Il trentino Nicola Segatta: ecco i segreti di un liutaio di montagna
Il compositore, violoncellista e liutaio, classe 1982, nel libro «Di suoni, di legni e di tempeste» invita il lettore a scoprire il suo laboratorio, situato vicino al pittoresco lago di Santa Colomba, per condividere storie e passioni di chi «prova a vincere una scommessa con l’aldilà costruendo uno strumento che avrà voce per secoli»
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Il trentino Nicola Segatta, classe 1982, è compositore, violoncellista, autore e liutaio con laboratorio in alta Valsugana, nella zona del lago di Santa Colomba. Ha studiato alla Scuola internazionale di liuteria di Cremona e si è perfezionato come strumentista con Enrico Bronzi, Rocco Filippini, Marco Decimo e Giovanni Sollima.
Le sue opere sono state eseguite in sale prestigiose come la Phoenix Hall di Osaka, la Konzerthaus di Vienna e la Pierre Boulez Saal di Berlino; in Italia vengono trasmesse da Rai5 e RaiPlay. Ha pubblicato tre album: Shakespeare for Dreamers (2017), Ikone (2020) e Concerto Bizantino per violoncello e orchestra (2020).
Ora arriva in libreria il suo volume «Di suoni, di legni e di tempeste. I segreti di un liutaio di montagna» (24 pagine, 16 euro), edito da Terre di Mezzo.
«Vicino alle foreste di abeti - si legge nella presentazione - che da secoli regalano il legno di risonanza per costruire viole, violini e violoncelli, vive un liutaio cosmopolita che ha imparato l’arte di infondere nella materia un’anima sonora, di strappare da un oggetto un’emozione.
Lontano dal suo atelier di liuteria, Nicola Segatta è anche strumentista, compositore, performer, scrittore: le sue opere sono eseguite in grandi teatri internazionali; con uno strumento costruito con le sue mani ha girato il mondo suonando il proprio repertorio; ha composto colonne sonore; ha diviso la sua vita fra Cremona – la città di Guarneri e Stradivari –, Praga, il Trentino, e fra tanti altri luoghi e lingue incontrati lungo la strada.
Di suoni, di legni e di tempeste è un invito a entrare nel suo laboratorio di montagna per condividere storie e passioni di chi, costruendo un violoncello che avrà voce per secoli, prova a vincere una scommessa con l’aldilà.
Ed è il racconto di formazione di un giovane uomo che è anche un uomo antico: un artista deciso a farsi contagiare dal mondo, che insegue l’utopia rinascimentale di essere molte cose con uguale intensità, vivendo con più forza l’arte e la vita».
Ospite l'anno scorso di Superpark, la manifestazione estiva nel Parco Adamello Brenta, Nicola Segatta, confidava alcuni pensieri alla rivista dell'area protetta: «Io ho sempre inseguito una mia urgenza poetica, sia nella musica sia nella costruzione di strumenti, nella poesia, nella pittura.
Una forte sinestesia mi ha portato a fare musica applicata a vari mondi, cinema, teatro, persino con gli strumenti di ghiaccio. Sono sempre stato alla ricerca, in fondo, della stessa “medicina” che mi aveva guarito e avevo trovato nell’arte».
E sul ruolo e l'influenza dell'ambiente familiare nel percorso artistico, confidava: «Ho avuto l’esempio di due nonni invidiabili: uno chirurgo, umanista e violinista, l’altro, Paolo, artigiano, partigiano e scalatore.
Mia madre appartiene alla famiglia Graffer, una famiglia di scalatori, che hanno aperto molte vie nel gruppo di Brenta. Al prozio Giorgio Graffer fra l’altro è stato dedicato un rifugio, sulle Dolomiti di Brenta. La storia di famiglia è costellata di ascese e aneddoti spericolati. Mio nonno conquistò mia nonna portandola sul Campanil Basso. Ma non tutto passa da una generazione all’altra, anzi. (...)
Io ho sempre sognato di cercare una verità sempre più “in alto”, ma con la musica, o scalando la tastiera tra le corde del violoncello. La Piccola Orchestra Lumière credo sia comunque una delle poche che si è cimentata anche con un’impresa alpinistica.
Nel 2016 siamo saliti in cima all’Adamello, con Olmo Chittò, percussionista, compositore e istruttore Cai di Brescia. I musicisti di solito non fanno queste cose perché stanno molto attenti alle loro mani. Dopo questa impresa il contrabbassista Nicola Ziliani mi ha definito uno “scalatore immaginario”. La migliore definizione di me e del mio rapporto con la montagna...».
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📷 Nell'immagine in alto, la copertina del libro, sullo sfondo del pittoresco lago di Santa Colomba (foto di Zenone Sovilla), in alta Valsugana, la zona in cui si trova il laboratorio di liuteria di Nicola Segatta.