LA STORIA

Matthias Volgger, tutto nel maso: orzo, luppolo e le birre artigianali

Conversazione con il giovane, che vive al Guggenbergerhof, in località Avigna di San Genesio (Bolzano), a quasi mille metri di quota, dove l'azienda familiare produce tutto il necessario (anche frumento e farro) per le Guggenbräu, compresa la speciale Bufalager, esempio concreto di innovazione e di economia circolare. «In agricoltura bisogna sempre trovare strade nuove, ma senza dimenticare le radici»
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CARLO BRIDI


Per una volta facciamo uno strappo alla regola e per la rubrica Generazioni ci spostiamo nella vicina provincia di Bolzano, per incontrare un giovane segnalatoci da Elio Gabardi segretario giovani impresa del Trentino.

Il giovane, si era avvicinato alla Coldiretti per partecipare al concorso Oscar green. Si tratta di Matthias Volgger di 33 anni, che vive come da molte generazioni precedenti, al maso Guggenbergerhof, in località Avigna di San Genesio, a quasi mille metri di quota, dove produce tutti i prodotti necessarim dal luppolo aromatico, all’orzo, al frumento al farro, per fare delle birre artigianali.

Il maso ha dato anche il nome al birrificio artigianale e anche al marchio con cui vende le sue birre. Il nome Guggenbräu nasce quindi dal legame con il maso e con la storia famigliare.

Come mai il riconoscimento al concorso Oscar Green per la vostra birra?

«È stato per noi una grande soddisfazione. Partecipare a un concorso nazionale e vedere premiata una birra nata in un piccolo maso di montagna ci dà molta motivazione.

Significa che anche in Alto Adige, partendo dall’agricoltura e da una realtà piccola, si possono sviluppare idee nuove, sostenibili e interessanti per tutto il settore».

Ci parli dell'azienda.

«È particolare, perché cerchiamo di seguire tutta la filiera. Coltiviamo al maso cereali come orzo, frumento e farro, e anche diverse varietà di luppolo aromatico. Da queste materie prime produciamo le nostre birre artigianali direttamente in azienda. Ogni ricetta nasce dal prodotto agricolo e dal territorio. Il luppolo dà profumo e carattere, i cereali danno corpo e struttura.

La Bufalager, che ha vinto il premio, è una birra speciale perché utilizza anche siero di bufala, un sottoprodotto della lavorazione della mozzarella.

In questo modo una materia che normalmente sarebbe difficile da valorizzare diventa una risorsa. Per noi è un esempio concreto di economia circolare. Riduciamo gli sprechi e allo stesso tempo creiamo un prodotto nuovo. Nella Bufalager una parte importante dell’acqua viene sostituita dal siero, e questo dà alla birra una nota particolare, morbida e originale, senza perdere la freschezza di una lager».

Ma quanti tipi di birre producete?

«Sei classiche disponibili durante l’anno, oltre ad alcune birre stagionali e limited edition. La produzione resta volutamente artigianale e in piccole quantità: oggi siamo intorno ai 15.000 litri all’anno.

Non vogliamo diventare una grande industria. Preferiamo mantenere alta la qualità e seguire personalmente ogni passaggio, dalla semina fino alla bottiglia.

La nostra particolarità rispetto ad altre birre artigianali è proprio il forte legame con il maso, con la montagna e con le materie prime coltivate da noi.

La scelta di produrre birra nasce dal desiderio di dare un nuovo futuro al maso. In agricoltura bisogna sempre trovare strade nuove, ma senza dimenticare le radici.

L’idea è nata anche osservando il luppolo selvatico presente nella zona. Poi abbiamo iniziato a fare prove, corsi, sperimentazioni e infine a coltivare luppolo aromatico e cereali. La vendita è partita nell’autunno 2020, dopo un periodo di preparazione.

Io mi occupo soprattutto della produzione, delle ricette e della cantina, ma Guggenbräu è un progetto familiare. Ognuno dà il suo contributo.

Il mercato più importante per noi è quello locale e regionale.

Preferiamo vendere direttamente al maso, perché così possiamo incontrare i clienti, spiegare la nostra filosofia e far conoscere il lavoro agricolo che sta dietro a ogni bottiglia.

Le birre si possono anche ordinare online tramite il nostro sito, il servizio è pensato per i clienti in Italia. Siamo soddisfatti, perché il contatto diretto ci permette di ricevere feedback e migliorare.

Come vive il rapporto con l'ambiente naturale quassù?

«È centrale. Viviamo in montagna e sappiamo quanto sia importante rispettare il territorio, il suolo e le risorse. Con la Bufalager Volgger ha voluto dimostrare che sostenibilità non significa solo rinunciare, ma anche trovare soluzioni intelligenti. Trasformare uno scarto in valore è una strada che secondo me avrà sempre più importanza anche per le piccole aziende agricole».

Che cosa state preparando per il futuro?

«Vorremmo continuare a crescere con calma, senza perdere la nostra identità. Ci piacerebbe sviluppare nuove birre stagionali, fare più degustazioni e collaborare con altre realtà agricole e gastronomiche del territorio.

Entro la fine dell’anno vorremmo anche realizzare un locale per eventi con una cucina, dove poter offrire degustazioni di birra, piccole feste e iniziative simili.

Il mio sogno è che Guggenbräu diventi un piccolo esempio di agribirrificio di montagna, autentico, sostenibile, creativo e legato al territorio».

Quindi non si è pentito della scelta di lavorare qui?

«Non me ne sono pentito, anche se il lavoro è tanto e richiede sacrifici. Gli amici all’inizio erano curiosi, oggi sono felici e orgogliosi del percorso fatto.

Nel sociale cerchiamo di dare il nostro contributo valorizzando l’agricoltura giovane e partecipando a iniziative locali».

Riesce a coltivare altre attività nel tempo libero?

«I miei hobby sono molto vicini al mio lavoro. Mi piace stare all’aria aperta, vivere la montagna, sperimentare nuovi gusti e conoscere altri produttori. Sono anche molto legato alla mia famiglia e al maso. Senza questo legame Guggenbräu non sarebbe nato...».

📷 guggenbraeu.com













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