta in un territorio ad alta frequentazione turistica: quello del Parco naturale gestito dalle Regole d’Ampezzo, illustrato da Michele Da Pozzo, dottore forestale e naturalista, già direttore del Parco naturale delle Dolomiti d’Ampezzo.
Gli amministratori hanno quindi ascoltato il geologo Piero Gianolla membro del Comitato Scientifico della Fondazione Dolomiti Unesco e ordinario di geologia del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra dell’Università di Ferrara, che ha incentrato il suo intervento sulla crisi climatica in corso, sulle conseguenze per la geologia e l’ambiente montano e sul confronto con i cambiamenti climatici del passato.
A seguire, la testimonianza diretta del sindaco di San Vito di Cadore Franco De Bon sulla sua esperienza amministrativa.
La seconda giornata di lavori, secondo uno schema ormai consolidato e apprezzato dai partecipanti, è stata dedicata al laboratorio di futuro coordinato da Antonio Furlanetto (futurista professionista, docente universitario del master in previsione sociale dell’Università di Trento, Scuola nazionale dell’amministrazione) e Rocco Scolozzi (futurista professionista, ricercatore free lance, docente universitario di Metodi di previsione strategica e pensiero sistemico dell’Università di Trento); un’occasione per condividere le esperienze e individuare strategie a lungo termine per una gestione attenta e sostenibile del territorio.
A concludere il programma, non poteva mancare la visita alla mostra «Tiziano e il paesaggio», nel palazzo della Magnifica Comunità di Cadore - Pieve di Cadore.